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1° maggio 2001. Quel mattino, il cielo sopra Brühl aveva una pallida luce incerta, come se il sole esitasse a sorgere sul regno di Phantasialand. I ciottoli ancora umidi riflettevano le facciate colorate della Terra della Fantasia, rimaste bagnate dalla pioggia del giorno precedente.

Oltre 20.000 visitatori avevano scelto di trascorrere la giornata al parco, tra le aree a tema Cina e Far West, completamente ignari del fatto che, dietro quell’aspetto da sogno, qualcosa stesse per cambiare. Le condizioni erano ideali per una gita: clima quasi estivo, diverse novità per grandi e piccini tra cui la nuova area Kinderland e la trasformazione del classico coaster indoor Vekoma Space Center (1988) nella rinnovata versione Temple of the Night Hawk.

Caos, fiamme e panico

Dapprima un odore strano, acre e pungente nell’aria. Poi un brusio, teste che si voltavano. Ancora nessuno intuiva che la giornata avrebbe preso una piega drammatica e che le fiamme avrebbero inghiottito una parte di questo mondo magico.

Poi, un secco schiocco, apparentemente insignificante, squarciò l’aria. Fu seguito da un soffio, dapprima lieve, poi infernale. In pochi istanti, la magia si trasformò in incubo.

Era l’una e mezza del pomeriggio. All’eco delle risate che si mescolavano ai rombi delle montagne russe si sostituirono grida di angoscia. I visitatori, presi dal panico, fuggivano da un universo che avevano creduto tanto magico quanto intoccabile.

Tra il fumo, le urla e le sirene, fiamme alte e voraci divoravano il Grand Canyon Bahn, un powered coaster in servizio da vent’anni, propagandosi verso la Gebirgsbahn, la montagna russa alpina. L’attrazione era alloggiata all’interno della struttura dell’altro coaster, facilitando la propagazione dell’incendio e raggiungendo anche il tetto del Tanagra Theater e buona parte della zona Western del parco.

La scintilla

L’incendio iniziò da uno dei cinque treni della Gebirgsbahn, che in quel momento correva a piena velocità lungo il tracciato. Secondo le indagini, tutto ebbe origine da un cavo elettrico difettoso che avrebbe attivato i freni di emergenza, generando una serie di scintille. Appena si notarono le prime scie di fumo, l’impianto venne bloccato all’istante: un dipendente operatore addetto al coaster in questione, dalla cabina di controllo, aveva individuato l’anomalia e visto le prime fiamme tramite il proprio pannello di controllo e dato subito l’allarme.

A bordo dell’attrazione c’erano circa 150 persone, che riuscirono tutte a mettersi in salvo, anche se con non poca difficoltà, mentre l’area di attesa contenente altre 1000 ospiti circa veniva evacuata. Alcuni riuscirono ad abbandonare i vagoni da soli, mentre altri dovettero attendere l’arrivo dei soccorsi e scendere lungo una scala di emergenza alta 18 metri, mentre le fiamme iniziavano già a divorare lo scenario di quasi un chilometro di lunghezza. Il fuoco si propagò rapidamente, risalendo la struttura in legno e alimentandosi con i materiali altamente infiammabili delle scenografie. Anche il rivestimento esterno dell’edificio, nonostante fosse stato trattato con una pellicola ignifuga, aveva perso da tempo la sua efficacia, rendendo il tutto ancora più vulnerabile.

«Eravamo sul treno quando un uomo dietro di noi ha gridato “al fuoco!”. Mi sono girato e ho visto una palla di fuoco alle nostre spalle. Ho afferrato il mio amico e gli ho detto che dovevamo saltare giù», raccontò un testimone, ancora sotto shock.

Diverse testimonianze confermarono che l’altro coaster dell’area, il Grand Canyon Bahn, era fermo al momento della tragedia. L’unica attrazione in funzione era dunque la Gebirgsachterbahn, costruita praticamente all’interno dello stesso complesso scenografico. Alcuni visitatori dissero di aver visto dei tecnici al lavoro vicino a uno dei treni e ipotizzarono che potessero essere stati loro a innescare accidentalmente l’incendio, ma le indagini esclusero questa possibilità. La sosta forzata del Grand Canyon Bahn, paradossalmente, evitò un numero di coinvolti potenzialmente molto più alto.

Nel frattempo, altre persone raccontarono di aver visto intere sezioni dei binari di legno staccarsi e volare in aria per centinaia di metri, incendiando altri edifici del parco. Nel giro di pochi minuti, una pioggia di scintille e frammenti di plastica incandescente raggiunse le aree vicine: il tetto a pagoda del Tanagra Theater, nel quartiere di Chinatown, prese fuoco, seguito poco dopo dal Saloon della piccola città da Selvaggio West Silver City di Phantasialand.

I soccorsi

«La gente correva in tutte le direzioni», ricordò un visitatore. «Alcuni giurano di aver visto persone saltare, e il calore era così forte che si sentiva anche a più di cento metri di distanza. E poi c’erano gli odori, quel misto di fumo e plastica bruciata che non si dimentica.»

I soccorritori passarono tutto il pomeriggio a cercare eventuali vittime, mentre la polizia, insieme al personale del parco, coordinava l’evacuazione completa dell’area. Le procedure di emergenza si rivelarono efficaci, ma solo verso le 18, più di quattro ore dopo l’inizio dell’incendio, arrivò la conferma che nessuno era rimasto intrappolato tra le fiamme. In totale si contarono 63 feriti, tra cui una decina di dipendenti, la maggior parte intossicati dal fumo o rimasti contusi durante la fuga. La tragedia, quella vera, era stata fortunatamente solo sfiorata.

L’incendio segnò in modo indelebile la storia di Phantasialand, ricordando a tutti quanto fragile possa essere un mondo costruito sulla meraviglia e sull’artificio. Il fondatore del parco, Gottlieb Löffelhardt, lo definì allora uno dei giorni peggiori nei trentacinque anni di vita del parco.

«I cavi delle montagne russe sono stati sostituiti l’anno scorso», precisò il signor Löffelhardt, sottolineando come la sicurezza fosse diventata una priorità assoluta.

Fortunatamente, nessun’altra attrazione importante al di fuori di quella zona subì danni irreversibili.

L’incendio del 2001 rappresentò uno shock, ma allo stesso tempo fu un catalizzatore per la rinascita di Phantasialand. Il parco rafforzò le proprie misure di sicurezza antincendio attraverso un investimento di quasi 2 milioni di euro e si rilanciò rapidamente con nuovi progetti importanti, senza mai correre davvero il rischio di chiudere.

Le montagne russe distrutte dalle fiamme

Gebirgsbahn (1975), Schwarzkopf

La Gebirgsbahn era una montagna russa in acciaio inaugurata nel 1975, originariamente chiamata Bobsled 1, situata nell’area tematica Silver City, la Città del West. All’epoca, era considerata la più grande montagna russa in acciaio della Germania. La sua costruzione fu supervisionata da Anton Schwarzkopf, basandosi sui progetti dell’ingegnere Werner Stengel, allora dipendente dell’azienda.

L’attrazione, alta circa 28 metri, era concepita come una montagna russa familiare: non prevedeva inversioni e dopo la salita iniziale trainata da catena, i treni percorrevano un circuito classico a forma di otto, lungo 980 metri. Le discese non erano particolarmente ripide, ma la sensazione di velocità era amplificata dall’imponente catena di montagne artificiali aggiunta nel 1976 in seguito ai reclami dei residenti della vicina Brühl riguardo al rumore.

L’intera attrazione era circondata da pannelli di plastica e alcune sezioni del circuito erano completamente coperte. I treni erano composti da cinque vagoni, ciascuno con due file da due posti, per un totale di quattro persone per vagone. Per aumentare la capacità, furono acquistati due treni aggiuntivi oltre ai tre originali, consentendo, in teoria, fino a 1.800 persone all’ora di percorrere l’attrazione.

Grand Canyon Bahn (1978), Schwarzkopf

La grande popolarità della Gebirgsbahn spinse il parco ad aggiungere un secondo coaster all’interno dello stesso complesso, anch’esso progettato da Anton Schwarzkopf. Inaugurato nel 1978, questo nuovo tracciato raggiungeva un’altezza massima di cinque metri e poteva trasportare circa 1.200 persone all’ora.

Si trattava del modello Alpenblitz II, un powered coaster, che prevedeva un singolo treno con dodici carrozze. In ogni carrozza i passeggeri erano sistemati a coppie su due file, per un totale di 48 persone a treno. Questo modello era stato adattato appositamente per Phantasialand e studiato per incrociare più volte il percorso della Gebirgsbahn costruita tre anni prima, creando un intreccio di rotaie unico e molto spettacolare.

La ricostruzione

Ben presto iniziò il progetto della ricostruzione. Nonostante la gravità dell’incidente, la chiusura totale del parco durò poco più di due settimane e la sopravvivenza stessa di Phantasialand non fu mai realmente messa in discussione. Al contrario, quell’episodio accelerò la trasformazione e la modernizzazione del parco, che colse l’occasione per reinventare intere aree e ampliare la propria offerta di attrazioni, conquistando nuovi visitatori e maggiore popolarità.

La direzione annunciò una rifondazione ambiziosa: non si trattava di un semplice ritorno allo stato precedente, ma di un’opportunità per ripensare gli spazi e rafforzare la sicurezza. Il parco investì rapidamente circa 2 milioni di euro in impianti antincendio all’avanguardia, dotando tutti gli edifici di sistemi moderni di rilevazione e prevenzione. Grazie a una comunicazione trasparente, al supporto assicurativo e a una politica di investimenti costanti negli anni successivi, Phantasialand riuscì insomma a voltare pagina.

Le due attrazioni distrutte non furono mai ricostruite. Sulle rovine della Grand Canyon Bahn, sfruttando la particolare topografia derivata dalla demolizione, nacque nel 2002 River Quest, un’attrazione acquatica spettacolare e innovativa per l’epoca, progettata con un approccio tecnico completamente nuovo. Nello stesso anno, il complesso Wuze Town inizialmente previsto per il 2001 introdusse le montagne russe Winja’s Fear e Winja’s Force, insieme ad altre attrazioni per bambini, segnando l’inizio di una nuova fase creativa.

River Quest e la mad house Feng Ju Palace non erano state progettate prima del grande incendio del 1° maggio 2001. La loro nascita testimonia la determinazione e la capacità del parco di trasformare un evento drammatico in opportunità, modernizzando e rinnovando le esperienze offerte ai visitatori.

I lavori di ricostruzione durarono diversi anni, durante i quali Phantasialand ne approfittò per modernizzare anche numerose altre infrastrutture. L’incendio, pur tragico, si rivelò una vera e propria svolta nella storia del parco, segnando la fine di un’epoca “artigianale” e l’inizio di un’era di precisione tecnologica, in cui ogni dettaglio, ogni materiale e ogni protocollo di sicurezza fu completamente ripensato.

Nuove misure di sicurezza

Per garantire una sicurezza rapida ed efficace in caso di incidente, a seguito del disastroso incendio, Phantasialand predispose un nuovo piano di intervento e risposta agli eventi molto strutturato. Il rinnovo delle misure fu organizzato attorno a quattro priorità principali:

  • in primo luogo, vennero installati sistemi di rilevamento e allarme antincendio all’avanguardia in tutto il parco, includendo non solo edifici e attrazioni, ma anche aree tecniche e zone backstage;
  • in secondo luogo, fu potenziata la protezione contro le fiamme con una capillare distribuzione di sprinkler e altri sistemi automatici di estinzione nei nuovi edifici e nelle attrazioni, così da limitare eventuali propagazioni di incendi;
  • il terzo punto riguardò le procedure di evacuazione, rese più efficienti grazie a uscite di emergenza chiaramente segnalate e a esercitazioni regolari per tutto il personale, che ricevette anche una formazione aggiornata in materia di sicurezza antincendio e gestione delle crisi;
  • infine, i nuovi materiali scelti per le ristrutturazioni e le nuove costruzioni furono attentamente selezionati per le loro proprietà ignifughe o di resistenza al fuoco, riducendo in modo significativo il rischio di incidenti simili in futuro.

La nuova vita di Phantasialand

Colorado Adventure

Questi lavori di ristrutturazione segnarono una vera svolta nella storia del parco. L’area distrutta fu completamente riprogettata: l’intera parete rocciosa e le attrazioni danneggiate furono definitivamente demolite e sostituite con nuove aree tematiche, dotate di misure di sicurezza decisamente più avanzate.

La ristrutturazione introdusse anche nuovi requisiti per l’accessibilità, la gestione dei flussi e le procedure di evacuazione, garantendo maggiore sicurezza sia per i visitatori sia per il personale. Gli investimenti si estesero inoltre alle infrastrutture tecniche: locali di servizio, retrobottega, aree di stoccaggio furono modernizzati, mentre impianti elettrici e sistemi di ventilazione vennero controllati e aggiornati a fondo nel giro di pochi mesi.

Più di vent’anni dopo, i visitatori passeggiano in aree incantevoli e spettacolari come quelle che ospitano attrazioni iconiche come Colorado Adventure e la rinnovata Chinatown senza sospettare la storia che celano. Eppure, sotto i lastricati ristrutturati e le facciate ridipinte e nuove di zecca, resta il ricordo di quel giorno in cui, senza saperlo, i visitatori ricevettero un pass VIP per l’inferno.

Vuoi visitare Phantasialand insieme a noi e alla nostra ParksPlanet Academy? Iscriviti ora al Viaggio di Studio della prossima estate, e scopri insieme ai nostri Coach la storia, l’arte e la tecnica dietro a grandi attrazioni come quelle citate nell’articolo e Taron, F.L.Y. e altre ancora!
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Una settimana per imparare a sognare nei parchi a tema più immersivi in Europa

Sette giorni. Tre parchi leggendari. Numerosi momenti formativi e masterclass a cura dei nostri Coach.

La ParksPlanet Academy Week è l’esperienza formativa definitiva per chi vuole entrare nel cuore pulsante dell’entertainment tematico europeo. Tra lunedì 20 e domenica 26 luglio 2026, studenti e studentesse potranno vivere un’esperienza unica insieme a noi tra Phantasialand, Efteling e Toverland, oltre a una serata alla scoperta del celebre Taurus World of Adventure, alternando momenti di pura adrenalina a incontri tecnici e workshop immersivi tenuta da professionisti e Coach di ParksPlanet Academy.

Quattro grandi aule d’eccezione per apprendere le arti dello storytelling e della progettazione tematica attraverso attrazioni iconiche, esperienze magiche e una passione formidabile — direttamente on site, dove la magia prende vita tutti i giorni e il mondo della tecnica incontra quello dell’emozione.

Phantasialand: universi immersivi indimenticabili

FLY

Due giorni nel cuore delle meraviglie del parco di Brühl (Germania), nel regno tematico che ha ridefinito il concetto di tematizzazione e immersione. Qui studieremo da vicino l’evoluzione del ride design europeo ponendo il nostro focus su attrazioni come Taron, gioiellino Intamin capolavoro d’integrazione tra scenografia e ingegneria, sulla creatività e idea di theme park design di Eric Daman, storica mente creativa legata ad alcune tra le perle più famose di Phantasialand, e scopriremo le logiche del guest flow design.

Varcheremo insieme a voi le porte di Rookburgh, l’incredibile quartiere steampunk di Berlino che ospita il prototipo Vekoma F.L.Y., il folle flying coaster lanciato tra i risultati più eccellenti dell’azienda olandese, e ne studieremo ogni bullone e dettaglio per scoprire i segreti meno noti di un’attrazione simbolo del settore. Inseriti appieno nel mondo narrativo della Airrail Company, esploreremo le meraviglie dell’hotel a tema Charles Lindbergh scoprendone le cabine aeronautiche, il fumoso ed esclusivo Bar 1919 e scoprendo il prelibato menu previsto per cena, in un contesto emozionante e ricco di suggestione, pregustando l’onore di accedere a F.L.Y. con i nostri pass di imbarco prioritari (due pass a testa). Pronti a volare?

Efteling: le radici profonde delle favole europee

Symbolica

Le lezioni si concentreranno poi in quel di Kaatsheuvel (Olanda), pittoresco paesino culla di Efteling. Un luogo magico dove ogni pietra, mattone e soprattutto albero racconta una fiaba, e ogni attrazione è un capitolo di storia del themed entertainment. Insieme affronteremo i misteriosi pericoli di Fata Morgana, la discesa nella miniera d’oro di Baron 1898 e gli spettri danzanti di Danse Macabre, attrazione Intamin di nuova concezione che sarà al centro di un importante momento didattico dedicato.

Tra focus tecnici e creativi sui temi della story coherence e l’analisi di una dark ride trackless di livello come Symbolica, scopriremo l’appassionante e particolarissima storia di uno dei parchi più importanti del nostro continente, esplorando i meandri del bosco fatato Sprookjesboom e godendoci il raffinato e sapiente mix di acqua, fuoco e luci dello spettacolare Aquanura.

Toverland: il parco che ha sfidato i pronostici

Toverland Fenix

Da family park a powerhouse dell’intrattenimento europeo: Toverland a Sevenum (Olanda) è la più grande dimostrazione di come visione creativa e imprenditoriale, insieme alla perseveranza, possano costruire un brand dalle fondamenta. Attraverso la visita alle diverse aree tematiche del parco scopriremo come nasce e si sviluppa un parco che ha le proprie origini nel contemporaneo, analizzando l’evoluzione dell’identità visiva, l’uso strategico dell’analisi dei target e la progettazione di un’esperienza outdoor-indoor unica nel suo genere.

La mistica terra di Avalon, protetta dalla leggendaria Fēnix delle leggende e dalle arti magiche di Mago Merlino, ci porterà a scoprire come un parco dalla storia così recente e dagli albori così particolari può crescere sino a ospitare roller coaster imponenti come Troy, show di livello dalle alte ispirazioni come Magiezijn e un evento horror di portata internazionale tra i più apprezzati e celebrati nel settore.

Inoltre, passeremo insieme una serata presso il Taurus World of Adventure, complesso dotato di ristoranti a tema, minigolf, escape room e sala giochi a pochi chilometri da Toverland, dove discuteremo delle logiche di progettazione e della revenue delle attrazioni FEC (Family Entertainment Center).

Un’avventura da vivere insieme a noi

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Le spese di trasporto tra i parchi, pernottamento e biglietti d’ingresso sono anticipate da ParksPlanet Academy e coordinate a titolo di cortesia organizzativa, senza alcun margine o profitto.

📅 Periodo: da lunedì 20 a domenica 26 luglio 2026
📚 Modalità: trasferta didattica con lezioni nei parchi e osservazioni sul campo
🌍 Destinazioni di studio: Phantasialand, Efteling, Toverland
🛏️ Pernottamento presso: Charles Lindbergh Hotel (all’interno di Phantasialand), GuestHouse Hotel Kaatsheuvel (vicino Efteling), GR8 Sevenum Hotel (vicino Toverland).

⭐ Posti massimi disponibili: 13 studenti

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In questa seconda parte dell’articolo dedicato a Il caso di Rookburgh a Phantasialand, verrà approfondito nel dettaglio uno studio sulle Belle Arti che si possono trovare applicate in questo parco. In particolare, verrà ancora analizzato lo splendido lavoro fatto sull’area di Rookburgh, analizzando gli stili utilizzati, l’impiego di grafiche, illustrazioni e alcune delle aziende e delle persone che hanno progettato quest’area.

 

 

Lo stile industriale

 

La tematizzazione strutturale legata all’area di Rookburgh vede il periodo vittoriano e la fantascienza fondersi per diventare lo stile steampunk. Questo particolare filone della narrativa fantascientifica, con l’introduzione di tecnologie anacronistiche in ambientazioni storiche, è stato considerato negli ultimi anni quasi come una vera e propria moda. Per essere concisi e voler considerare lo stile steampunk nel mondo dell’architettura e del design d’interni, ci si può rifare allo stile industriale, uno stile di arredo moderno che imposta un nuovo metodo di confrontarsi con la tradizione, concentrandosi interamente sulla ricerca di materiali propri del mondo industriale.

Esso affonda le sue radici nella tendenza del vintage che da anni imperversa nel mondo del design, coniugando propensioni sociali, come il desiderio di risparmio e la tendenza ecologica del riciclo, entrambi temi sensibili anche nel settore dei parchi, dove si cerca di realizzare intere aree con oggetti di recupero: i cosiddetti prop.

 

Probabilmente, nasce anche dall’idea di riutilizzo che ha cominciato a prendere piede quando si è iniziato a riconvertire gli edifici produttivi newyorkesi che venivano trasformati in loft abitabili già dalla fine degli anni Settanta. L’atmosfera originale di factory era data dagli elementi architettonici originali degli ambienti stessi: i pilastri in mattoni, i sottotetti in ferro e ghisa, i pavimenti in cemento e dai muri. Per ottenere questo tipo di atmosfera anche nei parchi si è allora pensato di trasportare gli elementi di riuso che ricordassero in maniera inequivocabile quel tipo di ambienti del passato e lo si è fatto inserendo elementi che spesso perdono la loro funzione originale trasformandosi da oggetti d’uso in oggetti di scena. Nello stile industriale le forme e i materiali sono determinati più da un carattere estetico che dalla loro reale ed effettiva funzione, quindi, si parla di recupero e revisione funzionale.

Gli elementi dello stile industriale rispondono alla regola: ricordo, semplicità, robustezza e regolato disordine. Ci vuole poco però per sconfinare nella disorganizzazione, per questo gli elementi scelti devono essere perfettamente integrati tra di loro. Questo stile si serve di elementi originariamente progettati per un uso produttivo proprio come avviene nel vintage e trovano spazio in ambienti dove il ferro rugginoso, l’ottone ossidato, il legno consumato, i vetri opachi, e anche il peltro, vengono adoperati secondo il loro migliore utilizzo.

I materiali più usati restano sempre quelli resistenti, di derivazione industriale, ma per le tinte la palette di colori degli interni punta generalmente su toni neutri o ombrosi, come il nero, il grigio e il caffè, accoppiati con i legni naturali e consumati. Le pareti sono in tinta unita, beige e grigio, ma molto spesso vengono usate le carte da parati, che si limitano in genere a motivi geometrici, oppure i muri con i mattoni a vista. Nell’ambiente in cui si desidera riportare questo stile, le porte e le finestre dovrebbero essere molto grandi e in ferro con locali ampi e spaziosi.

Nella definizione di uno stile però non bisogna mai trascurare la scelta dei particolari. Per codificare ancora più precisamente questo stile vediamone un esempio abbastanza esaustivo. Una lanterna di inizi Novecento sintetizza in modo perfetto le peculiarità dello stile industriale, tutte mirate alla estrema praticità ed essenzialità. Il requisito fondamentale dell’illuminazione industriale, infatti, a parte la funzione decorativa richiesta dal design, è senz’altro la funzionalità. Nel caso di un’installazione all’interno di un’attrazione di un parco, la scelta degli apparecchi luminosi può cadere su lanterne molto vistose, attirando anche l’attenzione degli ospiti per le loro abbondanti dimensioni oppure per l’originale design.

 

Rookburgh Gazette

Rookburgh Gazette

 

Graphic design

 

Rookburgh è contraddistinto da un forte impiego di grafiche e illustrazioni in linea con lo stile e il tema dell’area in cui sono inserite.

Il termine graphic design indica il prodotto progettato e orientata alla comunicazione visiva. È una disciplina accademica la cui attività consiste nel progettare comunicazioni visive destinate a trasmettere messaggi specifici. Lo stile grafico utilizzato in questo luogo è ispirato a un periodo, non troppo vasto di epoca vittoriana, che va dai movimenti delle Arts & Crafts fino allo stile della Secessione Viennese.

 

Tenniel

John Tenniel, illustrazione per Lewis Carroll, Alice nel Paese delle Meraviglie

 

Le grafiche e le illustrazioni durante l’Età vittoriana nascono principalmente per l’editoria e la stampa, dove la lettura non è più appannaggio di pochi colti, ma inizia a diventare di uso comune. Inoltre, le innovazioni tecnologiche nella stampa la rendono sempre più efficienti e aumentano di conseguenza la possibilità di produzione. Si ricordano, tra le varie tecniche impiegate, la galvanoplastica e l’acquaforte per le incisioni monocromatiche.

 

Morris

William Morris, carta da parati

 

Il movimento Arts & Crafts, dunque, si è sviluppato in reazione alla scarsa qualità estetica dei prodotti successivi alla Rivoluzione Industriale che, grazie alle nuove tecnologie dell’epoca, potevano produrre quantità di opere grafiche maggiori e più velocemente. I seguaci del movimento volevano distruggere il sistema, credendo che l’industrializzazione, con il suo lavoro alienante, creasse una distanza disumanizzante tra il designer e il produttore e di conseguenza ha sostenuto l’attenzione sul design e un ritorno all’artigianato. Ad aprire le fila del movimento è stato William Morris (1834–1896) che con le Arts & Crafts non promuoveva uno stile particolare, ma un’estetica comune, enfatizzata dalla natura e dalla semplicità di forma. Il movimento è ora riconosciuto come il ponte tra i valori vittoriani tradizionali e il movimento moderno. Un po’ forse in contrasto con la vita pulsante e industriale di Rookburgh, ma questi valori e pensieri sono ben visibili nello stile grafico adottato.

Le grandi opere grafiche della Secessione Viennese, invece, sono composte in uno stile artistico, sviluppatosi fra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo in Germania e in Austria. L’ufficializzazione di questo movimento è avvenuta con la cosiddetta Wiener Secession, che aveva consistito nella creazione di un’associazione di diciannove artisti, che avrebbero voluto prendere le distanze dall’Accademia di Belle Arti per formare un gruppo autonomo, dotato di una propria indipendenza e di una propria sede: il Palazzo della Secessione Viennese. Esaltarono l’ideale della Gesamtkunstwerk, “l’Opera d’arte totale”, e cominciarono a progettare, dipingere e decorare in una fusione completa delle arti. Questo termine tedesco, utilizzato principalmente da Richard Wagner, si inserisce perfettamente nel contesto dei parchi, in quanto rappresentano la fusione di tante arti differenti, per cui si possono definire come opera d’arte totale.

 

Secessione

Alfred Roller, Ver Sacrum

 

Nel 1898, a Vienna apparve la rivista secessionista Ver Sacrum, fondata da Gustav Klimt e Max Kurzweil. La grafica e il design del movimento secessionista furono campo fecondo di sperimentazione per molti artisti. Accanto alle preziose opere grafiche prodotte per la rivista, vennero prodotte anche raffinate illustrazioni, destinate soprattutto ai libri per l’infanzia, e i manifesti, riportanti una grafica fortemente innovativa, moderna, con un forte uso delle curve (il cosiddetto colpo di frusta) e con chiari riferimenti all’arte giapponese, della quale colsero essenzialità e astrazione.

Le caratteristiche di questi stili e movimenti sono subito visibili appena varcato il gate d’ingresso di Rookburgh, accessibile dall’area Berlin. Appena si entra all’interno si possono ammirare varie locandine appese alle pareti: le pubblicità dell’Hotel Charles Lindbergh, manifesti sulle attività sportive e sulla ricerca scientifica. Ogni luogo e vicolo di Rookburgh è ricco di dettagli grafici, ma quello che sorprende di più è il quotidiano il Rookburgh Gazette, un giornale di fantasia che racconta i fatti e le cronache che avvengono in quell’area.

Il primo numero della rivista venne distribuito agli ospiti ancora prima che l’area aprisse. La Rookburgh Gazette offriva uno sguardo al futuro di Phantasialand e rivelava quasi l’intera gamma del mondo tematico steampunk che sarebbe nato. Giornalisti fittizi hanno già potuto dare un’occhiata alla vivace città di Rookburgh e avere conversazioni con i residenti.

 

MK Themed Attractions

 

L’azienda creativa danese MK Themed Attractions è specializzata nella creazione di concept e tematizzazioni e ha collaborato nella realizzazione di alcuni elementi per Rookburgh.

Questa azienda vanta un team di creativi specializzati in ambiti diversi: pittori, scultori, architetti e tante altre figure chiave che consentono a MK Themed Attractions di essere una realtà completa. Essa produce elementi personalizzati in vetro resina per progetti su larga scala e possiede anche ampio portfolio di articoli a tema adattabili alle varie esigenze. Uno degli ultimi lavori è stato per Phantasialand, in particolare per l’area Rookburgh, dove è stata realizzata una replica 1:1 di una locomotiva a vapore, che si trova in cima al primo lancio di FLY. Il treno steampunk può essere visto sulle ferrovie sopra l’area, fornendo un elemento a tema accattivante per il mondo industriale di Rookburgh.

 

Treno

MK Themed Attractions, treno steampunk per Rookburgh

 

Mentre gli ospiti passeggiano per l’area, tra le imponenti mura in mattoni e i depositi di carbone, potranno scorgere anche diverse caldaie ed elementi a tema che MK Themed Attractions ha prodotto, in linea con l’atmosfera del luogo.

La complessità per un’azienda esterna, che non lavorava direttamente per il parco e che commissiona il lavoro, è quella di riuscire a creare degli elementi perfettamente integrati con il concept originale presentato. In questo caso il risultato finale è perfettamente bilanciato con il mondo steampunk che è stato realizzato, le caldaie fumanti e la locomotiva sono nel posto dove dovrebbero essere.

 

Eric Daman, il volto dietro Rookburgh

 

L’ultimo progetto di design noto di Eric Daman è stato il mondo a tema di Rookburgh, inaugurato nel 2020. Eric Daman era già responsabile del coaster Colorado Adventure, dopo essere stato coinvolto nella creazione di River Quest, Winja’s Fear, Winja’s Force, Black Mamba, Maus au Chocolat, Talocan e Chiapas. Si devono a lui anche i progetti delle aree Klugheim e Rookburgh, e dei tre hotel a tema Hotel Matamba, Hotel Ling Bao e Hotel Charles Lindbergh.

 

Hotel Charles Lindberg

L’Hotel Charles Lindberg

 

A causa della ridotta capacità degli spazi di Phantasialand, Eric Daman è stato sempre costretto a progettare nuovi mondi a tema su diversi livelli, rendendo le aree sempre più tridimensionali. Daman era un perfezionista e nel 2016 ha rivelato al podcast Ochtend in Pretparkland che camminava spesso nel parco per scattare foto e sviluppare nuove idee. Inoltre, Daman non voleva progettare attrazioni e mondi tematici con storie specifiche, infatti afferma: «penso che sia molto pericoloso costruire un’attrazione interamente attorno a una storia che gli ospiti devono capire per apprezzare l’attrazione». In Phantasialand, le storie costituiscono solo una struttura approssimativa per le attrazioni. È di per sé un diverso tipo di tematizzazione, dove l’ospite ha chiaro il suo punto di vista narrativo, non quello dell’attrazione stessa.

 

Rookburgh Phantasialand

Il ristorante Uhrwerk

 

Eric Daman ha sempre sviluppato nuove attrazioni con diversi anni di anticipo e ha lavorato anche per altri parchi a tema europei, ma il suo maggiore contributo artistico lo ha avuto proprio con Phantasialand. Il 30 aprile del 2022 finisce un’era per Phantasialand con la morte del suo talentuoso designer a soli 58 anni. Nato il 27 settembre del 1963, è sicuramente stato uno dei più talentuosi theme park designer degli ultimi anni, i suoi mondi continueranno a vivere e a trasportare milioni di persone in questi luoghi immaginari dove la storia non è precisa, ma trasporta l’ospite verso nuovi stati d’animo e sensazioni legate soprattutto alle scenografie e tematizzazioni da lui create.

Conclusioni

 

La famosa frase di Ludwig Mies van der Rohe “Less is more” forse a questi non-luoghi non si può applicare, ma parte del suo significato rientra appieno con quello che l’architetto tedesco intendesse dire. Letteralmente significa “meno è di più” e nasce da una nuova filosofia rivoluzionaria, rispetto ai tempi passati in cui si riteneva che, nel caso di grandi opere architettoniche, si dovesse sempre perseguire l’opulenza e la complessità del design. Affermando, al contrario, che il miglior risultato, il “di più”, si ottiene costruendo un edificio essenziale, essa ha pian piano preso piede anche nel mondo dei parchi a tema.

Mies van der Rohe utilizzò questo principio come fondamento di una nuova architettura, un’architettura che non guardasse più allo sfarzo e alla complessità di risultato come qualcosa da perseguire. “Less is more” è diventato nei decenni un principio traslato dall’architettura al design. Tutto ciò è in contrapposizione con quanto avevo proposto all’inizio del precedente articolo con la frase di Leonardo Da Vinci: «I dettagli fanno la perfezione e la perfezione non è un dettaglio». Le due citazioni, in qualche modo, si fondono e si uniscono in quello che sono oggi i parchi a tema e, in questo caso, a Phantasialand, dove la tematizzazione non è opulenta ma ben bilanciata tra ricchi dettagli e un minimalismo radicale.

 

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«I dettagli fanno la perfezione e la perfezione non è un dettaglio»
Leonardo Da Vinci

Il significato della frase del genio toscano rappresenta pienamente il discorso che si vuole approfondire in questo articolo dedicato a Rookburgh. Leonardo Da Vinci è una vera figura poliedrica, molto vicina a quella dello scenografo dei parchi o, ancora prima, ad Andrea Verrocchio. Due figure, quella dell’allievo e del suo maestro, estremamente abili in campi differenti. Questa multidisciplinarità è una caratteristica di chi progetta nel settore dei parchi a tema, una conoscenza completa che richiede lo sviluppo e approfondimento di varie discipline: scenografia, pittura, scultura, design, architettura e tante altre.

Riprendendo la citazione iniziale, l’inserimento di dettagli, nel contesto dei parchi a tema, crea una realtà alternativa in cui l’ospite è in grado di estraniarsi completamente dalla realtà. Questi dettagli, però, devono essere ben studiati e inseriti nel modo corretto. Un esempio potrebbe essere quello della ricostruzione di un villaggio medievale nel quale non si potranno inserire tra le varie installazioni, dettagli legati alle tecnologie sviluppate nei secoli successivi. Viene piuttosto fatta un’attenta indagine dai set e prop designer per inserire i dovuti elementi all’interno dell’area o dell’attrazione tematica.

Phantasialand oltre Rookburgh

 

Prendiamo in esempio il caso studio di Phantasialand (Brühl, Germania), il parco tedesco fondato nel 1967 dall’impresario Gottlieb Löffelhardt e del burattinaio Richard Schmidt. Schmidt voleva rendere i suoi personaggi e gli scenari realizzati accessibili al pubblico. Collaborando con Löffelhardt, costruì intorno al Mondsee un giardino dedicato alle favole, insieme ad altre attrazioni come il percorso in auto d’epoca, la Westerneisenbahn, un playground e il ristorante Hawaii. Allo stato attuale, le caratteristiche principali di questo parco sono: una densa occupazione dello spazio con attrazioni intrecciate tra loro e la demolizione frequente di vecchie attrazioni a favore di nuove.

Phantasialand è divisa in sei aree tematiche: Berlin, Fantasy, Mystery, China Town, Mexico, Deep in Africa. Ogni area del parco è estremamente curata e ricca di dettagli, dettagli che non eccedono nell’intera composizione, ma che anzi rendono reali ambienti non-reali. Ogni area è contraddistinta da scenografie imponenti che non permettono all’ospite di osservare “il mondo esterno”. Infatti, all’interno di Phantasialand si realizza un completo distacco dalla realtà e per chi pernotta negli hotel l’esperienza continua anche una volta uscito da quel piccolo magico mondo.
In questo articolo verrà approfondito il caso meglio riuscito di tutto lo splendido lavoro di progettazione che è stata fatto a Phantasialand, ossia l’area steampunk di Berlin, Rookburgh.

L’ingresso a Rookburgh

 

Area: Berlin – Rookburgh

 

Berlin, situata al centro del parco, parte dall’entrata fino ad arrivare al piazzale, è un’area progettata secondo lo stile nostalgico tipico della Berlino dei primi anni del Novecento. Essa comprende, oltre alla strada principale, la Kaiserplatz e la zona steampunk di Rookburgh.

Uno stile steampunk non eccessivo, quello della nuova area inaugurata nel 2020, ma ben fatto e curato. Uno stile reale che unisce il vittoriano con il fantascientifico in uno connubio ben studiato. Non bisogna immaginarsi uno steampunk pacchiano ed esagerato, bensì piuttosto ben bilanciato tra realtà e fantasia.

Rookburgh è accessibile dall’area Berlin passando dalla stazione della metropolitana che collega le due aree. Il tunnel d’ingresso ha lo scopo di rendere più tangibile il nuovo mondo emergente di Rookburgh. Tra le varie grafiche in quello stile caratteristico che andava dalla nascita delle Arts & Crafts allo stile tipico della Secessione Viennese, fino a un pregevole mosaico che adorna l’ingresso della grande stazione della metropolitana.

Rookburgh vuole rappresentare una città emergente, figlia della Prima Rivoluzione Industriale. Le imponenti mura di mattoni coprono il panorama della campagna di Colonia e si estraniano completamente dall’area berlinese. I profondi depositi di carbone nero, comignoli rossi fumanti, il trambusto, il vapore bianco che sale dai tombini, rendono questo non-luogo (secondo la nota definizione di Marc Augè) un vero e proprio luogo reale.
La città è progettata, nell’immaginario tematico dell’area, dalla Rookburgh AirRail Company, la quale possiede una grande fabbrica alla periferia della città e impiega innumerevoli lavoratori allo sviluppo e costruzione della macchina volante F.L.Y.

È fin da subito è chiaro chi tu sia, che cosa tu stia facendo e dove tu stia andando: tre elementi chiave per realizzare un progetto di tematizzazione. I dettagli sono molteplici in questo luogo e la cura degli stessi portano l’ospite a sentirsi completamente in quell’immaginaria Berlino steampunk di inizi Novecento. Ogni attrezzo, cassa o corda è installata in maniera magistrale, le grafiche utilizzate sono completamente inserite nel contesto, dalle pubblicità del primo volo dell’uomo, fino ai cartelli “vietato fumare” o area “video sorvegliata”.

 

Le tipografie della città di Rookburgh producono anche un loro quotidiano, che racconta la cronaca della città, il Rookburgh Gazette, che si può trovare all’interno dell’area o nell’hotel. Il secondo accesso a quest’area, infatti, è attraverso l’Hotel Charles Lindbergh, un’esperienza esclusiva per gli ospiti che soggiornano al suo interno. L’imponente facciata che si erge verso il cielo dell’hotel sorge sulla strada Berggeiststraße (a pochi metri di distanza c’è l’entrata principale del parco).

 

Hotel: Charles Lindbergh

 

Soggiornando all’interno dell’Hotel Charles Lindbergh si potrà entrare a far parte della Explorers Society. Appena entrati ci si ritrova in quella che sembra una stazione d’imbarco di un aeroporto, dove i mattoni, il cemento e il metallo si fondono completamente in un ambiente affascinante. I rulli su cui sono appoggiate vecchie valigie in pelle, recuperate da mercatino dell’usato o da rigattieri – d’ora in poi questi tipi oggetti verranno chiamati con il nome di prop – sono in attesa di essere portate nelle cabine degli aviatori. Entrati nella hall d’ingresso dell’hotel si è accolti da uno staff uscito direttamente dagli anni Venti. Ogni cast member è completamente inserito nella sua parte: hostess, tecnici, il personale di servizio, chiunque lavori in questo luogo rende l’esperienza completa. Perfino il custode, che si può trovare all’entrata che porta verso il parco, è un attore in scena, che recita il suo ruolo di addetto Rookburgh AirRail Company. Il personale della hall consegna le carte d’imbarco, i biglietti per provare la prima macchina volante prodotta dall’uomo, F.L.Y., e la mappa per raggiungere la propria cabina.

 

L’ingresso dell’Hotel Charles Lindbergh

 

Camminando per i corridoi si può notare come i piccoli dettagli rendano l’esperienza unica, i poster della città, le foto dei membri della Explorers Society, le varie cabine degli aviatori impilate una sopra l’altra e, appena ci si affaccia sulla terrazza che porta alla propria camera ecco che si vede la città di Rookburgh. La struttura dell’hotel si fonde completamente con l’area circostante e la sua attrazione F.L.Y.

Le camere, realizzate con strutture prefabbricate impilate una sopra l’altra, sono le cabine di riposo degli aviatori. Il design d’interni è ben studiato, sia nella scelta dei letti sia nei servizi igienici, così come la musica di sottofondo che rimanda a una città industrializzata, il suono dei treni a vapore, dei dirigibili che passano sopra le nostre teste e tanti altri suoni immersivi.

Gli interni delle camere dell’Hotel Charles Lindbergh

L’attrazione F.L.Y. vola attraverso l’hotel nelle immediate vicinanze degli ospiti, consentendo così un incontro unico al mondo. Da quasi ogni posizione dell’hotel è possibile vedere sfrecciare l’affascinante macchina volante.
L’Hotel Charles Lindbergh dispone di un totale di 106 camere distribuite su cinque parti dell’edificio diviso in sei piani.

Ristorazione: 1919 – Bar. Pub. Distilleria, Uhrwerk e Zum Kohleschipper

 

All’interno del Charles Lindbergh si trova il pub 1919 – Bar. Pub. Distilleria, riservato esclusivamente ai membri della Explorers Society. Il 1919 – Bar. Pub. Distilleria si presenta come il punto di ristoro dei lavoratori della città che, dopo una giornata in fabbrica, possono finalmente rilassarsi all’interno di questo pub. L’atmosfera calda e tipica dei pub tedeschi inonda completamente gli spazi, modellini di macchine del volo si ergono sopra un bigliardo al quale, tutt’intorno, si trovano gli ospiti intenti a giocare a freccette. Anche in questa zona troviamo un forte utilizzo di mattoni a vista, legno e metallo. Il menù è stampato su carta da giornale e rilegato come un quotidiano e i dettagli anche in questo caso sono numerosi, come nella scelta dei prodotti serviti. Degno di nota è il personale che anche qui fa rivivere al pubblico un’atmosfera vecchia, di un altro tempo.

Plastici di macchine del volo all’interno del 1919 – Bar. Pub. Distilleria

 

Proseguendo oltre al pub si trova il ristorante della città di Rookburgh, Uhrwerk, accessibile anche agli ospiti del parco. Questo luogo mantiene le atmosfere calde dello stesso pub, ricordando quei locali enormi tipici della Baviera, con l’aggiunta di uno stile industriale ben bilanciato, un look che fa riferimento alla tecnologia e che rispecchia il modo di vivere attuale, attraverso il riciclo di oggetti passati.

Un immenso orologio sovrasta la sala principale del ristorante dove i tavoli in legno si trovano avvolti tra le mura di mattoni rossi a vista e pesanti porte in metallo, coperti a loro volta dai progetti di alcune delle macchine volanti che sono state realizzate nei cantieri di Rookburgh. Lo stile dei tavoli e delle sedute ricorda quello delle mense dei lavoratori del periodo industriale. La seduta stessa, una delle parti più interessanti, è legata al tavolo attraverso una cerniera che le permette di ruotarsi e mettersi nella posizione desiderata per l’ospite. La forma della seduta, come quella di un trattore agricolo, ricorda anche un famoso elemento del design italiano, ossia la sedia Mezzadro dei fratelli Castiglioni. I Castiglioni, in cerca di nuove tecnologie e prodotti adatti, tramite un processo di produzione seriale sono arrivati alla creazione di Mezzadro attraverso l’assemblaggio ironico e perfettamente funzionante di parti industriali. Questo prodotto potrebbe negare la nozione di design essendo per l’appunto, un lavoro di ready made, che diventa parte del processo di costruzione di alcuni elementi scenici di Rookburgh. Infine, c’è il chiosco poco fuori dall’attrazione di F.L.Y., il Zum Kohleschipper. Qui si preparano quattro tipi di panini in una struttura che ricorda un locale caldaie, nascosto tra le strutture industriali della città.

 

Interni del ristorante Uhrwerk

 

Negozio: Emilie’s Chocoladen & Candy Werkstatt

 

Con uno stile ispirato alle strutture e al look dell’iconico film di Tim Burton Charlie and the Chocolate Factory (2005), Emilie’s chocoladen & Candy Werkstatt è la pasticceria della cittadina di Rookburgh. Questo luogo non è solo un punto vendita di dolciumi, ma un vero proprio laboratorio artigianale del cioccolato dove è anche possibile assistere alla preparazione delle specialità di Emilie.

L’esterno del negozio, subito sotto l’insegna, è pieno di bancali con i sacchi di cacao e di zucchero, provenienti da ogni angolo del globo, pronti per essere portati all’interno della manifattura. Passando attraverso una pesante porta a vetri, si accede nella pasticceria. Gli interni sono ricchi di dettagli, dai tubi per la distribuzione dei dolciumi alle varie mensole dove sono esposti i cioccolatini e un bancone dove il pasticciere prepara enormi dischi di cioccolata da mettere all’interno della vetrina. La vita pulsante del mondo rivoluzionario di Rookburgh può essere percepita qui, in un luogo riservato e tenero con un profumo irresistibile che riempie tutto il negozio.

 

Attrazione: F.L.Y.

 

L’unica attrazione presente in questa area è F.L.Y., il primo flying launched roller coaster al mondo del produttore olandese Vekoma, con il quale i passeggeri, sdraiati a pancia in giù, vengono lanciati due volte. Nella storyline dell’area, questo velivolo è l’ultima impresa ingegneristica della Rookburgh AirRail Company, nata per realizzare il grande sogno dell’umanità: volare. F.L.Y. rappresenta un mezzo di trasporto visionario con il quale i viaggiatori possono volare per le strade e le piazze di Rookburgh, attraverso le facciate in mattoni delle fabbriche e all’interno dell’Hotel Charles Lindberg. F.L.Y. non è solo un’esperienza per i passeggeri, perché anche gli ospiti che passeggiano nell’area possono osservare il lungo e tortuoso percorso scomparire negli edifici, riapparire improvvisamente di fronte a e snodarsi attraverso la città.

Blue print di un dirigibile all’interno della coda di F.L.Y.

 

La q-line è ricca di elementi in ogni sua parte, come i blue print di alcune macchine del volo appesi lungo tutta le pareti fatte di lamine di metallo ondulato. La coda di attesa è un labirinto di tunnel e scale che si intrecciano sotto tutta l’area e ad ogni svolta ci sono nuovi dettagli che alleviano l’attesa degli ospiti, come la cabina di un membro della Rookburgh AirRail Company che si può ammirare attraverso gli oblò appesi alle pareti. Andando avanti si può trovare una sala con un banco da lavoro in legno al centro e sulle pareti vari tipi di prop, come chiavi inglesi, pinze, martelli e tanti altri strumenti. Mentre dal soffitto scendono pesanti catene in metallo, ganci e uncini.

Un video pre-show ci illustra come procedere all’interno della sala d’imbarco di F.L.Y. per poi lasciare gli effetti personali all’interno di armadietti. Il personale in divisa da lavoro accoglie i passeggeri nell’ultima stanza per poi farli imbarcare sull’attrazione. I sedili consentono agli ospiti di sedersi in una normale posizione per poi passare attraverso una piccola parte dark ride e successivamente inclinati in posizione a pancia in giù per la partenza. La parte indoor presenta l’uso di varie tecnologie, come i proiettori a ventilatore olografici, LED wall, installato dietro alle alte finestre della fabbrica, e un robot. Terminata questa parte, F.L.Y. è pronto per essere lanciato.

Gli interni della coda di F.L.Y.

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