Proseguiamo lo speciale su Fata Morgana, la celebre dark ride di Efteling inaugurata nel 1986. Nella prima parte abbiamo analizzato i suoi ideatori, il tema che ne caratterizza l’unicità oltre ai miti e leggende su cui è stata creata la storia dell’attrazione.

In questo secondo approfondimento dedicheremo la nostra attenzione sul lato più tecnico della realizzazione.

La costruzione di Fata Morgana

Nel 1984, un angolo remoto del parco Efteling, un tempo adibito a placido stagno per gite in canoa, si trasformò in un cantiere per un progetto ambizioso. Una vasta area di 4.000 metri quadrati, scelta per la sua ampiezza e superficie piana, offriva lo spazio ideale per la costruzione di un’attrazione di proporzioni grandiose: Fata Morgana.

1985 (Eftepedia)

Il posizionamento dell’edificio dà l’illusione che esso galleggi sull’acqua, anche se in realtà non è direttamente a contatto con il bacino acquatico: lo specchio d’acqua fu scavato solo dopo che la struttura dell’attrazione venne completata. La prospettiva del riflesso dell’edificio sul lago è diventata rapidamente un’aggiunta naturale all’aspetto del “miraggio” della leggenda.

La facciata che si specchia sul lago – Efteling.com

La possibilità di ospitare tra i 1800 e 2000 visitatori all’ora come previsto, aggiunto alle dimensioni e al volume della piattaforma rotante per l’imbarco, richiedeva una sala di accesso alle imbarcazioni molto grande ed efficiente per garantire un flusso corretto e costante di visitatori. Inoltre, il resto della struttura doveva ospitare le ben quattordici scene pianificate.

Il plastico dell’attrazione (Eftepedia – De Vijf Zintuigen)

 

Gli animatronics

Nel 1980 abbiamo iniziato a creare un prototipo con venti movimenti. Innanzitutto abbiamo cominciato lo sviluppo di una bambola che opera sui pistoni; è stato molto difficile da controllare e dirigere. Infine, abbiamo finito con il decidere per l’attuale sistema: bambole a controllo meccanico e mobile, con motori ausiliari qua e là. La costruzione del prototipo da solo ha richiesto due anni, e il tempo totale per lo sviluppo dei personaggi è stato di quattro anni.”

Il processo di realizzazione degli animatronics (De Vijf Zintuigen)

 

Un gran numero di figure sono costruite e modellate internamente, affiancate da altrettanti numerosi animatronics, in particolare animali, che vennero acquistati dalla società tedesca tematica Christian Hofmann GmbH & Co.

La cura dei costumi e degli abiti fu invece affidata alla stilista belga Jeanine Lambrechts, che diede vita a spettacolari composizioni.

Sebbene non fossero già ai tempi gli animatronici più all’avanguardia nel panorama dei parchi di divertimento, quelli di Fata Morgana si comportano comunque tutt’ora egregiamente, considerata la loro età.

Nelle aree di servizio sotto le quinte si trova il cuore pulsante di questa magia meccanica: migliaia di giradischi controllano i movimenti dei manichini con un sistema semplice ma efficace.

All’epoca della creazione di Fata Morgana la tecnologia informatica non era ancora abbastanza potente da gestire in tempo reale le informazioni complesse provenienti dai sensori degli animatronici. Per questo motivo, si optò per un sistema collaudato nell’aviazione: i dischi a camme collegati ai manichini tramite cavi.

Questa scelta, seppur non all’avanguardia, ha garantito affidabilità e longevità agli animatronici di Fata Morgana, che ancora oggi regalano ai visitatori un’esperienza ricca di fascino retrò.

Immaginate un ingegnoso sistema di dischi e motori che orchestra i movimenti fluidi e realistici dei personaggi di Fata Morgana. Ogni manichino è controllato da un supporto dotato di piccoli motori, che ricevono istruzioni da una serie di dischi.

Pensate a questi dischi come a dei fogli di carta per partiture musicali, dove ogni movimento è codificato in una serie di curve e linee. Per creare queste “partiture”, i tecnici di Fata Morgana utilizzano un sistema a calamaio: muovendo manualmente il manichino, le curve dei movimenti desiderati si imprimono su fogli di carta fissati ai dischi.

Successivamente, i dischi vengono tagliati con precisione lungo le linee tracciate, creando una sorta di camma personalizzata per ogni movimento del manichino. Questi dischi sagomati vengono poi riposizionati sul supporto motorizzato, dando vita a un balletto meccanico di rara bellezza.

Backstage durante la realizzazione (De Vijf Zintuigen)

 

Oltre ai dischi a camme, che controllano con precisione i movimenti degli animatronics più piccoli, Fata Morgana impiega sistemi avanzati per dare vita ai personaggi più grandi e imponenti.

Servomotori e cilindri pneumatici:

La donna con la brocca d’acqua al mercato, ad esempio, non usa dischi a camme, ma motori mandrino posizionati proprio dietro di lei. Questi motori garantiscono movimenti fluidi e precisi, perfetti per animare figure di dimensioni maggiori.

Per i personaggi che compiono movimenti ampi e pesanti, come il gigantesco Djinn che apre e chiude le porte del castello inabissato, si utilizza un sistema pneumatico: cilindri di aria compressa, posizionati nel seminterrato, controllano i movimenti fluidi e potenti di questa iconica figura.

Aria compressa per velocità e potenza:

L’utilizzo di aria compressa permette di ottenere movimenti più rapidi e potenti rispetto ai sistemi a dischi a camme. Questo è fondamentale per dare vita a personaggi che compiono azioni veloci e vigorose, come il fabbro che martella il ferro nella scena del mercato.

In questo modo, Fata Morgana combina diverse tecnologie per creare un’animazione ricca di dettagli e di realismo, che incanta e coinvolge i visitatori di tutte le età.

 

Registrazione dei movimenti in corso (Regionaalarchieftilburg.nl)

 

Le fluide e armoniose movenze dei personaggi di Fata Morgana nascono da un processo creativo ingegnoso che trae ispirazione dalla gestualità umana. Theo Hochwald, un dipendente di Efteling, ha dato vita a questa magia catturando su video i movimenti di ogni singolo personaggio, mimandoli con perizia e attenzione.

Le registrazioni video sono state poi tradotte in istruzioni tecniche specifiche, codificando la gestualità umana in un linguaggio comprensibile alle macchine. Questo processo di “traduzione” ha permesso di trasformare i movimenti fluidi e complessi in una serie di comandi precisi per i sistemi meccanici dell’attrazione.

Il cuore pulsante di Fata Morgana è una scheda di controllo a 8 canali sviluppata internamente. Questo dispositivo all’avanguardia permette di gestire simultaneamente 8 differenti azioni, attivando valvole, motori o lampade con impeccabile sincronismo. Grazie a questa tecnologia, i personaggi di Fata Morgana prendono vita in un’armoniosa danza meccanica.

La sala del trono in preparazione (Regionaalarchieftilburg.nl)

 

Il ride system

Il sistema di trasporto di Fata Morgana, realizzato dalla ditta svizzera Intamin AG, è un capolavoro di ingegneria nascosto sotto la superficie dell’acqua: 18 dischi di trazione rotanti invisibili ai visitatori regolano il movimento delle barche che, ancorate ad un cavo d’acciaio, vengono trainate lungo il canale dell’attrazione.

Con un costo totale equivalente a 7 milioni di Euro attuali, l’attrazione si estende su una superficie di 4.000 m² e contiene 2.500 m³ d’acqua.

Per garantire la massima sicurezza e affidabilità, il cavo in acciaio viene sostituito ogni tre anni. Inoltre, l’attrazione viene svuotata ogni anno – un’operazione che richiede ogni volta oltre 25 ore di lavoro – in modo da essere pulita a cadenza regolare.

Poco prima dell’inaugurazione, nel 1986, i vigili del fuoco reputarono l’attrazione non conforme a causa di problemi con le uscite di emergenza. La direzione del parco decise di inserire in ogni scena due membri dello staff sparsi tra gli animatronics e perfettamente vestiti a tema, in modo di poter guidare le persone alle uscite di emergenza in caso di problemi tecnici. Seppur possa sembrare assurdo, l’attrazione ottenne così il via libera all’apertura.

Oggi, per garantire la sicurezza dei visitatori in caso di evacuazione, l’attrazione è dotata di un sistema innovativo di cuscini di salvataggio. Questi cuscini bianchi, normalmente posizionati sul fondo del canale a una profondità di 1,20 metri, rimangono sgonfi durante il normale funzionamento dell’attrazione. In caso di necessità, un sistema di emergenza li gonfia rapidamente, facendoli emergere in superficie. I visitatori possono quindi utilizzarli come “marciapiedi galleggianti” per raggiungere la riva in sicurezza.

Oltre ai cuscini di salvataggio, l’attrazione è dotata di un sistema di griglie sottomarine a scomparsa. In caso di evacuazione, queste griglie si sollevano mediante pistoni idraulici, creando una superficie solida che i visitatori possono utilizzare per raggiungere le uscite di emergenza. Le porte di emergenza, integrate perfettamente nel tema delle scene, si aprono verso l’esterno dell’edificio, garantendo un rapido e sicuro deflusso dei visitatori.

I marciapiedi gonfiabili (Eftepedia)

 

La tematizzazione

Le diverse scene di Fata Morgana sono impreziosite da una ricca collezione di oggetti autentici, frutto di un’attenta ricerca nei mercati marocchini. Dalle intricate ceramiche alle morbide tappezzerie, ogni dettaglio contribuisce a creare un’atmosfera realistica e coinvolgente.

Le elaborate scenografie, che raggiungono i 6 metri di altezza e si sviluppano lungo un percorso di 980 metri, trasportano i visitatori in un mondo magico e lontano. L’utilizzo di materiali naturali, come bambù e palme provenienti dalle Filippine, aggiunge un tocco di autenticità e di fascino esotico.

L’uso sapiente di fuoco e profumi lungo il percorso arricchisce l’esperienza sensoriale, immergendo i visitatori in un’atmosfera ricca di suggestioni. Vere torce illuminano alcune scene, creando un effetto scenografico di grande impatto.

Le rocce di Fata Morgana, realizzate dalla ditta tedesca Böhm come calchi di rocce reali, non sono solo elementi scenografici, ma integrano un complesso sistema di illuminazione, diffusione di aromi e controllo audiovisivo. 720 punti luce e diffusori di profumi, gestiti da una rete di computer, creano un’atmosfera multisensoriale immersiva. Per la messa a punto di luci e suoni, fu impiegato durante la costruzione un carrello speciale che ha permesso di simulare l’altezza media dei visitatori a bordo delle imbarcazioni, ancora assenti, in modo da regolare l’esperienza in modo preciso.

 

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La realizzazione di Fata Morgana è un progetto ambizioso che mira a creare un’attrazione immersiva ispirata alle storie delle Mille e una notte.

Il percorso offre ai visitatori la possibilità  di scoprire le meraviglie e i misteri del Medio Oriente, attraverso scene animate, effetti speciali e una colonna sonora completamente originale.

Il nome dell’attrazione si riferisce al fenomeno ottico che crea miraggi nel deserto (eccone la spiegazione data da Wikipedia). Il concetto narrativo alla base di Fata Morgana è stato immaginato da Tom Van de Ven, il direttore artistico di Efteling, che voleva rendere omaggio alla cultura e all’immaginazione orientale. La costruzione dell’attrazione è durata tre anni, dal 1983 al 1986, ed è costata circa 7 milioni di euro (prezzo dell’epoca convertito dal fiorino olandese). Fata Morgana fu inaugurata il 16 giugno 1986 alla presenza del principe Bernhard dei Paesi Bassi. Fin dalla sua apertura, Fata Morgana ha accolto milioni di visitatori e ha ricevuto numerosi premi, tra cui il premio The Award for Outstanding Achievement  per risultati eccezionali nel 2005. Fata Morgana è considerata una delle attrazioni di maggior successo di Efteling e come un capolavoro di design e narrazione. Scopriamo insieme la sua storia!

Fata Morgana

Il miraggio della Città Proibita

Quasi quarant’anni dopo la sua apertura, Fata Morgana resta una delle attrazioni più evocative in Europa, ed è molto apprezzata da schiere di fan e considerata oggi come uno dei punti di forza di Efteling.

Fata Morgana, situato nell’area tematica Anderrijk (Regno Alternativo) sulla Vonderplas (Il Meraviglioso Stagno in italiano) a sud-ovest del parco, è un’attrazione dark ride con un sistema di trasporto Tow Boat Ride (attrazione acquatica tipo fiume lento con barche a fondo piatto, sistema di trasporto elaborato dal produttore svizzero Intamin AG), che attraverso un canale artificiale percorre scene sul tema delle fiabe orientali, portando i passeggeri a sfidare il divieto di ingresso nella “Città Proibita”…

L’attrazione, chiamata anche “The Forbidden City”, offre ai visitatori un viaggio all’interno di un palazzo orientale. Il nome originale del progetto era Fata Medina, nome cambiato per evitare confusione con la città di Medina, cuore della cultura dell’Arabia Saudita.

Efteling Map

La mappa dell’area in cui sorge Fata Morgana

 

Fata Morgana era all’epoca il più grande dark ride in Europa; si trattava dell’ultimo progetto di un ambizioso piano pluriennale iniziato nel 1978. Gli investimenti nel totale prevedevano l’importo astronomico per il tempo di 80 milioni di fìorini olandesi (36,3 milioni di euro attuali).

I progetti creativi sono stati realizzati principalmente da Ton van de Ven, direttore artistico di Efteling, con l’aiuto dell’architetto Jan Verhoeven.

L’apertura, prevista per il 1984, fu rinviata di ben due anni data la complessità degli animatronici, e alla burocrazia legata al deposito di un brevetto presentato da Efteling nel 1985 durante la loro progettazione interna, riferito alla tecnica utilizzata per muovere gli animatronici.

L’attrazione è stata inaugurata in soft opening il 27 marzo 1986 e ufficialmente il 18 giugno dello stesso anno in occasione del 35° anniversario di Efteling, dopo più di cinque anni di lavoro, diventando cosi il primo dark ride del parco.

Fata Morgana Efteling notte

Il Palazzo di Fata Morgana nelle tenebre notturne

 

Ton van de Ven e Anton Pieck

Il designer Ton van de Ven aveva inizialmente programmato Fata Morgana come un’estensione dell’attrazione Gondoletta (anch’essa progettata dalla Intamin e aperta nel 1981, in parte test dichiarato del sistema di trasporto di Fata Morgana, ai tempi già concepita nelle basi dal suo creatore).

Ma quando il progetto è cresciuto in ambizione, non poteva più adattarsi al luogo previsto nel cuore del parco e venne spostato in un’altra parte del parco.

Tom Van de Ven & Anton Pieck, entrambi deceduti (Eftepedia – De Vijf Zintuigen)

 

Ton van de Ven è stato in gran parte ispirato nel suo concept dai disegni dell’illustratore Anton Pieck, primo designer nella storia del parco. Egli fece un viaggio di sei settimane attraverso il Marocco nel 1937 che gli lasciò impressioni indelebili, che hanno contribuito al suo gigantesco lavoro di illustrazione per l’edizione olandese delle fiabe delle 1000 e una notte.

Già nel 1952, l’artista disegnò molti elementi di decorazione, disposizione e architettura per il parco come scene per il “Bosco delle Fiabe” di Efteling.

Nel 1995, a titolo postumo, Anton Pieck è stato onorato dalla Hall of Fame della IAAPA.

 

L’edificio che ospita l’attrazione è costruito come un palazzo orientale, ornato di dieci cupole, due torri, merli e un minareto sovrastante l’ingresso. Le guglie sono tutte ricoperte di vera foglia d’oro.

Dal 2012, il palazzo serve come spettacolare sfondo allo spettacolo acquatico Aquanura, presentato durante l’alta stagione in due versioni contenenti diverse colonne sonore del parco.

Il tema dell’attrazione

L’idea di un’attrazione con i temi delle 1000 e una notte era già ben presente nei futuri progetti di sviluppo e questo a causa della grande quantità di illustrazioni che Anton Pieck aveva progettato per anni negli uffici del parco sull’argomento.

Le 1000 e una notte è una collezione anonima di racconti popolari di origine persiana, indiana e araba. Ripresi dalla popolare tradizione orale, le novelle sono state costantemente riprese e trasformati, arricchite con nuove storie nel corso dei secoli: Scheherazade, Aladdin, Alì Babà e i quaranta ladri, e Sindbad il marinaio, altro personaggio chiave nell’immaginario delle attrazioni di Efteling. A causa della conoscenza limitata delle storie di Scheherazade da parte del grande pubblico olandese ed europeo, si suggerisce l’idea di costruire le scenografie offrendo ai visitatori più riferimenti a diverse fiabe e ambienti, così da formare la propria interpretazione del tema, nonostante la presenza di diversi personaggi che si ripete durante l’attrazione come filo conduttore.

Dopo una visita dei designer di Efteling Ton Van de Ven e dell’architetto Jan Verhoeven a Disneyland negli Stati Uniti, si decise di basare una nuova attrazione sul dark ride Pirates of the Caribbean, ma con un tema ai tempi non ancora così comune nei parchi di divertimento. Si lavorò dunque su elementi diversi: un porto, luoghi di mercato, un Palazzo contenente un harem e delle carceri, collegate da un canale artificiale in cui è possibile riconoscere una sequenza logica di scene. Intanto, i tecnici erano al lavoro dietro le quinte sullo sviluppo della loro versione dell’audio-animatronica, coronata da un enorme Djinn che diverrà simbolo dell’intera attrazione, di cui parleremo nella seconda parte di questo speciale.

“Quando ho visto e sperimentato ”Pirati dei Caraibi”, sono rimasto colpito dalla possibilità di collegare diverse stanze tra loro in cui cose diverse potevano essere mostrate su larga scala. Dovevo essere in grado di usarlo in un modo o nell’altro. Quindi, naturalmente, non pensai nemmeno per un attimo ai pirati, perché erano affare della Disney. Ho trovato fantastico fare qualcosa con le fiabe delle 1000 e una notte. Non è una semplice fiaba, ma una raccolta intera di fiabe di cui la maggior parte delle persone non sa molto, neanche io ne sapevo molto. Certo, sapevo che quei racconti erano già stati illuminati dai disegni di Anton Pieck, ma non sapevo molto delle fiabe stesse. Volevo fare qualcosa con quelle storie, comunque. Uso semplicemente le atmosfere da favola; le metterò insieme. Poi ho detto agli uomini con cui ho lavorato: “Ragazzi, venite, ne parleremo. Racconteremo storie, il che sarebbe divertente e capiremo ciò che potrebbe essere molto bello. Ma una cosa deve essere certa: deve essere diversa da tutto ciò che abbiamo visto altrove nel mondo. Deve rimanere originale.”
Tom Van de Ven

 

Una bozza di trama (denominata “Arabische Show”) fu così scritta e dettagliata dal team di Tom Van de Ven (gli autori Peter van Ostade, Henny Knoet, Mari van Heumen & Henk Smulders), descrivendo nel dettaglio l’attrazione.

Arabische Show: la storia originale dell’attrazione

 

Il primo progetto fu situato sulla nuova piccola isola di Siervijver, più o meno dove si trova oggi Baron 1898. Si trattava di una gita in barca che, partendo da una stazione all’aperto, entra in un palazzo arabo. La posizione pianificata sarebbe stata nuovamente troppo limitata per realizzare un dark ride di alta qualità, e associato a una serie di difficoltà tecniche (sistema di evacuazione, basi da scavare, intervento in uno stagno pre-esistente in caso di riparazione o manutenzioni…). Si optò dunque per un’altra posizione, che fu trovata rapidamente accanto alla Vonderplas.

 

Schizzo di una prima versione dell’isola Siervijver (1980) – (Eftepedia – De Vijf Zintuigen)

 

I primi disegni di costruzione furono sottoposti al comune di Kaatsheuvel nel 1981. Si trattava di un edificio simile nello stile a quello che conosciamo oggi, ma concepito per ergersi da rocce.

Artworks – primi concezioni – (Eftepedia)

 

Molte idee e progetti sono giunte ad essere effettivamente realizzate nella versione finale dell’attrazione, ma alcune cose non ce l’hanno fatta.

Inizialmente, ad esempio, era previsto che le barche che trasportavano i visitatori venissero inseguite dalle guardie del palazzo durante tutto il viaggio, così che le sagome di queste guardie venivano regolarmente viste in varie scene. I piani relativamente a ciò si rivelarono presto troppo ambiziosi per il tempo.

L’intenzione originale era quella di aprire “la Città Proibita” già nel 1984, ma durante lo sviluppo, come già anticipato, il progetto divenne man mano sempre più ambizioso e fu appunto soprattutto a causa degli animatronics che l’inaugurazione slittò di ben due anni.

Dopo aver contattato varie società, in particolare britanniche, di fronte agli alti preventivi Efteling decide di realizzare tutti i set internamente grazie a un dipartimento di ricerca e sviluppo interno.

La leggenda di Fata Morgana

Molto, molto lontano c’è una città orientale chiamata Fata Morgana.
Il sultano, sovrano della città, ha nel suo Palazzo tutto ciò che ha sempre desiderato. Insegue i soldi con voracità e organizza grandi feste dedicate ai soli ricchi, che tuttavia possono partecipare solo se portano soldi.

Non volendo abbandonare il Palazzo, egli lascia semplicemente che la vita nella città faccia il suo corso. Il mercato è contaminato da persone bisognose che cercheranno di venderti qualsiasi cosa, mentre ladri e mendicanti vagano liberamente per le strade. La città non è assolutamente sicura per i ricchi e per i turisti…

In prigione è anche peggio. Grazie al loro lavoro, i prigionieri tengono acceso il fuoco nel Palazzo, lavoro duro e pesante. I supervisori frustano i detenuti che non lavorano abbastanza duramente, e ogni volta che qualcuno crolla viene gettato nelle celle della prigione, dove l’acqua continua a filtrare. Molti prigionieri stanno deperendo, e non c’è giustizia da nessuna parte.

Un giorno il Sultano volle qualcosa di nuovo: voleva vedere il futuro!
Mandò il suo servitore a trovargli un indovino. Dopo alcune settimane il servitore tornò con un indovino di nome Futura. Il sultano, molto impaziente, chiede all’indovino cosa gli avrebbe riservato il futuro, e Futura disse: “vivrai nella ricchezza per altri quaranta mesi, e poi tutto sarà finito. Puoi cambiare il tuo destino ed evitare questa maledizione suonando tutti i canti degli uccelli con un flauto magico”.
“Oh, vattene!” – disse il Sultano indignato – “Bugiardo, fuori dalla mia vista!”

L’indovino se ne andò e passarono quaranta mesi. Il primo giorno del quarantunesimo mese, il Sultano uscì a prendere una boccata d’aria sul suo balcone: nuvole scure veleggiavano intorno alla città.
“Oh”, pensò il Sultano, “probabilmente è un altro monsone, sarà meglio che rientri!”.
Aveva appena chiuso le porte dietro di sé quando scoppiò la tempesta.

Piovve a lungo; le strade erano vuote e l’acqua continuava a salire finchè tutta la città non fu completamente allagata. Gli edifici crollarono sotto la pressione e tutti annegarono. Quasi tutti, a dire il vero: due servi del Sultano rubarono il flauto magico al Sultano dopo che l’indovino se ne andò. Si erano esercitati per mesi nel canto degli uccelli, e quando scoppiò il temporale, suonando, convocarono uno stormo di uccelli che portò via i due servi. Fu proprio così che i due riuscirono a sfuggire alla morte!

 

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In questa seconda parte dell’articolo dedicato a Il caso di Rookburgh a Phantasialand, verrà approfondito nel dettaglio uno studio sulle Belle Arti che si possono trovare applicate in questo parco. In particolare, verrà ancora analizzato lo splendido lavoro fatto sull’area di Rookburgh, analizzando gli stili utilizzati, l’impiego di grafiche, illustrazioni e alcune delle aziende e delle persone che hanno progettato quest’area.

 

 

Lo stile industriale

 

La tematizzazione strutturale legata all’area di Rookburgh vede il periodo vittoriano e la fantascienza fondersi per diventare lo stile steampunk. Questo particolare filone della narrativa fantascientifica, con l’introduzione di tecnologie anacronistiche in ambientazioni storiche, è stato considerato negli ultimi anni quasi come una vera e propria moda. Per essere concisi e voler considerare lo stile steampunk nel mondo dell’architettura e del design d’interni, ci si può rifare allo stile industriale, uno stile di arredo moderno che imposta un nuovo metodo di confrontarsi con la tradizione, concentrandosi interamente sulla ricerca di materiali propri del mondo industriale.

Esso affonda le sue radici nella tendenza del vintage che da anni imperversa nel mondo del design, coniugando propensioni sociali, come il desiderio di risparmio e la tendenza ecologica del riciclo, entrambi temi sensibili anche nel settore dei parchi, dove si cerca di realizzare intere aree con oggetti di recupero: i cosiddetti prop.

 

 

Probabilmente, nasce anche dall’idea di riutilizzo che ha cominciato a prendere piede quando si è iniziato a riconvertire gli edifici produttivi newyorkesi che venivano trasformati in loft abitabili già dalla fine degli anni Settanta. L’atmosfera originale di factory era data dagli elementi architettonici originali degli ambienti stessi: i pilastri in mattoni, i sottotetti in ferro e ghisa, i pavimenti in cemento e dai muri. Per ottenere questo tipo di atmosfera anche nei parchi si è allora pensato di trasportare gli elementi di riuso che ricordassero in maniera inequivocabile quel tipo di ambienti del passato e lo si è fatto inserendo elementi che spesso perdono la loro funzione originale trasformandosi da oggetti d’uso in oggetti di scena. Nello stile industriale le forme e i materiali sono determinati più da un carattere estetico che dalla loro reale ed effettiva funzione, quindi, si parla di recupero e revisione funzionale.

Gli elementi dello stile industriale rispondono alla regola: ricordo, semplicità, robustezza e regolato disordine. Ci vuole poco però per sconfinare nella disorganizzazione, per questo gli elementi scelti devono essere perfettamente integrati tra di loro. Questo stile si serve di elementi originariamente progettati per un uso produttivo proprio come avviene nel vintage e trovano spazio in ambienti dove il ferro rugginoso, l’ottone ossidato, il legno consumato, i vetri opachi, e anche il peltro, vengono adoperati secondo il loro migliore utilizzo.

I materiali più usati restano sempre quelli resistenti, di derivazione industriale, ma per le tinte la palette di colori degli interni punta generalmente su toni neutri o ombrosi, come il nero, il grigio e il caffè, accoppiati con i legni naturali e consumati. Le pareti sono in tinta unita, beige e grigio, ma molto spesso vengono usate le carte da parati, che si limitano in genere a motivi geometrici, oppure i muri con i mattoni a vista. Nell’ambiente in cui si desidera riportare questo stile, le porte e le finestre dovrebbero essere molto grandi e in ferro con locali ampi e spaziosi.

Nella definizione di uno stile però non bisogna mai trascurare la scelta dei particolari. Per codificare ancora più precisamente questo stile vediamone un esempio abbastanza esaustivo. Una lanterna di inizi Novecento sintetizza in modo perfetto le peculiarità dello stile industriale, tutte mirate alla estrema praticità ed essenzialità. Il requisito fondamentale dell’illuminazione industriale, infatti, a parte la funzione decorativa richiesta dal design, è senz’altro la funzionalità. Nel caso di un’installazione all’interno di un’attrazione di un parco, la scelta degli apparecchi luminosi può cadere su lanterne molto vistose, attirando anche l’attenzione degli ospiti per le loro abbondanti dimensioni oppure per l’originale design.

 

Rookburgh Gazette

Rookburgh Gazette

 

Graphic design

 

Rookburgh è contraddistinto da un forte impiego di grafiche e illustrazioni in linea con lo stile e il tema dell’area in cui sono inserite.

Il termine graphic design indica il prodotto progettato e orientata alla comunicazione visiva. È una disciplina accademica la cui attività consiste nel progettare comunicazioni visive destinate a trasmettere messaggi specifici. Lo stile grafico utilizzato in questo luogo è ispirato a un periodo, non troppo vasto di epoca vittoriana, che va dai movimenti delle Arts & Crafts fino allo stile della Secessione Viennese.

 

Tenniel

John Tenniel, illustrazione per Lewis Carroll, Alice nel Paese delle Meraviglie

 

Le grafiche e le illustrazioni durante l’Età vittoriana nascono principalmente per l’editoria e la stampa, dove la lettura non è più appannaggio di pochi colti, ma inizia a diventare di uso comune. Inoltre, le innovazioni tecnologiche nella stampa la rendono sempre più efficienti e aumentano di conseguenza la possibilità di produzione. Si ricordano, tra le varie tecniche impiegate, la galvanoplastica e l’acquaforte per le incisioni monocromatiche.

 

Morris

William Morris, carta da parati

 

Il movimento Arts & Crafts, dunque, si è sviluppato in reazione alla scarsa qualità estetica dei prodotti successivi alla Rivoluzione Industriale che, grazie alle nuove tecnologie dell’epoca, potevano produrre quantità di opere grafiche maggiori e più velocemente. I seguaci del movimento volevano distruggere il sistema, credendo che l’industrializzazione, con il suo lavoro alienante, creasse una distanza disumanizzante tra il designer e il produttore e di conseguenza ha sostenuto l’attenzione sul design e un ritorno all’artigianato. Ad aprire le fila del movimento è stato William Morris (1834–1896) che con le Arts & Crafts non promuoveva uno stile particolare, ma un’estetica comune, enfatizzata dalla natura e dalla semplicità di forma. Il movimento è ora riconosciuto come il ponte tra i valori vittoriani tradizionali e il movimento moderno. Un po’ forse in contrasto con la vita pulsante e industriale di Rookburgh, ma questi valori e pensieri sono ben visibili nello stile grafico adottato.

Le grandi opere grafiche della Secessione Viennese, invece, sono composte in uno stile artistico, sviluppatosi fra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo in Germania e in Austria. L’ufficializzazione di questo movimento è avvenuta con la cosiddetta Wiener Secession, che aveva consistito nella creazione di un’associazione di diciannove artisti, che avrebbero voluto prendere le distanze dall’Accademia di Belle Arti per formare un gruppo autonomo, dotato di una propria indipendenza e di una propria sede: il Palazzo della Secessione Viennese. Esaltarono l’ideale della Gesamtkunstwerk, “l’Opera d’arte totale”, e cominciarono a progettare, dipingere e decorare in una fusione completa delle arti. Questo termine tedesco, utilizzato principalmente da Richard Wagner, si inserisce perfettamente nel contesto dei parchi, in quanto rappresentano la fusione di tante arti differenti, per cui si possono definire come opera d’arte totale.

 

Secessione

Alfred Roller, Ver Sacrum

 

Nel 1898, a Vienna apparve la rivista secessionista Ver Sacrum, fondata da Gustav Klimt e Max Kurzweil. La grafica e il design del movimento secessionista furono campo fecondo di sperimentazione per molti artisti. Accanto alle preziose opere grafiche prodotte per la rivista, vennero prodotte anche raffinate illustrazioni, destinate soprattutto ai libri per l’infanzia, e i manifesti, riportanti una grafica fortemente innovativa, moderna, con un forte uso delle curve (il cosiddetto colpo di frusta) e con chiari riferimenti all’arte giapponese, della quale colsero essenzialità e astrazione.

Le caratteristiche di questi stili e movimenti sono subito visibili appena varcato il gate d’ingresso di Rookburgh, accessibile dall’area Berlin. Appena si entra all’interno si possono ammirare varie locandine appese alle pareti: le pubblicità dell’Hotel Charles Lindbergh, manifesti sulle attività sportive e sulla ricerca scientifica. Ogni luogo e vicolo di Rookburgh è ricco di dettagli grafici, ma quello che sorprende di più è il quotidiano il Rookburgh Gazette, un giornale di fantasia che racconta i fatti e le cronache che avvengono in quell’area.

Il primo numero della rivista venne distribuito agli ospiti ancora prima che l’area aprisse. La Rookburgh Gazette offriva uno sguardo al futuro di Phantasialand e rivelava quasi l’intera gamma del mondo tematico steampunk che sarebbe nato. Giornalisti fittizi hanno già potuto dare un’occhiata alla vivace città di Rookburgh e avere conversazioni con i residenti.

 

MK Themed Attractions

 

L’azienda creativa danese MK Themed Attractions è specializzata nella creazione di concept e tematizzazioni e ha collaborato nella realizzazione di alcuni elementi per Rookburgh.

Questa azienda vanta un team di creativi specializzati in ambiti diversi: pittori, scultori, architetti e tante altre figure chiave che consentono a MK Themed Attractions di essere una realtà completa. Essa produce elementi personalizzati in vetro resina per progetti su larga scala e possiede anche ampio portfolio di articoli a tema adattabili alle varie esigenze. Uno degli ultimi lavori è stato per Phantasialand, in particolare per l’area Rookburgh, dove è stata realizzata una replica 1:1 di una locomotiva a vapore, che si trova in cima al primo lancio di FLY. Il treno steampunk può essere visto sulle ferrovie sopra l’area, fornendo un elemento a tema accattivante per il mondo industriale di Rookburgh.

 

Treno

MK Themed Attractions, treno steampunk per Rookburgh

 

Mentre gli ospiti passeggiano per l’area, tra le imponenti mura in mattoni e i depositi di carbone, potranno scorgere anche diverse caldaie ed elementi a tema che MK Themed Attractions ha prodotto, in linea con l’atmosfera del luogo.

La complessità per un’azienda esterna, che non lavorava direttamente per il parco e che commissiona il lavoro, è quella di riuscire a creare degli elementi perfettamente integrati con il concept originale presentato. In questo caso il risultato finale è perfettamente bilanciato con il mondo steampunk che è stato realizzato, le caldaie fumanti e la locomotiva sono nel posto dove dovrebbero essere.

 

Eric Daman, il volto dietro Rookburgh

 

L’ultimo progetto di design noto di Eric Daman è stato il mondo a tema di Rookburgh, inaugurato nel 2020. Eric Daman era già responsabile del coaster Colorado Adventure, dopo essere stato coinvolto nella creazione di River Quest, Winja’s Fear, Winja’s Force, Black Mamba, Maus au Chocolat, Talocan e Chiapas. Si devono a lui anche i progetti delle aree Klugheim e Rookburgh, e dei tre hotel a tema Hotel Matamba, Hotel Ling Bao e Hotel Charles Lindbergh.

 

Hotel Charles Lindberg

L’Hotel Charles Lindberg

 

A causa della ridotta capacità degli spazi di Phantasialand, Eric Daman è stato sempre costretto a progettare nuovi mondi a tema su diversi livelli, rendendo le aree sempre più tridimensionali. Daman era un perfezionista e nel 2016 ha rivelato al podcast Ochtend in Pretparkland che camminava spesso nel parco per scattare foto e sviluppare nuove idee. Inoltre, Daman non voleva progettare attrazioni e mondi tematici con storie specifiche, infatti afferma: «penso che sia molto pericoloso costruire un’attrazione interamente attorno a una storia che gli ospiti devono capire per apprezzare l’attrazione». In Phantasialand, le storie costituiscono solo una struttura approssimativa per le attrazioni. È di per sé un diverso tipo di tematizzazione, dove l’ospite ha chiaro il suo punto di vista narrativo, non quello dell’attrazione stessa.

 

Rookburgh Phantasialand

Il ristorante Uhrwerk

 

Eric Daman ha sempre sviluppato nuove attrazioni con diversi anni di anticipo e ha lavorato anche per altri parchi a tema europei, ma il suo maggiore contributo artistico lo ha avuto proprio con Phantasialand. Il 30 aprile del 2022 finisce un’era per Phantasialand con la morte del suo talentuoso designer a soli 58 anni. Nato il 27 settembre del 1963, è sicuramente stato uno dei più talentuosi theme park designer degli ultimi anni, i suoi mondi continueranno a vivere e a trasportare milioni di persone in questi luoghi immaginari dove la storia non è precisa, ma trasporta l’ospite verso nuovi stati d’animo e sensazioni legate soprattutto alle scenografie e tematizzazioni da lui create.

Conclusioni

 

La famosa frase di Ludwig Mies van der Rohe “Less is more” forse a questi non-luoghi non si può applicare, ma parte del suo significato rientra appieno con quello che l’architetto tedesco intendesse dire. Letteralmente significa “meno è di più” e nasce da una nuova filosofia rivoluzionaria, rispetto ai tempi passati in cui si riteneva che, nel caso di grandi opere architettoniche, si dovesse sempre perseguire l’opulenza e la complessità del design. Affermando, al contrario, che il miglior risultato, il “di più”, si ottiene costruendo un edificio essenziale, essa ha pian piano preso piede anche nel mondo dei parchi a tema.

Mies van der Rohe utilizzò questo principio come fondamento di una nuova architettura, un’architettura che non guardasse più allo sfarzo e alla complessità di risultato come qualcosa da perseguire. “Less is more” è diventato nei decenni un principio traslato dall’architettura al design. Tutto ciò è in contrapposizione con quanto avevo proposto all’inizio del precedente articolo con la frase di Leonardo Da Vinci: «I dettagli fanno la perfezione e la perfezione non è un dettaglio». Le due citazioni, in qualche modo, si fondono e si uniscono in quello che sono oggi i parchi a tema e, in questo caso, a Phantasialand, dove la tematizzazione non è opulenta ma ben bilanciata tra ricchi dettagli e un minimalismo radicale.

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«I dettagli fanno la perfezione e la perfezione non è un dettaglio»
Leonardo Da Vinci

Il significato della frase del genio toscano rappresenta pienamente il discorso che si vuole approfondire in questo articolo dedicato a Rookburgh. Leonardo Da Vinci è una vera figura poliedrica, molto vicina a quella dello scenografo dei parchi o, ancora prima, ad Andrea Verrocchio. Due figure, quella dell’allievo e del suo maestro, estremamente abili in campi differenti. Questa multidisciplinarità è una caratteristica di chi progetta nel settore dei parchi a tema, una conoscenza completa che richiede lo sviluppo e approfondimento di varie discipline: scenografia, pittura, scultura, design, architettura e tante altre.

Riprendendo la citazione iniziale, l’inserimento di dettagli, nel contesto dei parchi a tema, crea una realtà alternativa in cui l’ospite è in grado di estraniarsi completamente dalla realtà. Questi dettagli, però, devono essere ben studiati e inseriti nel modo corretto. Un esempio potrebbe essere quello della ricostruzione di un villaggio medievale nel quale non si potranno inserire tra le varie installazioni, dettagli legati alle tecnologie sviluppate nei secoli successivi. Viene piuttosto fatta un’attenta indagine dai set e prop designer per inserire i dovuti elementi all’interno dell’area o dell’attrazione tematica.

Phantasialand oltre Rookburgh

 

Prendiamo in esempio il caso studio di Phantasialand (Brühl, Germania), il parco tedesco fondato nel 1967 dall’impresario Gottlieb Löffelhardt e del burattinaio Richard Schmidt. Schmidt voleva rendere i suoi personaggi e gli scenari realizzati accessibili al pubblico. Collaborando con Löffelhardt, costruì intorno al Mondsee un giardino dedicato alle favole, insieme ad altre attrazioni come il percorso in auto d’epoca, la Westerneisenbahn, un playground e il ristorante Hawaii. Allo stato attuale, le caratteristiche principali di questo parco sono: una densa occupazione dello spazio con attrazioni intrecciate tra loro e la demolizione frequente di vecchie attrazioni a favore di nuove.

Phantasialand è divisa in sei aree tematiche: Berlin, Fantasy, Mystery, China Town, Mexico, Deep in Africa. Ogni area del parco è estremamente curata e ricca di dettagli, dettagli che non eccedono nell’intera composizione, ma che anzi rendono reali ambienti non-reali. Ogni area è contraddistinta da scenografie imponenti che non permettono all’ospite di osservare “il mondo esterno”. Infatti, all’interno di Phantasialand si realizza un completo distacco dalla realtà e per chi pernotta negli hotel l’esperienza continua anche una volta uscito da quel piccolo magico mondo.
In questo articolo verrà approfondito il caso meglio riuscito di tutto lo splendido lavoro di progettazione che è stata fatto a Phantasialand, ossia l’area steampunk di Berlin, Rookburgh.

L’ingresso a Rookburgh

 

Area: Berlin – Rookburgh

 

Berlin, situata al centro del parco, parte dall’entrata fino ad arrivare al piazzale, è un’area progettata secondo lo stile nostalgico tipico della Berlino dei primi anni del Novecento. Essa comprende, oltre alla strada principale, la Kaiserplatz e la zona steampunk di Rookburgh.

Uno stile steampunk non eccessivo, quello della nuova area inaugurata nel 2020, ma ben fatto e curato. Uno stile reale che unisce il vittoriano con il fantascientifico in uno connubio ben studiato. Non bisogna immaginarsi uno steampunk pacchiano ed esagerato, bensì piuttosto ben bilanciato tra realtà e fantasia.

Rookburgh è accessibile dall’area Berlin passando dalla stazione della metropolitana che collega le due aree. Il tunnel d’ingresso ha lo scopo di rendere più tangibile il nuovo mondo emergente di Rookburgh. Tra le varie grafiche in quello stile caratteristico che andava dalla nascita delle Arts & Crafts allo stile tipico della Secessione Viennese, fino a un pregevole mosaico che adorna l’ingresso della grande stazione della metropolitana.

Rookburgh vuole rappresentare una città emergente, figlia della Prima Rivoluzione Industriale. Le imponenti mura di mattoni coprono il panorama della campagna di Colonia e si estraniano completamente dall’area berlinese. I profondi depositi di carbone nero, comignoli rossi fumanti, il trambusto, il vapore bianco che sale dai tombini, rendono questo non-luogo (secondo la nota definizione di Marc Augè) un vero e proprio luogo reale.
La città è progettata, nell’immaginario tematico dell’area, dalla Rookburgh AirRail Company, la quale possiede una grande fabbrica alla periferia della città e impiega innumerevoli lavoratori allo sviluppo e costruzione della macchina volante F.L.Y.

È fin da subito è chiaro chi tu sia, che cosa tu stia facendo e dove tu stia andando: tre elementi chiave per realizzare un progetto di tematizzazione. I dettagli sono molteplici in questo luogo e la cura degli stessi portano l’ospite a sentirsi completamente in quell’immaginaria Berlino steampunk di inizi Novecento. Ogni attrezzo, cassa o corda è installata in maniera magistrale, le grafiche utilizzate sono completamente inserite nel contesto, dalle pubblicità del primo volo dell’uomo, fino ai cartelli “vietato fumare” o area “video sorvegliata”.

 

Le tipografie della città di Rookburgh producono anche un loro quotidiano, che racconta la cronaca della città, il Rookburgh Gazette, che si può trovare all’interno dell’area o nell’hotel. Il secondo accesso a quest’area, infatti, è attraverso l’Hotel Charles Lindbergh, un’esperienza esclusiva per gli ospiti che soggiornano al suo interno. L’imponente facciata che si erge verso il cielo dell’hotel sorge sulla strada Berggeiststraße (a pochi metri di distanza c’è l’entrata principale del parco).

 

Hotel: Charles Lindbergh

 

Soggiornando all’interno dell’Hotel Charles Lindbergh si potrà entrare a far parte della Explorers Society. Appena entrati ci si ritrova in quella che sembra una stazione d’imbarco di un aeroporto, dove i mattoni, il cemento e il metallo si fondono completamente in un ambiente affascinante. I rulli su cui sono appoggiate vecchie valigie in pelle, recuperate da mercatino dell’usato o da rigattieri – d’ora in poi questi tipi oggetti verranno chiamati con il nome di prop – sono in attesa di essere portate nelle cabine degli aviatori. Entrati nella hall d’ingresso dell’hotel si è accolti da uno staff uscito direttamente dagli anni Venti. Ogni cast member è completamente inserito nella sua parte: hostess, tecnici, il personale di servizio, chiunque lavori in questo luogo rende l’esperienza completa. Perfino il custode, che si può trovare all’entrata che porta verso il parco, è un attore in scena, che recita il suo ruolo di addetto Rookburgh AirRail Company. Il personale della hall consegna le carte d’imbarco, i biglietti per provare la prima macchina volante prodotta dall’uomo, F.L.Y., e la mappa per raggiungere la propria cabina.

 

L’ingresso dell’Hotel Charles Lindbergh

 

Camminando per i corridoi si può notare come i piccoli dettagli rendano l’esperienza unica, i poster della città, le foto dei membri della Explorers Society, le varie cabine degli aviatori impilate una sopra l’altra e, appena ci si affaccia sulla terrazza che porta alla propria camera ecco che si vede la città di Rookburgh. La struttura dell’hotel si fonde completamente con l’area circostante e la sua attrazione F.L.Y.

Le camere, realizzate con strutture prefabbricate impilate una sopra l’altra, sono le cabine di riposo degli aviatori. Il design d’interni è ben studiato, sia nella scelta dei letti sia nei servizi igienici, così come la musica di sottofondo che rimanda a una città industrializzata, il suono dei treni a vapore, dei dirigibili che passano sopra le nostre teste e tanti altri suoni immersivi.

Gli interni delle camere dell’Hotel Charles Lindbergh

L’attrazione F.L.Y. vola attraverso l’hotel nelle immediate vicinanze degli ospiti, consentendo così un incontro unico al mondo. Da quasi ogni posizione dell’hotel è possibile vedere sfrecciare l’affascinante macchina volante.
L’Hotel Charles Lindbergh dispone di un totale di 106 camere distribuite su cinque parti dell’edificio diviso in sei piani.

Ristorazione: 1919 – Bar. Pub. Distilleria, Uhrwerk e Zum Kohleschipper

 

All’interno del Charles Lindbergh si trova il pub 1919 – Bar. Pub. Distilleria, riservato esclusivamente ai membri della Explorers Society. Il 1919 – Bar. Pub. Distilleria si presenta come il punto di ristoro dei lavoratori della città che, dopo una giornata in fabbrica, possono finalmente rilassarsi all’interno di questo pub. L’atmosfera calda e tipica dei pub tedeschi inonda completamente gli spazi, modellini di macchine del volo si ergono sopra un bigliardo al quale, tutt’intorno, si trovano gli ospiti intenti a giocare a freccette. Anche in questa zona troviamo un forte utilizzo di mattoni a vista, legno e metallo. Il menù è stampato su carta da giornale e rilegato come un quotidiano e i dettagli anche in questo caso sono numerosi, come nella scelta dei prodotti serviti. Degno di nota è il personale che anche qui fa rivivere al pubblico un’atmosfera vecchia, di un altro tempo.

Plastici di macchine del volo all’interno del 1919 – Bar. Pub. Distilleria

 

Proseguendo oltre al pub si trova il ristorante della città di Rookburgh, Uhrwerk, accessibile anche agli ospiti del parco. Questo luogo mantiene le atmosfere calde dello stesso pub, ricordando quei locali enormi tipici della Baviera, con l’aggiunta di uno stile industriale ben bilanciato, un look che fa riferimento alla tecnologia e che rispecchia il modo di vivere attuale, attraverso il riciclo di oggetti passati.

Un immenso orologio sovrasta la sala principale del ristorante dove i tavoli in legno si trovano avvolti tra le mura di mattoni rossi a vista e pesanti porte in metallo, coperti a loro volta dai progetti di alcune delle macchine volanti che sono state realizzate nei cantieri di Rookburgh. Lo stile dei tavoli e delle sedute ricorda quello delle mense dei lavoratori del periodo industriale. La seduta stessa, una delle parti più interessanti, è legata al tavolo attraverso una cerniera che le permette di ruotarsi e mettersi nella posizione desiderata per l’ospite. La forma della seduta, come quella di un trattore agricolo, ricorda anche un famoso elemento del design italiano, ossia la sedia Mezzadro dei fratelli Castiglioni. I Castiglioni, in cerca di nuove tecnologie e prodotti adatti, tramite un processo di produzione seriale sono arrivati alla creazione di Mezzadro attraverso l’assemblaggio ironico e perfettamente funzionante di parti industriali. Questo prodotto potrebbe negare la nozione di design essendo per l’appunto, un lavoro di ready made, che diventa parte del processo di costruzione di alcuni elementi scenici di Rookburgh. Infine, c’è il chiosco poco fuori dall’attrazione di F.L.Y., il Zum Kohleschipper. Qui si preparano quattro tipi di panini in una struttura che ricorda un locale caldaie, nascosto tra le strutture industriali della città.

 

Interni del ristorante Uhrwerk

 

Negozio: Emilie’s Chocoladen & Candy Werkstatt

 

Con uno stile ispirato alle strutture e al look dell’iconico film di Tim Burton Charlie and the Chocolate Factory (2005), Emilie’s chocoladen & Candy Werkstatt è la pasticceria della cittadina di Rookburgh. Questo luogo non è solo un punto vendita di dolciumi, ma un vero proprio laboratorio artigianale del cioccolato dove è anche possibile assistere alla preparazione delle specialità di Emilie.

L’esterno del negozio, subito sotto l’insegna, è pieno di bancali con i sacchi di cacao e di zucchero, provenienti da ogni angolo del globo, pronti per essere portati all’interno della manifattura. Passando attraverso una pesante porta a vetri, si accede nella pasticceria. Gli interni sono ricchi di dettagli, dai tubi per la distribuzione dei dolciumi alle varie mensole dove sono esposti i cioccolatini e un bancone dove il pasticciere prepara enormi dischi di cioccolata da mettere all’interno della vetrina. La vita pulsante del mondo rivoluzionario di Rookburgh può essere percepita qui, in un luogo riservato e tenero con un profumo irresistibile che riempie tutto il negozio.

 

Attrazione: F.L.Y.

 

L’unica attrazione presente in questa area è F.L.Y., il primo flying launched roller coaster al mondo del produttore olandese Vekoma, con il quale i passeggeri, sdraiati a pancia in giù, vengono lanciati due volte. Nella storyline dell’area, questo velivolo è l’ultima impresa ingegneristica della Rookburgh AirRail Company, nata per realizzare il grande sogno dell’umanità: volare. F.L.Y. rappresenta un mezzo di trasporto visionario con il quale i viaggiatori possono volare per le strade e le piazze di Rookburgh, attraverso le facciate in mattoni delle fabbriche e all’interno dell’Hotel Charles Lindberg. F.L.Y. non è solo un’esperienza per i passeggeri, perché anche gli ospiti che passeggiano nell’area possono osservare il lungo e tortuoso percorso scomparire negli edifici, riapparire improvvisamente di fronte a e snodarsi attraverso la città.

Blue print di un dirigibile all’interno della coda di F.L.Y.

 

La q-line è ricca di elementi in ogni sua parte, come i blue print di alcune macchine del volo appesi lungo tutta le pareti fatte di lamine di metallo ondulato. La coda di attesa è un labirinto di tunnel e scale che si intrecciano sotto tutta l’area e ad ogni svolta ci sono nuovi dettagli che alleviano l’attesa degli ospiti, come la cabina di un membro della Rookburgh AirRail Company che si può ammirare attraverso gli oblò appesi alle pareti. Andando avanti si può trovare una sala con un banco da lavoro in legno al centro e sulle pareti vari tipi di prop, come chiavi inglesi, pinze, martelli e tanti altri strumenti. Mentre dal soffitto scendono pesanti catene in metallo, ganci e uncini.

Un video pre-show ci illustra come procedere all’interno della sala d’imbarco di F.L.Y. per poi lasciare gli effetti personali all’interno di armadietti. Il personale in divisa da lavoro accoglie i passeggeri nell’ultima stanza per poi farli imbarcare sull’attrazione. I sedili consentono agli ospiti di sedersi in una normale posizione per poi passare attraverso una piccola parte dark ride e successivamente inclinati in posizione a pancia in giù per la partenza. La parte indoor presenta l’uso di varie tecnologie, come i proiettori a ventilatore olografici, LED wall, installato dietro alle alte finestre della fabbrica, e un robot. Terminata questa parte, F.L.Y. è pronto per essere lanciato.

Gli interni della coda di F.L.Y.

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