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Torniamo di nuovo come per magia indietro nel 1952: il luogo è il Bosco delle Fiabe di Efteling appena inaugurato, e il vociare dei primi visitatori avvolge l’atmosfera primaverile di Kaatsheuvel. Dieci scene, grandi e piccole, popolano quella che è di fatto l’inizio di un parco che crescerà fino a diventare uno dei più noti in Europa:

  • il Castello della Bella Addormentata (Charles Perrault/fratelli Grimm)
  • il Piccolo Messaggio (fiaba originale creata da Efteling)
  • Collo Lungo (fratelli Grimm)
  • l’Usignolo Cinese (Hans Christian Andersen)
  • Pozzo e Casa di Vrouw Holle (Fratelli Grimm)
  • il Sentiero dei Funghi, anche noto come Villaggio degli Gnomi (creazione originale di Efteling basata sul folklore europeo)
  • il Pappagallo Parlante (fiaba originale creata da Efteling)
  • la Grotta di Biancaneve (Fratelli Grimm)
  • Piazza dell’Araldo (composta dalle due fiabe del Principe Ranocchio e dell’Orologio Magico più la Porta del Principe; creazione originale di Efteling)
Sprookjesbos -Le prime 10 fiabe del Bosco di Efteling

Nove delle dieci fiabe presentate nello Sprookjesbos già nel 1952. Riesci a indovinare quale sia quella mancante in foto?

Quasi tutte queste realizzazioni sono, dopo tanti anni, ancora operative e in uno stato straordinario grazie a un rigoroso calendario di manutenzione, che include anche diversi lavori di restyling. Ad esempio, la Casa di Vrouw Holle è stata completamente rivista nel 2022, il Castello della Bella Addormentata nel 1980/81 e di nuovo in parte nel 2023.

Il Castello della Bella Addormentata

Progettato da Anton Pieck, il primo dei tanti castelli a fare la fortuna del parco racconta la storia della “Bella Addormentata nel Bosco”, che inizia con un re e una regina che desiderano avere un figlio. Il loro desiderio diventa realtà con la nascita di una bellissima principessa. Durante la festa che celebra la sua nascita, una fata dimenticata lancia un incantesimo sulla principessa, predicendole che si pungerà il dito su un arcolaio e morirà il giorno del suo diciottesimo compleanno. Fortunatamente, un’altra fata modifica l’incantesimo in modo che la principessa cada in un profondo sonno centenario invece di morire.

Sfidando una scalinata che risale una collina, i visitatori possono dare un’occhiata attraverso le finestre nella camera da letto dove riposa la Bella Addormentata, aspettando il principe che la sveglierà con un bacio. La malvagia fata siede al filatoio, silente. Il castello è visibile solo dopo una stretta curva del sentiero, ed è costituito da cinque torri in stucco sormontate da banderuole dorate.

Nel 1952 la scena prevedeva solo il Castello vero e proprio, ma ha ricevuto notevoli miglioramenti nel tempo: gli interni seguirono un anno dopo, nel 1953, includendo la cucina con il cuoco addormentato e il suo assistente, la sentinella addormentata tra gli alberi e la camera da letto della Bella Addormentata nel Bosco, tutte progettate da Pieck.

Reijnders escogita una tecnica ingegnosa per far respirare vistosamente la Bella Addormentata, inventandosi un basilare meccanisco che per mezzo di semplici palle da calcio e un finto busto, riesce a farle alzare il petto creando l’illusione di una principessa dormiente.

Il Piccolo Messaggio

Si tratta di uno gnomo che, seduto su un piedistallo, indica con il pollice e una certa insistenza i vicini gabinetti….

Nella fiaba concepita dal parco, il Piccolo Messaggero è presentato come un fedele messaggero del Re. Egli aveva il compito di mostrare la giusta strada da seguire a tutti i passanti e dava loro sempre un detto allegro, un “piccolo messaggio”; il Re, molto colpito dai meriti del Piccolo Messaggero, volle ringraziarlo per i suoi sforzi. Un pomeriggio, quando egli si addormentò nell’erba, un uccellino beccò la piuma dal suo berretto; una volta svegliato, il Piccolo Messaggero scopre di essersi completamente perduto: non riesce a ricordare alcun percorso e indica a tutti la direzione sbagliata. Un momento molto difficile per il loquace gnomo! Fortunatamente, ecco arrivare il Re con una serie di araldi, che gli porta il suo dono: una nuova piuma rossa, ancora più bella della prima. E da quel giorno, ecco che riprese a mostrare a tutti di nuovo la strada giusta…

Da subito tra le icone del parco, tanto da diventare per anni l’unico personaggio accostato al logo del parco, il Piccolo Messaggio è stata tra le primissime statue del parco a contenere un sistema di altoparlanti, e divenne così celebre che nell’ottobre del 1963 venne rubato da un’associazione studentesca della St. Olof di Tilburg. L’idea era quella di usare il folletto come simbolo per trasmettere un “piccolo messaggio” di unità tra gli studenti. I membri della St. Olof riportarono poi lo gnomo a casa accompagnandolo con ben quattro autobus pieni di studenti, tutti con indosso i berretti verdi e gialli dell’associazione.

Collo Lungo

“I Sei Servitori” è una fiaba dei Fratelli Grimm su un principe che, con l’aiuto di sei servitori, ognuno con un dono speciale, riesce a conquistare la mano di una principessa. La fiaba è rappresentata da Collo Lungo, uno di questi sei servitori (in olandese Langnek; da Lange: lungo, e Nek: collo), il noto gigante dal collo allungato, seduto su una roccia circondata da un fossato. La testa e gli occhi si muovono avanti e indietro, indipendentemente l’uno dall’altro, mentre il collo sale e scende lentamente dal colletto della giacca.

Nel corso degli anni sono state apportate molte modifiche, migliorando l’aspetto generale della figura: l’attuale “Lange Nek” ha un collo di ben 4,8 metri di altezza ed è stato progettato da Ton van de Ven nella seconda metà degli anni Settanta, e sottoposto a un’importante restyling nel 2013.

Nella storia dei Grimm, Lange Nek simboleggia la saggezza e la capacità di vedere oltre le apparenze. Il suo lungo collo, che sale verso il cielo mentre i suoi piedi rimangono saldamente ancorati a terra, rappresenta la ricerca della verità. Come Langnek, i servitori devono guardare oltre le ovvie risposte per scoprire la bellezza, la forza e la dolcezza nascoste nel mondo. Per la sua capacità di poter vedere l’intera Foresta, la mappa del parco lo chiamava nel 1953 “Il Guardiano della Foresta”.

Curiosità: pochi sanno che tra il 1954 e il 1960 un secondo dei sei servitori della favola originale era parte integrante dello Sprookjesbos: si trattava di una semplice statua di Kogeloog (Occhio di proiettile), posta poco distante al centro di un laghetto artificiale.

I sei servitori, Efteling

L’Usignolo Cinese

Nel 1952, l’Usignolo Cinese fu arroccato su un ramo vicino a un semplice muro, davanti al quale c’erano dieci fiori che nascevano tra le pietre. Ogni cinque minuti, l’usignolo cantava e i calici dei fiori si aprivano, grazie a una tecnica ingegnosa sviluppata da Reijnders stesso. Sin dal 1999, la fiaba è stata spostata e presentata nella sua attuale incarnazione, molto più complessa, con il Palazzo dell’Imperatore e il suo giardino, ora situati alla fine della foresta; sull’originale muro trova invece posto il suscettibile Drago opera di Ton van de Ven.

Nell’attrazione odierna, i visitatori possono immergersi attraverso scenografie suggestive, effetti speciali come il celebre Fantasma di Pepper e numerosi animatronics. Efteling trasporta gli ospiti nel Palazzo imperiale cinese, circondati da porcellana e giardini incantevoli, dove possono seguire le avventure dell’usignolo, ascoltare il suo canto e scoprire il significato profondo di questa fiaba. L’attrazione racconta di come l’imperatore cinese della storia rimase affascinato dalla melodiosa canzone di un usignolo che cantava alla sua finestra ogni giorno; ma quando egli ricevette in dono un usignolo meccanico ornato di pietre preziose, ordinò all’usignolo di non tornare più. Quando, qualche dopo qualche tempo, l’uccellino automatico si ruppe, l’imperatore divenne così inconsolabile da ammalarsi gravemente, guarendo dal letto di morte solo quando il vero usignolo tornò a cantare per lui, dimostrandogli lealtà nonostante tutti. Questa storia esplora la difficoltà di appropriarsi di un talento naturale che non ci appartiene.

Purtroppo, è notizia recentissima che la scena appena analizzata verrà dismessa nella stagione 2026 del parco e sostituita con una nuova versione più piccola che, a quanto dice Efteling, ricorderà più da vicino l’originale: i sistemi di effettistica utilizzati sono infatti piuttosto datati e di difficile manutenzione, dunque l’edificio che la ospita verrà probabilmente riconvertito per ospitare una nuova esperienza, per ora comunicata come “Fairytale Library” (Biblioteca delle Fiabe).

Usignolo Cinese, oggi - Efteling

L’attuale versione della favola dedicata all’Usignolo Cinese

Pozzo e Casa di Vrouw Holle

Sulla strada per la Herautenplein, la Piazza degli Araldi, i visitatori trovano la casa di Madama Holle (traducibile come “donna” o “signora Holle”), la cui storia può essere vista e ascoltata nel suo pozzo attraverso un piccolo diorama. Una vedova ha due figlie: una bella e laboriosa, Rita, e l’altra brutta e pigra, Mira. La madre preferisce la figlia pigra, costringendo l’altra a fare tutto il lavoro di casa. Un giorno, mentre fila la lana, Rita lasciò cadere per errore il filo nel pozzo, e, disperata, si gettò nell’acqua del pozzo per timore di doversela vedere con le grida della madre e della sorella. Subito Rita si ritrovò in un mondo magico dove incontrò Madama Holle, una vecchia signora che le chiese di scuotere i suoi cuscini pieni di piume per far nevicare sulla Terra. La ragazza eseguì il compito con diligenza e, come ricompensa, venne coperta d’oro. Quando tornò a casa, la madre mandò la figlia pigra a fare lo stesso, ma questa, non essendo diligente, venne coperta di pece. La storia tratta temi come la giustizia, la diligenza e la dovuta ricompensa per il duro lavoro.

Vrouw Holle, Efteling

Il pozzo e la casa di Madama Holle

Passato il pozzo, ecco la facciata della casa di Madama Holle: da sotto la porta a sinistra fuoriesce una scia d’oro, lo stesso con la quale Rita è stata premiata, mentre sotto la porta a destra si vede gocciolare pece, con cui Mina fu cosparsa per punizione.

Dal 2006, un animatronic di Vrouw Holle si sporge dalla finestra per scuotere il proprio cuscino e iniziare una nevicata, riprodotta con una macchina per la schiuma – questo effetto, molto popolare, è stato riprodotto più volte in altri Boschi delle Fiabe in giro per l’Europa. Un pannello sul recinto intorno al piccolo cortile della casa indica al visitatore di chiamarla bussando alla porta per vedere la neve cadere. La casa utilizzata alle origini per la scena risaliva addirittura a prima dell’apertura di Efteling, e fu costruita nel 1945 come capanna per gli scout locali, e per alcuni anni a partire dal 1963 venne persino utilizzata come piccolo Museo delle Fiabe. Demolita nel 2019, fu completamente ricostruita nel 2022.

Vrouw Holle, Efteling - Bozzetti

Gli splendidi bozzetti originali dedicati alla scena

Il Sentiero dei Funghi (o Villaggio degli Gnomi)

Il Villaggio degli Gnomi mostra la vita dello gnomo, una creatura mitologica ben nota nei racconti popolari, dentro e intorno a varie case ricavate da diversi funghi. Le varie scene furono realizzate tra il 1952 e il 1980 su più progetti di Anton Pieck, Ton van de Ven e Henny Knoet, che andarono a integrare sempre nuovi personaggi nella celebre rappresentazione.

Una delle attrazioni più incantevoli di tutta Efteling, questo percorso porta i visitatori ad esplorare un piccolo mondo popolato da gnomi e funghi portati in vita da movimenti e suoni che rendono l’esperienza memorabile. Gli ospiti possono interagire direttamente con alcune delle installazioni, come ad esempio ascoltando le storie raccontate dagli gnomi stessi o attivando più effetti speciali nascosti lungo il percorso. Oltre a essere un’attrazione visivamente affascinante, il cosiddetto Sentiero dei Funghi offre anche informazioni educative sulla natura e il folklore europeo, rendendolo adatto a tutte le età.

Villagio degli Gnomi, Efteling

Alcuni dettagli del Kabouterdorp, dall’olandese “Kabouter” = gnomo e “Dorp”, villaggio

Il Sentiero dei Funghi è stato il primo percorso tematico creato a Efteling e ha subito diverse modifiche e miglioramenti nel corso degli anni così da mantenere la sua magia e attrattiva. Passeggiare lungo il Villaggio degli Gnomi è un’esperienza che da sola richiede circa 30 minuti di visita, ma molti visitatori scelgono di prendersi più tempo per godersi ogni dettaglio. Completamente rinnovato nel 2018, alle varie scene sono stati aggiunti alcuni animali della foresta. Il Villaggio degli Gnomi è stato, tra le altre cose, in qualche modo l’ispirazione diretta per le origini del parco Plopsaland.

Villagio degli Gnomi, Efteling - 1952

La costruzione e un paio di bozzetti relativi al Villaggio degli Gnomi come pensato nel 1952

Il Pappagallo Parlante

Il semplice funzionamento di un altoparlante, tecnologia ai tempi innovativa, è alla base di questa famosa statua situata nel cuore di Efteling: dicendo qualunque cosa al pappagallo, ecco che egli lo ripeterà nel suo tono alto e stridulo per la gioia dei più piccini.

La favola cui questa piccola installazione si ispira è quella della “Principessa Cattiva”, che racconta di una piccola e arcigna principessa, appunto, che prova così tanta gioia nell’imitare malignamente le persone da venire punita da una fata con la tramutazione in pappagallo. Volata verso il palazzo, la variopinta creatura diventa motivo di gioia e risate al palazzo, ma la sua trasformazione viene presto annullata quando, finalmente, la stessa si rende conto del dispiacere che i suoi atteggiamenti hanno provocato in chi, da umana, una volta canzonava.

Pappagallo Parlante, Efteling

La simpatica “Principessa Cattiva” in una foto d’epoca

La Grotta di Biancaneve

Ispirata alla più famosa fiaba dei fratelli Grimm, “Biancaneve e i Sette Nani”, Efteling vede realizzato il progetto originale di Anton Pieck in forma di una complessa attrazione già nel 1952, ma riceve significative espansioni nel 1975 e di nuovo nel 1999.

Nel 1952 la fiaba fu pensata per essere ospitata in una grotta con in cima una torre, in una forma molto diversa da quella attuale. Nei primi anni si scendeva attraverso una scala nella grotta fino a scorgere Biancaneve nella sua bara di vetro, circondata dai Sette Nani in lutto. Successivamente furono installate delle finestre in modo da poter vedere la scena da dietro un vetro. Sul lato della piazza che ospitava l’attrazione c’era poi un’apertura che scorreva per tutta la sua larghezza, attraverso la quale entrava la luce del sole a illuminare la statua, i cui capelli, come riportano alcune fonti, sarebbero stati ottenuti da Peter Reijnders dalle suore francesi di Sant’Anna residenti a Eindhoven, dove si trovava la casa del cineasta presso cui la figura venne assemblata.

Nel 1975, la fiaba statica, considerata obsoleta, fu notevolmente migliorata e sotto la guida di Ton van de Ven. Viene mantenuto il concetto di Biancaneve nella bara di vetro e dei Sette Nani che la circondano, così come il disegno originale di Anton Pieck viene mantenuto abbastanza fedelmente, con i nani che stanno nelle stesse posizioni attorno alla bara, ma le loro statue in pietra furono sostituite da “robots” in movimento, ai tempi gli animatronici più avanzati che Efteling avesse mai costruito. Il meccanismo dei dischi a camme testato in questa occasione verrà successivamente utilizzato tra l’altro per movimentare le numerosissime figure umane e animali di Fata Morgana. La grotta stessa fu in questa occasione modificata rendendo l’interno più buio.

Le modifiche avvenute nel 1999 hanno reso infine l’attrazione di Biancaneve ancora più immersiva e tecnologicamente avanzata, migliorando significativamente l’esperienza dei visitatori; il nuovo impiego di animatronics avanzati e di nuovi effetti speciali ha permesso di raccontare la fiaba in modo più dinamico. La fiaba è raffigurata in due parti: visitiamo ora per primo il castello della matrigna di Biancaneve, e solo successivamente accediamo alla grotta con la bara di vetro di Biancaneve.

Castello di Biancaneve, Efteling

Il Castello della matrigna di Biancaneve e una vista della Grotta rinnovata

L’attrazione utilizza ad oggi una combinazione di animatronics, effetti speciali e scenografie dettagliate pensate per raccontare al meglio la storia di Biancaneve. Tutti i personaggi principali della fiaba, sono progettati per muoversi e interagire con l’ambiente circostante, animato con l’uso di luci, suoni e proiezioni in un’atmosfera surreale e magica. Tra le più note e inquietanti c’è sicuramente la scena in cui la Regina Cattiva trasforma il suo aspetto davanti allo Specchio Magico, resa particolarmente impressionante grazie a un gioco di luci e (ovviamente) specchi, accompagnata da una colonna sonora originale tra le prime ad essere composte per il parco.

Il castello è stato costruito con mattoni a vista, in linea con lo stile della vicina Porta del Principe e dell’originale grotta di Biancaneve. Questo ha contribuito a creare un aspetto più coerente e grandioso per l’attrazione. La costruzione del Castello consente anche di oscurare la vista sul parcheggio presente dietro Sprooksjebos. L’illuminazione è stata inoltre ulteriormente migliorata per accentuare i dettagli e creare effetti visivi più impressionanti al buio, ora ancora più pronunciato rispetto alla versione introdotta negli anni Settanta.

Castello di Biancaneve, Efteling - Presente

Vista dell’ingresso dello show di animatronics dedicato a Biancaneve nel suo stato attuale

Lo Specchio Magico introdotto nel castello funziona grazie a una retroproiezione delle immagini della matrigna su uno speciale rivestimento. Il proiettore rimane permanentemente acceso, mentre un paraluce meccanico oscura lo specchio tra uno spettacolo e l’altro. Il film utilizza il morphing per trasformare la matrigna da Regina a Strega Cattiva, richiedendo quattro riprese separate dell’attrice che ripeteva gli stessi movimenti, aiutata da raggi laser e una piattaforma mobile su ruote. Oltre che dalla suggestione data dalla recitazione e dall’interpretazione sia del narratore che della matrigna, il potere della fiaba è determinato dagli effetti che simulano una tempesta al di fuori delle mura del castello. In sincronia con il film, la stanza si illumina di conseguenza e vengono utilizzati effetti sonori per enfatizzare ulteriormente la rabbia omicida della matrigna. Il temporale si scatena dunque quando lei rompe lo specchio, mentre l’intera stanza viene illuminata da un lampo di luce bianca.

Piazza dell’Araldo

L’ultima delle attrazioni di cui parleremo oggi è la Piazza dell’Araldo, che oggi accoglie numerosissime fiabe e servizi. Spesso definita “il luogo dove tutto ebbe inizio” dagli appassionati del parco, questo spiazzo dà accesso alla già analizzata Grotta di Biancaneve e ospita le toilette scherzosamente puntate dal Piccolo Messaggio, e includeva al suo interno già nel 1952 le rappresentazioni di due diverse fiabe.

La prima, il Principe Ranocchio, si ergeva già come oggi in forma di fontana al centro della Piazza, riconducendo alla famosa storia del principe trasformato in rana che solo un bacio di vero amore può riportare alla forma umana. Composta in realtà da un gruppo di quattro rane che, con i loro getti d’acqua, mantengono in aria una palla dorata – quella che, nella fiaba, la principessa perde in uno stagno e la rana recupera per lei -, la fontana fu la principale ispirazione per lo show serale Aquanura, il cui lago frontale a Fata Morgana ospita altre quattro rane che, con i loro giochi d’acqua, danno il via allo spettacolo. Come moltissime delle scene dello Sprookjesbos, anche questa venne rinnovata e rivista più volte, fino ad arrivare al risultato odierno.

La seconda e ultima delle dieci diabe rappresentate nella Efteling del 1952 è quella dell’Orologio Magico, situata in un angolo della piazza attorno appunto a una torre dotata di orologio e sei banditori. Fiaba ideata dallo stesso Peter Reijnders, racconta di un mago che tenta di vendere un orologio dotato di proprietà magiche a sei principi, ma per tutti il prezzo è troppo alto: i nobili decidono dunque di rubare l’orologio con l’aiuto dell’aiutante del mago, chiamato Slimme Toon, e di installarlo su un’alta torre. Il potente mago, adirato per l’inganno e il tradimento, trasformò i sei principi in banditori immobili col compito di annunciare il passare delle ore, mentre un carosello di cavalieri che adorna l’orologio avrebbe ricordato ai passanti i tempi in cui loro stessi erano stati liberi e felici, mentre Slimme Toon fu posto dal mago sulla cima del tetto del torrione, incaricato di suonare la campana in eterno.

La famosissima colonna sonora che avvolge la scena è “By the Sleepy Lagoon” di Eric Coates, un calmo valzer che, insieme all’idea delle rane provenienti dalla fontana antistante, portò all’origine di Aquanura: ancora oggi questa melodia apre infatti ogni sessione e versione dello show.

Oltre a queste due storie, la Piazza dell’Araldo presenta anche la Porta del Principe, una uscita diretta che riportava i visitatori del Bosco delle Fiabe nel resto del parco naturale di Efteling, al tempo composto di spazi votati al relax, una casa del tè, un laghetto e campi sportivi, riprodotta anche nel Diorama ospitato nel Palazzo del Carosello poco distante dal bosco. Seguiranno più tardi la Porta delle Streghe e la Porta dei Soldati, oltre a più semplici accessi e uscite “di servizio” all’area, come quella recentemente inaugurata nei pressi dell’Efteling Grand Hotel.

Il potere delle fiabe

Visitare lo Sprookjesbos di Efteling è un’esperienza magica che trasporta i visitatori in un mondo di fiabe e meraviglie. Ogni angolo del bosco racconta una storia diversa, con dettagli curati e tecnologie innovative che rendono ogni visita unica e indimenticabile; innumerevoli sono i dettagli nascosti che impreziosiscono tanto le vie del bosco, piene zeppe di altoparlanti nascosti e diffusori di nebbia artificiale, quanto i vari e numerosi show di animatronics presenti. Che siate o meno al parco con dei bambini al seguito, il Bosco delle Fiabe offre ancora oggi un’avventura incantata che risveglia l’immaginazione e il senso di meraviglia in ognuno di noi.

Ci sono così tante cose da osservare, apprezzare e manipolare che ci vorrebbero decine di pagine per descrivere tutto ciò che offre il “Bosco delle Fiabe”. Vuoi saperne ancora di più? A luglio potrai visitare Efteling insieme a noi e alla nostra ParksPlanet Academy!

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Si ringrazia per molte delle foto utilizzate nell’articolo il portale olandese Eftepedia.nl, una vera e propria enciclopedia per quanto riguarda la storia del parco che vi consigliamo di visitare!

L’inaugurazione nel 2025 della 31° favola ospitata dal celebre Sprookjesbos, il Bosco delle Fiabe simbolo di Efteling, «La principessa sul pisello» – accende il desiderio di tornare indietro nel tempo e sfogliare la storia delle origini della creazione di questi luoghi magici che hanno contribuito notevolmente alla notorietà del parco.

Inaugurato nel lontano 1952 con appena dieci prime fiabe al suo interno, questo luogo incantato fu progettato per immergere i visitatori nelle fiabe di autori classici come i fratelli Grimm, Hans Christian Andersen e Charles Perrault.

L’idea di creare un luogo come lo Sprookjesbos è nata dall’immaginazione di Peter Reijnders e Anton Pieck, i padri fondatori di Efteling. Reijnders, cineasta e inventore, portò la sua esperienza tecnica nel dare vita ai personaggi animati, mentre Pieck, artista rinomato, si occupò delle illustrazioni su cui si basarono le effettive realizzazioni e dei decori incantevoli disseminati ovunque. Insieme, i due hanno creato un mondo dove i visitatori possono ancora oggi passeggiare e scoprire in prima persona scene provenienti da fiabe famose come Cenerentola, Biancaneve e i Sette Nani e molte altre ancora.

Sprookjesbos - La principessa sul pisello

La Principessa sul pisello è la fiaba novità 2025 di Sprookjesbos, Efteling

Fin dalla sua apertura, Sprookjesbos si è evoluto e ampliato, aggiungendo nuove fiabe e personaggi per meravigliare i visitatori di tutte le età. È un luogo dove le pagine degli impolverati libri delle fiabe prendono vita, offrendo un’esperienza indimenticabile. Le storie stesse, l’intrattenimento fornito dagli effetti speciali e ovviamente i set coinvolgenti creano un’esperienza unica, specialmente per i bambini e per coloro che hanno mantenuto l’anima del proprio bambino interiore.

Le vere origini di Efteling

La storia di Efteling inizia in realtà nel 1933, quando il vicario Rietra e il pastore de Klijn ebbero l’idea di sviluppare un complesso sportivo a sud di Kaatsheuvel (ecco spiegato il nome della strada che conduce al parco, la Pastoor Rietraweg). Questo complesso sportivo, chiamato R.K. Sports en Wandelpark, fu inaugurato nel 1935 con un campo di calcio, campi da allenamento e poi di un’area giochi.

Efteling nel 1950

Efteling negli anni ’50

Nel 1950 fu il turno della fondazione del parco naturale De Efteling per migliorare lo sviluppo fisico e il rilassamento degli abitanti di Loon op Zand. Anche il turismo era un obiettivo cardine: fu proprio il sindaco di Loon op Zand, il signor Reinier van der Heijden, che convinto del fatto che turismo fosse sinonimo di boom economico volle trasformare il parco sportivo di Kaatsheuvel in un luogo ricreativo. Il parco, di cui proprio van der Heijden divenne Presidente: investì oltre un milione di fiorini della tesoreria comunale nel parco e acquistò rapidamente 65 ettari di terreno, su cui furono edificati uno stagno, ampi parcheggi, campi sportivi, una sala da tè e nuove attrezzature da gioco inaugurate l’11 maggio del 1951. La Tea House fu il primissimo punto di ristoro storico del parco naturale di Efteling, convertito tra il 1968 e il 1975 nel ristorante che ora conosciamo come Het Witte Paard (“Il Cavallo Bianco”).

Durante una festa di famiglia, van der Heijden riuscì a convincere suo cognato, il già citato cineasta Peter Reijnders, ad aiutarlo a pensare a delle possibilità per rendere il parco più attraente. La moglie del sindaco ebbe l’idea di “un giardino da favola”, simile a quello temporaneo che l’azienda olandese Philips aveva creato quell’anno a Eindhoven. Reijnders, che lavorava allora proprio alla Philips, pensò a una versione permanente dello stesso concept. Grazie alla sua grande ingegnosità tecnica, inventò tutti i tipi di trucchi e meccanismi per dare vita alle rappresentazioni delle fiabe. Il suo lavoro fu essenziale per gettare le basi del parco come lo conosciamo oggi.

De Efteling

I cancelli del parco naturale De Efteling in una foto d’epoca

Benvenuti nel bosco incantato

Inizialmente, le fiabe previste erano destinate agli adulti più che ai bambini: ognuna trasmetteva infatti una lezione di vita. Parte del folklore europeo, le fiabe venivano trasmesse di generazione in generazione oralmente, di cui spesso ogni nazione e regione ha una propria versione, arricchita da coloro che di volta in volta si trovano a raccontarle.

Inizialmente reticente, Anton Pieck venne coinvolto nel progetto solo dopo qualche insistenza da parte di Reijnders, che gli Reijnders promette che nella costruzione della sua Foresta delle Fiabe verranno utilizzati solo materiali autentici e di pregio: vere pietre antiche, vere tegole e vere travi di legno…  A questo punto Anton Pieck realizza in totale oltre 1500 schizzi, bozzetti e disegni per innumerevoli edifici, personaggi fiabeschi e decorazioni, mentre l’implementazione tecnica viene pensata dallo stesso Peter Reijnders.

L’architetto municipale di Kaatsheuvel, il signor G. op den Kamp, che deve realizzare fisicamente queste fantasie, si trova di fronte a grandi difficoltà: non c’è la minima intenzione di edificare torri e tetti dritti, ma ogni cosa deve anzi essere costruita esattamente come indicato nei disegni, con torri pendenti e tetti semisprofondati, mantenendo solidità e robustezza. È necessaria molta sperimentazione per ottenere l’effetto giusto, e tutto deve essere costruito in modo storto e irregolare, fumettoso. Nella primavera del 1952 ogni costruttore lavorò agli edifici fiabeschi di Pieck a spese del comune, che spese altri 600.000 fiorini nel parco attraverso il sindaco van der Heijden.

Nella primavera del 1952 sorge finalmente una prima versione dello Sprookjesbos con dieci scene in movimento. L’ingresso alla Foresta delle Fiabe è formato dal Castello della Bella Addormentata, composto da cinque torri, costruito su una collina di sette metri. L’apertura ufficiale del Bosco delle Fiabe avviene il 31 maggio 1952, giornata storica durante la quale i cancelli vengono aperti senza alcuna cerimonia di inaugurazione particolare. I visitatori devono pagare 80 centesimi del tempo (0,36 € di oggi) per il loro biglietto d’ingresso e entrano nella Foresta delle Fiabe attraverso l’originale “Porta delle Streghe”.

Il Bosco delle Fiabe oggi

Sprookjesbos si trova oggi nell’area del parco che porta il nome di Marerijk (Il Reame della Narrazione); la parola “mare” in olandese antico significa narrazione e “rijk” significa reame. L’area in questione si estende su oltre sei ettari, e in questa parte del parco si trovano, oltre alla Foresta delle Fiabe, Droomvlucht, lo spettacolo Raveleijn, il paese dei Lavenaars (Volk van Laaf), la Villa Volta e una delle due fermate del treno a vapore.

L’area è tutt’ora completamente immersa in un grande bosco, creando un’atmosfera molto suggestiva in qualsiasi periodo dell’anno, con qualsiasi condizione meteorologica o orario di visita. La Foresta delle Fiabe ha un ingresso principale poco appariscente situato appunto nel Marerijk, tra il Palazzo del Carosello e il grande negozio In den Oude Marskramer. Ha però anche un ingresso laterale proprio sulla Passeggiata Pardoes, viale dedicato alla mascotte del parco, che porta direttamente al centro della Foresta rendendo la visita completa dell’area più complessa nell’orientamento.

L’apertura al pubblico del Bosco delle Fiabe è considerata dai più come il vero punto di partenza fondativo per l’Efteling che conosciamo oggi. Il design distintivo di Anton Pieck (1895-1987) e dell’altrettanto importante disegnatore Ton van de Ven (1944-2015) è chiaramente centrale. Proprio la nomina di Van de Ven come direttore creativo nel 1974 segnerà tra l’altro una chiara svolta per il futuro del parco.

Talenti favolosi

Le rappresentazioni delle storie fatate di Sprookjesbos possono essere intere scene, anche piuttosto lunghe, ospitate in edifici coperti, show all’aperto o anche solo raccontate sotto forma di animatronic (come il Re Troll e il famoso Drago), statua fissa o fontana. Il numero di fiabe cresce costantemente nel corso degli anni, fino al numero attuale di ben 31 fiabe (ma nella storia di Efteling ce ne sono ben 34, di cui 3 spostate o rimosse dall’area, senza contare il celebre Captain Gijs, il famoso “cestino interattivo” dotato di cannone ora trasferitosi vicino al water coaster De Vliegende Hollander).

Negli anni successivi a quelli di Pieck, molte altre personalità importanti per la storia del parco continuaraono il lavoro, tra cui: Ton van de Ven (Fata Morgana, Droomvlucht), Michel den Dulk (attivo a Europa-Park e ora Imagineer per Disneyland, responsabile, tra gli altri, di Frozen Ever After e della futura area dedicata al Re Leone a Disneyland Paris). Tra i designer che hanno contribuito al meraviglioso bosco di Efteling c’è però anche un italiano: Alessio Castellani.

Alessio Castellani (nato a Torino nel 1976, illustratore e disegnatore di personaggi) ha lavorato infatti su Sprookjesboom, un animatronico di 13 metri di altezza e 13 metri di larghezza composto da ben 1.500 rami e 50.000 foglie, la cui costruzione è costata 3,5 milioni di euro. Inaugurato il 31 marzo 2010, l’Albero delle Fiabe beneficia di numerosi effetti (è capace di parlare per raccontare storie ai visitatori e di muovere la propria intera struttura – tronco, rami e foglie), interagendo direttamente con i visitatori.

Nel 2015, Castellani ha potuto sfruttare il suo background italiano nella progettazione della fiaba di Pinocchio nella Foresta delle Fiabe. Pochi sanno che il Gatto è modellato sull’immagine del suo animale domestico e Geppetto su quella di suo nonno, e che lo stesso Alessio può essere ascoltato come voce di Pinocchio. Ha lasciato Efteling nell’ottobre 2019 dopo più di 11 anni a Efteling.

Oltre alle fiabe già citate, a Efteling potrete scoprire favole scritte persino della regina del Belgio, Fabiola, (Le Ninfee Indiane) o create dal team di Efteling stesso. Concedetevi una o due ore per una passeggiata nella Foresta delle Fiabe, ma ricordate: imboccare una scorciatoia e abbreviare il percorso significa perdersi alcuni scenari! E tu, sei riuscito a vederli tutti?

Continuate a seguirci per leggere la seconda parte dell’articolo qui sul nostro blog, con il quale andremo a scoprire nel dettaglio le prime dieci fiabe costruite a Efteling nel lontano 1952!

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Si ringrazia per molte delle foto utilizzate nell’articolo il portale olandese Eftepedia.nl, una vera e propria enciclopedia per quanto riguarda la storia del parco che vi consigliamo di visitare!

1° maggio 2001. Quel mattino, il cielo sopra Brühl aveva una pallida luce incerta, come se il sole esitasse a sorgere sul regno di Phantasialand. I ciottoli ancora umidi riflettevano le facciate colorate della Terra della Fantasia, rimaste bagnate dalla pioggia del giorno precedente.

Oltre 20.000 visitatori avevano scelto di trascorrere la giornata al parco, tra le aree a tema Cina e Far West, completamente ignari del fatto che, dietro quell’aspetto da sogno, qualcosa stesse per cambiare. Le condizioni erano ideali per una gita: clima quasi estivo, diverse novità per grandi e piccini tra cui la nuova area Kinderland e la trasformazione del classico coaster indoor Vekoma Space Center (1988) nella rinnovata versione Temple of the Night Hawk.

Caos, fiamme e panico

Dapprima un odore strano, acre e pungente nell’aria. Poi un brusio, teste che si voltavano. Ancora nessuno intuiva che la giornata avrebbe preso una piega drammatica e che le fiamme avrebbero inghiottito una parte di questo mondo magico.

Poi, un secco schiocco, apparentemente insignificante, squarciò l’aria. Fu seguito da un soffio, dapprima lieve, poi infernale. In pochi istanti, la magia si trasformò in incubo.

Era l’una e mezza del pomeriggio. All’eco delle risate che si mescolavano ai rombi delle montagne russe si sostituirono grida di angoscia. I visitatori, presi dal panico, fuggivano da un universo che avevano creduto tanto magico quanto intoccabile.

Tra il fumo, le urla e le sirene, fiamme alte e voraci divoravano il Grand Canyon Bahn, un powered coaster in servizio da vent’anni, propagandosi verso la Gebirgsbahn, la montagna russa alpina. L’attrazione era alloggiata all’interno della struttura dell’altro coaster, facilitando la propagazione dell’incendio e raggiungendo anche il tetto del Tanagra Theater e buona parte della zona Western del parco.

La scintilla

L’incendio iniziò da uno dei cinque treni della Gebirgsbahn, che in quel momento correva a piena velocità lungo il tracciato. Secondo le indagini, tutto ebbe origine da un cavo elettrico difettoso che avrebbe attivato i freni di emergenza, generando una serie di scintille. Appena si notarono le prime scie di fumo, l’impianto venne bloccato all’istante: un dipendente operatore addetto al coaster in questione, dalla cabina di controllo, aveva individuato l’anomalia e visto le prime fiamme tramite il proprio pannello di controllo e dato subito l’allarme.

A bordo dell’attrazione c’erano circa 150 persone, che riuscirono tutte a mettersi in salvo, anche se con non poca difficoltà, mentre l’area di attesa contenente altre 1000 ospiti circa veniva evacuata. Alcuni riuscirono ad abbandonare i vagoni da soli, mentre altri dovettero attendere l’arrivo dei soccorsi e scendere lungo una scala di emergenza alta 18 metri, mentre le fiamme iniziavano già a divorare lo scenario di quasi un chilometro di lunghezza. Il fuoco si propagò rapidamente, risalendo la struttura in legno e alimentandosi con i materiali altamente infiammabili delle scenografie. Anche il rivestimento esterno dell’edificio, nonostante fosse stato trattato con una pellicola ignifuga, aveva perso da tempo la sua efficacia, rendendo il tutto ancora più vulnerabile.

«Eravamo sul treno quando un uomo dietro di noi ha gridato “al fuoco!”. Mi sono girato e ho visto una palla di fuoco alle nostre spalle. Ho afferrato il mio amico e gli ho detto che dovevamo saltare giù», raccontò un testimone, ancora sotto shock.

Diverse testimonianze confermarono che l’altro coaster dell’area, il Grand Canyon Bahn, era fermo al momento della tragedia. L’unica attrazione in funzione era dunque la Gebirgsachterbahn, costruita praticamente all’interno dello stesso complesso scenografico. Alcuni visitatori dissero di aver visto dei tecnici al lavoro vicino a uno dei treni e ipotizzarono che potessero essere stati loro a innescare accidentalmente l’incendio, ma le indagini esclusero questa possibilità. La sosta forzata del Grand Canyon Bahn, paradossalmente, evitò un numero di coinvolti potenzialmente molto più alto.

Nel frattempo, altre persone raccontarono di aver visto intere sezioni dei binari di legno staccarsi e volare in aria per centinaia di metri, incendiando altri edifici del parco. Nel giro di pochi minuti, una pioggia di scintille e frammenti di plastica incandescente raggiunse le aree vicine: il tetto a pagoda del Tanagra Theater, nel quartiere di Chinatown, prese fuoco, seguito poco dopo dal Saloon della piccola città da Selvaggio West Silver City di Phantasialand.

I soccorsi

«La gente correva in tutte le direzioni», ricordò un visitatore. «Alcuni giurano di aver visto persone saltare, e il calore era così forte che si sentiva anche a più di cento metri di distanza. E poi c’erano gli odori, quel misto di fumo e plastica bruciata che non si dimentica.»

I soccorritori passarono tutto il pomeriggio a cercare eventuali vittime, mentre la polizia, insieme al personale del parco, coordinava l’evacuazione completa dell’area. Le procedure di emergenza si rivelarono efficaci, ma solo verso le 18, più di quattro ore dopo l’inizio dell’incendio, arrivò la conferma che nessuno era rimasto intrappolato tra le fiamme. In totale si contarono 63 feriti, tra cui una decina di dipendenti, la maggior parte intossicati dal fumo o rimasti contusi durante la fuga. La tragedia, quella vera, era stata fortunatamente solo sfiorata.

L’incendio segnò in modo indelebile la storia di Phantasialand, ricordando a tutti quanto fragile possa essere un mondo costruito sulla meraviglia e sull’artificio. Il fondatore del parco, Gottlieb Löffelhardt, lo definì allora uno dei giorni peggiori nei trentacinque anni di vita del parco.

«I cavi delle montagne russe sono stati sostituiti l’anno scorso», precisò il signor Löffelhardt, sottolineando come la sicurezza fosse diventata una priorità assoluta.

Fortunatamente, nessun’altra attrazione importante al di fuori di quella zona subì danni irreversibili.

L’incendio del 2001 rappresentò uno shock, ma allo stesso tempo fu un catalizzatore per la rinascita di Phantasialand. Il parco rafforzò le proprie misure di sicurezza antincendio attraverso un investimento di quasi 2 milioni di euro e si rilanciò rapidamente con nuovi progetti importanti, senza mai correre davvero il rischio di chiudere.

Le montagne russe distrutte dalle fiamme

Gebirgsbahn (1975), Schwarzkopf

La Gebirgsbahn era una montagna russa in acciaio inaugurata nel 1975, originariamente chiamata Bobsled 1, situata nell’area tematica Silver City, la Città del West. All’epoca, era considerata la più grande montagna russa in acciaio della Germania. La sua costruzione fu supervisionata da Anton Schwarzkopf, basandosi sui progetti dell’ingegnere Werner Stengel, allora dipendente dell’azienda.

L’attrazione, alta circa 28 metri, era concepita come una montagna russa familiare: non prevedeva inversioni e dopo la salita iniziale trainata da catena, i treni percorrevano un circuito classico a forma di otto, lungo 980 metri. Le discese non erano particolarmente ripide, ma la sensazione di velocità era amplificata dall’imponente catena di montagne artificiali aggiunta nel 1976 in seguito ai reclami dei residenti della vicina Brühl riguardo al rumore.

L’intera attrazione era circondata da pannelli di plastica e alcune sezioni del circuito erano completamente coperte. I treni erano composti da cinque vagoni, ciascuno con due file da due posti, per un totale di quattro persone per vagone. Per aumentare la capacità, furono acquistati due treni aggiuntivi oltre ai tre originali, consentendo, in teoria, fino a 1.800 persone all’ora di percorrere l’attrazione.

Grand Canyon Bahn (1978), Schwarzkopf

La grande popolarità della Gebirgsbahn spinse il parco ad aggiungere un secondo coaster all’interno dello stesso complesso, anch’esso progettato da Anton Schwarzkopf. Inaugurato nel 1978, questo nuovo tracciato raggiungeva un’altezza massima di cinque metri e poteva trasportare circa 1.200 persone all’ora.

Si trattava del modello Alpenblitz II, un powered coaster, che prevedeva un singolo treno con dodici carrozze. In ogni carrozza i passeggeri erano sistemati a coppie su due file, per un totale di 48 persone a treno. Questo modello era stato adattato appositamente per Phantasialand e studiato per incrociare più volte il percorso della Gebirgsbahn costruita tre anni prima, creando un intreccio di rotaie unico e molto spettacolare.

La ricostruzione

Ben presto iniziò il progetto della ricostruzione. Nonostante la gravità dell’incidente, la chiusura totale del parco durò poco più di due settimane e la sopravvivenza stessa di Phantasialand non fu mai realmente messa in discussione. Al contrario, quell’episodio accelerò la trasformazione e la modernizzazione del parco, che colse l’occasione per reinventare intere aree e ampliare la propria offerta di attrazioni, conquistando nuovi visitatori e maggiore popolarità.

La direzione annunciò una rifondazione ambiziosa: non si trattava di un semplice ritorno allo stato precedente, ma di un’opportunità per ripensare gli spazi e rafforzare la sicurezza. Il parco investì rapidamente circa 2 milioni di euro in impianti antincendio all’avanguardia, dotando tutti gli edifici di sistemi moderni di rilevazione e prevenzione. Grazie a una comunicazione trasparente, al supporto assicurativo e a una politica di investimenti costanti negli anni successivi, Phantasialand riuscì insomma a voltare pagina.

Le due attrazioni distrutte non furono mai ricostruite. Sulle rovine della Grand Canyon Bahn, sfruttando la particolare topografia derivata dalla demolizione, nacque nel 2002 River Quest, un’attrazione acquatica spettacolare e innovativa per l’epoca, progettata con un approccio tecnico completamente nuovo. Nello stesso anno, il complesso Wuze Town inizialmente previsto per il 2001 introdusse le montagne russe Winja’s Fear e Winja’s Force, insieme ad altre attrazioni per bambini, segnando l’inizio di una nuova fase creativa.

River Quest e la mad house Feng Ju Palace non erano state progettate prima del grande incendio del 1° maggio 2001. La loro nascita testimonia la determinazione e la capacità del parco di trasformare un evento drammatico in opportunità, modernizzando e rinnovando le esperienze offerte ai visitatori.

I lavori di ricostruzione durarono diversi anni, durante i quali Phantasialand ne approfittò per modernizzare anche numerose altre infrastrutture. L’incendio, pur tragico, si rivelò una vera e propria svolta nella storia del parco, segnando la fine di un’epoca “artigianale” e l’inizio di un’era di precisione tecnologica, in cui ogni dettaglio, ogni materiale e ogni protocollo di sicurezza fu completamente ripensato.

Nuove misure di sicurezza

Per garantire una sicurezza rapida ed efficace in caso di incidente, a seguito del disastroso incendio, Phantasialand predispose un nuovo piano di intervento e risposta agli eventi molto strutturato. Il rinnovo delle misure fu organizzato attorno a quattro priorità principali:

  • in primo luogo, vennero installati sistemi di rilevamento e allarme antincendio all’avanguardia in tutto il parco, includendo non solo edifici e attrazioni, ma anche aree tecniche e zone backstage;
  • in secondo luogo, fu potenziata la protezione contro le fiamme con una capillare distribuzione di sprinkler e altri sistemi automatici di estinzione nei nuovi edifici e nelle attrazioni, così da limitare eventuali propagazioni di incendi;
  • il terzo punto riguardò le procedure di evacuazione, rese più efficienti grazie a uscite di emergenza chiaramente segnalate e a esercitazioni regolari per tutto il personale, che ricevette anche una formazione aggiornata in materia di sicurezza antincendio e gestione delle crisi;
  • infine, i nuovi materiali scelti per le ristrutturazioni e le nuove costruzioni furono attentamente selezionati per le loro proprietà ignifughe o di resistenza al fuoco, riducendo in modo significativo il rischio di incidenti simili in futuro.

La nuova vita di Phantasialand

Colorado Adventure

Questi lavori di ristrutturazione segnarono una vera svolta nella storia del parco. L’area distrutta fu completamente riprogettata: l’intera parete rocciosa e le attrazioni danneggiate furono definitivamente demolite e sostituite con nuove aree tematiche, dotate di misure di sicurezza decisamente più avanzate.

La ristrutturazione introdusse anche nuovi requisiti per l’accessibilità, la gestione dei flussi e le procedure di evacuazione, garantendo maggiore sicurezza sia per i visitatori sia per il personale. Gli investimenti si estesero inoltre alle infrastrutture tecniche: locali di servizio, retrobottega, aree di stoccaggio furono modernizzati, mentre impianti elettrici e sistemi di ventilazione vennero controllati e aggiornati a fondo nel giro di pochi mesi.

Più di vent’anni dopo, i visitatori passeggiano in aree incantevoli e spettacolari come quelle che ospitano attrazioni iconiche come Colorado Adventure e la rinnovata Chinatown senza sospettare la storia che celano. Eppure, sotto i lastricati ristrutturati e le facciate ridipinte e nuove di zecca, resta il ricordo di quel giorno in cui, senza saperlo, i visitatori ricevettero un pass VIP per l’inferno.

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È il mercoledì 27 agosto del 1997. 

Tutto inizia intorno alle 17:00, quando il coaster Sirocco parte per un nuovo giro sopra i cieli di quello che oggi conosciamo come Walibi Belgium: l’attrazione manca di potenza proprio durante il lancio, e la velocità troppo bassa del treno di diverse tonnellate causa un blocco nel punto peggiore: al centro del loop!

È la prima volta dalla sua apertura nel 1982 che Sirocco si blocca con persone a bordo in questa posizione. Un guasto che si trasforma in un’esperienza terrificante per i passeggeri, che si ritrovano sospesi a testa in giù, in preda al panico e alla nausea per oltre 80 minuti.

 

Prima di approfondire svolgimento ed epilogo di questo incidente, che ha avuto un impatto significativo nella narrazione dei parchi al tempo e ha portato il parco Walibi Belgium (all’epoca ancora Walibi Wavre) sotto i riflettori internazionali, ripercorriamo la storia di questo coaster, per molto tempo attrazione emblema del parco belga.

Il Parco: Walibi Belgium

Circa 20 chilometri a sud di Bruxelles, immerso nella campagna belga, sorge il parco di divertimenti Walibi Wavre (oggi, appunto, Walibi Belgium). Nato dalla mente dell’imprenditore belga Eddy Meeùs e inaugurato il 26 luglio 1975, il parco ha subito conquistato il cuore del pubblico.

Il nome Walibi – che ora indica una catena di parchi internazionale – nasce come acronimo che deriva dalle prime due lettere dei tre comuni su cui si estende il primo parco del gruppo: Wa per Wavre, Li per Limal e Bi per Bierges. Inoltre il nome richiama il wallaby, un piccolo marsupiale australiano, e ciò ha ispirato sin da subito la scelta della mascotte del parco, un simpatico canguro.

Nel 1978 Walibi introduce per la prima volta nella storia dei parchi di divertimento il rivoluzionario concetto di biglietto giornaliero con accesso illimitato a tutte le attrazioni, un’idea innovativa che ha permesso a chiunque di vivere un’intera giornata di divertimento senza limiti.

 

La mappa del 1982 con la new entry “Sirocco”

 

Sirocco, il primo launched coaster in Europa

Verso la fine del 1981 Eddy Meeùs, il proprietario del parco, scopre per caso che il famoso produttore di montagne russe Anton Schwarzkopf ha in vendita uno dei suoi coaster della tipologia denominata “Shuttle Loop”: si trattava ai tempi di un’attrazione davvero innovativa, progettata originariamente per un parco divertimenti giapponese nel frattempo fallito. Meeùs fiuta l’occasione: immagina già le folle di persone che accorrerebbero a Walibi per provare questa nuova emozione.

Schwarzkopf, sicuro del potenziale dell’attrazione, e convinto che lo Shuttle Loop porterebbe al parco almeno 300.000 visitatori in più ogni anno, spara alto: 75 milioni di franchi belga (BEF) per l’acquisto.
Meeùs, incuriosito dalla sicurezza di queste affermazioni, fa una controproposta che sa di scommessa: 45 milioni subito, più un bonus di 30 milioni se la promessa di Schwarzkopf relativa all’incremento di visitatori si avvera.

Schwarzkopf accetta, e all’inizio del 1982 Walibi inaugura Sirocco, il primo Shuttle Loop d’Europa. Per il lancio viene realizzata una campagna pubblicitaria con spot televisivi in onda tanto sui canali belga che su quelli olandesi. Uno di questi spot si rivela un vero successo di settore, tanto da vincere il premio come miglior spot del 1982 alla convention internazionale dei parchi di divertimento negli Stati Uniti.

La stagione 1982 si svolge senza intoppi, e raggiunge un totale di 950.000 visitatori accolti rispetto al milione di presenze registrato nell’anno precedente.

Visto che l’obiettivo dei 300.000 visitatori aggiuntivi non fu raggiunto, Eddy Meeùs vince la sua scommessa con Anton Schwarzkopf, risparmiando ben 30 milioni di franchi.

 

Lo Shuttle Loop

Lo Shuttle Loop è una varietà di montagne russe in acciaio progettato da Reinhold Spieldiener della Intamin e prodotto da Anton Schwarzkopf. Tra il 1977 e il 1982 furono realizzate 12 installazioni in 22 parchi diversi, contando anche i numerosi trasferimenti di alcune di queste attrazioni.

La prima installazione risale appunto al 1977 con il “King Cobra” di Kings Dominion (Richmond, Virginia). In Europa il primo Shuttle Loop fu proprio Sirocco, inaugurato nel 1982 a Walibi Belgium. L’attrazione poteva ospitare fino a 1.300 persone l’ora operando con un solo treno di sette vetture, ciascuno con quattro posti a sedere, per un totale di 28 passeggeri.

Lo Shuttle Loop ebbe un grande successo all’epoca, ma oggi ne restano nel mondo solo 5 esemplari. Il tempo e l’evoluzione delle tecnologie hanno portato alla nascita di montagne russe sempre più elaborate e spettacolari, relegando lo Shuttle Loop a un ruolo di pioniere nostalgico del genere.

I dettagli tecnici

Lo Shuttle Loop, il cui nome significa letteralmente «navetta ad anello», è un tipo di montagne russe a circuito aperto, in cui il treno percorre dunque parte del percorso in entrambi i sensi di marcia, in avanti e poi all’indietro.
Queste montagne russe di solo 220 metri di lunghezza funzionano con un sistema ingegnoso e adrenalinico: il treno viene lanciato fino a raggiungere gli 85 km/h in soli 2 secondi grazie al sistema “flywheel“. Questo sistema rotante immagazzina e rilascia energia cinetica, sottoponendo i passeggeri a una forza di 4,5 G. Le prime versioni invece utilizzavano un sistema di lancio “weight drop”, ovvero a caduta di peso, con un peso di 40 tonnellate che rilasciava energia cadendo da una determinata altezza.

Coaster Park Country Open   sistema
Bullet Selva Magicà Mexico 2013 weight drop
Golden Loop Gold Reef City South Afr.  1989 weight drop
Katapult Hopi Hari Brazil 1999 weight drop
Sirocco/Turbine/Psyche Underground Walibi Belgium Belgium 1982 flyweel/LIM
Shuttle Loop Nagashima Spa Land Japan 1980 flyweel

Il lancio “Flywheel” è ottenuto dall’azionamento di una ruota, che funge da volano, fatta girare da un motore elettrico. Questo volano gira liberamente, disconnesso dal resto dell’attrazione grazie a un sistema di frizioni. Una volta raggiunta la massima velocità di rotazione, l’attrazione è pronta per partire. L’operatore, dalla sua postazione, attiva la frizione, collegando gradualmente il volano a due altre ruote su cui è avvolto un cavo. Il cavo inizia a girare, imprimendo una spinta graduale al treno (per evitare un avvio troppo brusco) e lo conduce verso il loop. Le vetture affrontano poi una salita inclinata di 70 gradi fino ai 42 metri di altezza, dove perdono velocità e iniziano la discesa a marcia indietro. Percorrono dunque lo stesso percorso al contrario, affrontando un’altra salita inclinata all’altra capo del tracciato, da cui ridiscendono in avanti per ritornare in stazione.

Lo schema di Shuttle Loop

Il sistema di lancio “FlyWheel”

 

L’incidente del 1997

E poi succede. Il treno di Sirocco non ha raggiunto una velocità adeguata, e si arresta proprio nel punto peggiore possibile: in pieno loop. I passeggeri rimangono bloccati sulle sedute dalle safety bars, mentre inizia un calvario che dura più di un’ora e mezza. Impossibile muovere il treno immediatamente, né in avanti né indietro; esso si trova in perfetto equilibrio nel loop, completamente bloccato. Fortunatamente, le barre di sicurezza hanno funzionato perfettamente, proprio come previsto dai costruttori.

I pompieri arrivano presto, ma il loro intervento è complicato: non sono in grado di sbloccare i passeggeri in sicurezza. La manovra è pericolosa, svolgendosi a più di 20 metri di altezza; il rischio è dato dal fatto che, in caso di sblocco, tutte le barre sono studiate per aprirsi contemporaneamente, facendo in un caso simile cadere tutti dal treno.

Dalla Germania arrivano dunque dei tecnici in elicottero per sbloccare manualmente i verini di sicurezza. Usando una gru, il treno viene spinto e fatto discendere lentamente con i suoi 26 sfortunati passeggeri, dopo circa novanta minuti di incertezza. Nove persone vengono portate in ospedale per osservazione, ma senza alcun sintomo grave (per la maggior parte si registrano solo dei gran mal di testa dovuti alla tensione).

Tutto questo avviene sotto gli occhi di tutti gli emittenti belga che trasmettono le immagini in diretta, riportate ben presto dalle televisioni di tutto il mondo.

 

Un’indagine ha rivelato che una parte del sistema di sicurezza delle Shuttle Loop si ruppe al momento del lancio del treno, e a causa di questo guasto la velocità del treno di Sirocco non fu sufficiente per compiere adeguatamente tutte le figure che compongono il percorso, causandone quindi l’improbabile arresto in cima al loop. Secondo le teorie del costruttore, il treno non avrebbe mai dovuto raggiungere quell’altezza in caso di velocità non corretta e normalmente sarebbe dovuto scendere autonomamente verso la stazione.

Dopo un mese di interventi da parte del produttore e continui, numerosi controlli da parte degli enti preposti, l’attrazione fu infine riaperta. Contrariamente a quanto si poteva temere, Sirocco continuò a riscontrare un grande entusiasmo da parte del pubblico, che anzi accorse in massa per (ri)provare l’attrazione divenuta famosa per il guasto nel giro di poche settimane.

Anno 1999: Sirocco diventa Turbine

Sirocco, inaugurato nel 1982 come classico roller coaster completamente all’aperto, generò fin da subito un notevole disturbo per i residenti delle case circostanti il parco. A causa delle numerose lamentele raccolte negli anni, nel 1999 Walibi Belgium decise di intervenire con lavori di insonorizzazione che comportarono la copertura di una significativa parte del tracciato. In seguito a questa modifica, l’attrazione venne rinominata Turbine.

L’esterno dei nuovi edifici che contenevano Turbine erano stati realizzati ispirandosi al tema industriale: in essi fu nascosto anche il grande e ormai celebre loop.
Grazie a questa modifica, il parco riuscì a ridurre l’impatto acustico dell’attrazione da 60 a 50 decibel. Inoltre, i supporti furoni riempiti di sabbia per una maggiore stabilità. L’area di lancio e l’intero loop sono stati immersi nell’oscurità e illuminati da effetti di luce stroboscopica indoor, offrendo ai visitatori un’esperienza completamente nuova e coinvolgente.

Nell’ottobre 2008, un guasto al sistema di Turbine rese l’attrazione inutilizzabile. Dopo 27 anni di attività, con all’attivo oltre 13.600.000 visitatori, la direzione del parco prese la difficile decisione di chiuderla. Nessun produttore era più in grado di fornire i pezzi di ricambio necessari per la riparazione.

Il parco valutò due opzioni: rinnovare l’attrazione o sostituirla con una nuova, magari più adatta alle famiglie, utilizzando anche l’edificio già esistente. Fortunatamente, tanto per motivi finanziari quanto per la forte risposta nostalgica del grande pubblico degli ospiti del parco verso Turbine e la sua storia, la scelta cadde sul rinnovamento.

Il ritorno della mitica attrazione fu accolto con grande entusiasmo sia dai più giovani che dai loro genitori, che avevano conosciuto e amato il mito shuttle loop Sirocco già negli anni ’80.

Anno 2013: la rinascita

Dopo quattro anni di attesa e lavori di ristrutturazione, il 13 luglio 2013 Turbine ha riaperto al pubblico con il nuovo nome di Psyké Underground.
In questa terza versione anche le due salite dell’attrazione sono state coperte per ridurre al minimo l’impatto acustico, rendendo il coaster un’esperienza completamente indoor.

La rinomata azienda tedesca Gerstlauer fu al timone di questo grandioso rinnovamento.

Novità salienti:

  • Nuovo treno:
    • Peso: 10 tonnellate
    • Capacità: 28 passeggeri
    • Sistema di sicurezza: lap bar
  • Sistema di lancio:
    • Completamente rinnovato da Gerstlauer
    • Tecnologia magnetica LIM (Linear Induction Motor)
    • Le vecchie parti meccaniche del sistema di lancio furono integrate nell’arredamento della coda

 

Una nuova esperienza

 

Un’esperienza sensoriale da brivido attende oggi i visitatori di Walibi Belgiun. Il treno di Psyké Underground li condurrà in un vortice di emozioni, avvolgendoli nell’oscurità più totale di un tunnel sotterraneo. Il percorso al chiuso e completamente buio amplifica le sensazioni di vuoto e disorienta i più.

Dopo aver attraversato il loop, l’oscurità avvolge ancora il viaggio mentre il treno si inerpica verso uno dei due tubi che culminano a 45 metri di altezza, e la successiva drop al contrario, anch’essa affrontata completamente al buio, disorienta nuovamente i guests e scatena un’ondata di adrenalina.

Diversi effetti speciali sono disseminati lungo il percorso per aumentare il tasso di brividi. Una proiezione 3D di un mostro emerge dal nulla all’interno del loop, con una sequenza diversa ad ogni passaggio del treno. Pipistrelli in resina traslucida, illuminati da effetti di luce fluorescente, creano un’atmosfera inquietante nei tunnel.

Una colonna sonora elettronica accompagna l’intera avventura, amplificando le emozioni e creando un’esperienza davvero unica.

La nuova versione dell’attrazione si immerge in un mondo psichedelico in puro stile Walibi. All’esterno, i visitatori incontreranno una serie di negozi in stile urban e fantasy, in particolare uno da cui acquistare finti biglietti per l’attrazione, la facciata di uno strano hotel e una società di fuochi d’artificio (Pyro Technics Inc.). Il pre-show si svolge a “Fabulous”, una città sotterranea situata a “Shimmeria”, un mondo abitato da chimere. Le chimere sono il frutto di un tentativo da parte di Walibi di sviluppare nuovi personaggi attorno alla mascotte, un’operazione che non ha avuto molto successo con il pubblico, nonostante le speranze riposte nel progetto dalla catena oggi proprietaria del parco, La Compagnies des Alpes (che possiede anche il celebre e ottimo Parc Asterix francese). Prima di imbarcarsi, i passeggeri sono accolti per esempio dalla mascotte Vita Drakovitz, non proprio popolarissima.

Vita Drakovitz

 

Anno 2025: il futuro… E il ritorno di Turbine!

 

Nel 2025, una nuova area tematica sbarcherà nel parco belga: “Dock World”.

Ispirata all’atmosfera dei magazzini e degli edifici portuali, Dock World ospiterà un nuovo coaster, il log-flume “Flash-Back” rivisitato e ovviamente l’iconico Shuttle Loop, il quale, dopo oltre 40 anni, tornerà alle sue origini con il nome di Turbine. L’area sarà arricchita con decorazioni ed effetti speciali in linea con il tema portuale, creando un’esperienza immersiva e colorata adatta a più visitatori.

Immagini prese da: walibi.be, germanculture.com.ua, @Vers l’Avenirs.net, worldwide.espacenet.com, advalas.be, wikipedia

Ti è piaciuto questo speciale su Walibi Belgium? Bene, allora continua a seguire il blog di ParksPlanet per non perderti sempre nuovi approfondimenti tecnici sui parchi divertimento e la loro storia!

antares gavitron movieland

Antares, la novità 2022 di Movieland Park

Con l’inaugurazione di “Antares Interstellar Space Lines” a Movieland – The Hollywood Park nello scorso ottobre, è sempre più frequente sentire nominato il rotor, attrazione tornata sulla bocca di tutti gli appassionati di parchi italiani grazie, appunto, a Movieland. Ma siamo davvero così sicuri di conoscere questa tipologia di rides? Antares è davvero un rotor?

Il rotor: la storia

Il rotor venne inventato nel 1948 da Ernst Hoffmeister, ingegnere tedesco vissuto a cavallo degli anni ’40 in Germania che lo presentò in anteprima mondiale all’Oktoberfest nel 1949.

Il progetto consiste in un cilindro metallico chiuso su tutti i lati adattato per essere ruotato ad alte velocità sul suo asse longitudinale: le persone, in piedi al suo interno, vengono spinte verso le pareti esterne del cilindro e mantenute lì dalla forza centrifuga creata dalla veloce rotazione della struttura.

Inoltre, il pavimento era costituito da una piattaforma movibile sull’asse verticale che durante il ciclo della ride si abbassava lasciando i guest letteralmente appesi alle pareti esterne del cilindro.

L’invenzione, secondo Hoffmeister, non doveva offrire divertimento solo a coloro che vivevano l’esperienza, ma anche a chi li guardava dall’esterno librarsi a mezz’aria in totale assenza di gravità, tant’è che addirittura poteva essere impiegato per performance di ginnastica artistica.

 

antares rotor gravitron bozzetti parksplanet

I disegni tecnici del rotor

 

A questo punto, dopo aver analizzato le caratteristiche del rotor, potrebbe già venirci qualche dubbio in relazione alla domanda fatta all’inizio di questo articolo. Antares, la grande novità di Movieland – The Hollywood Park, presenta grandi differenze sia sul piano strutturale che su quello operativo; di fatto essa è accomunata ai rotor solamente per il principio di fondo, ovvero l’essere capace di ruotare ad alta velocità per ottenere una forza centrifuga tale da permettere di incollare i visitatori ai lati del cilindro.

Cosa è quindi sfuggito ai più, comprese diverse testate giornalistiche, presentando Antares?

Il gravitron: l’evoluzione

Nato come evoluzione del rotor nel 1983 e presentato in anteprima al Parco Morey’s Piers in New Jersey, il gravitron ha da subito spopolato nei luna park e parchi divertimento di tutto il mondo.
Si notano sin da subito le differenze col suo predecessore, sia relativamente alla forma della struttura sia alla disposizione interna degli elementi: dal cilindro perfetto del rotor si è passati ad una forma più schiacciata, quasi “a disco volante” e le vecchie pareti perfettamente verticali lasciano spazio a superfici inclinate.

Il gravitron ospita al suo interno 48 postazioni singole, simili a lettini, fissate alle pareti: ciascuna di esse è costituita da un pannello imbottito, leggermente inclinato all’indietro e libero di muoversi sull’asse verticale tramite delle slitte. I visitatori sperimentano la sensazione dell’assenza di gravità poggiandosi alla propria postazione che, scivolando appunto sulle slitte, può staccarsi da terra e raggiungere la parte più alta della struttura.

Fun Fact: negli episodi 6-7 della terza stagione di Stranger Things, famosissima serie Netflix, il gravitron è stato il set principale di alcune scene chiave: per diversi secondi si possono ammirare i protagonisti durante un giro a tutta velocità!

antares rotor gravitron bozzetti parksplanet

I bozzetti del gravitron

 

La fisica in azione

Per poter effettivamente funzionare, il principio che sta dietro sia al rotor che al gravitron si basa su formule matematiche molto precise, pertanto per innescare un effetto centrifuga tale da mantenere i visitatori adesi alle pareti è necessario prendere in considerazione le forze che agiscono sul guest, ovvero quella di gravità (anche detta forza peso), l’attrito (o frizione statica) e in ultimo la forza normale (o centripeta): con questi dati possiamo calcolare con estrema precisione la velocità e successivamente le rivoluzioni al minuto (RPM) necessarie all’impresa.

Senza dilungarci in calcoli complessi, possiamo affermare che un gravitron del diametro pari a 8 metri (dimensioni standard della tipologia), nel momento in cui spinge i propri visitatori contro i lati stia ruotando ad almeno 24 RPM con una velocità minima pari a 9.9 m/s (35.64 km/h), una forza G uguale a 2.5G e una forza centrifuga (uguale e opposta alla centripeta) di 25m/s2.
Questi sono i parametri minimi per permettere al gravitron di svolgere il proprio “compito” e incollare i guest alle pareti; ciò non toglie che alcune versioni della ride possano spingersi a velocità superiori con conseguente incremento delle forze G in gioco.

 

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Antares – Interstellar Space Lines: un gravitron di ultimissima generazione

 

Il genio e l’estro che Movieland – The Hollywood Park possiede non sono cosa nuova, ma con Antares il team creativo del parco ha saputo trasformare un’idea già presente sul mercato da decenni in un’assoluta e spettacolare novità nel panorama dei parchi divertimento.

L’avventura comincia nel cuore del Parco, più precisamente all’interno dell’area Space, dove il guest ha accesso al primo spazio-porto del mondo che collega la Terra a Marte in pochi minuti mediante una navicella ultra rivoluzionaria. La queue-line è parte integrante dell’esperienza, ben realizzata e con diversi easter eggs tutti da scoprire, costituita da un’area di attesa e da due sale preshow in ciascuna delle quali viene proiettato il video introduttivo (rispettivamente in lingua italiana e inglese) in pieno stile aeroporto.

Immagini dal sito di Movieland The Hollywood Park

 

Il primo impatto all’interno dell’attrazione vera e propria lascia a bocca aperta: il gioco di luci, schermi e retroproiezioni è semplicemente perfetto, ogni cosa dà l’impressione di essere studiata nei minimi particolari. Siamo in tutto e per tutto in un’astronave pronta al decollo verso il pianeta rosso.

Antares stupisce anche dal punto di vista tecnico, infatti promette di raggiungere un’accelerazione pari a 3G (superiore ai classici rotor e gravitron in giro per il mondo).

L’attrazione dunque osa (r)innovare un concetto che ha alle spalle già quasi un secolo, ma che ha ancora tanto da esprimere.
Un ottimo esempio di come guardare al futuro con un occhio al passato!

 

 

Ringraziamo il nostro Enrico Mocci e Mattia Bertasi (Movieland Live Tour) per le clip video da Movieland Park

 

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