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“Un vento umido spazza il vecchio porto mentre i ciottoli scuri riflettono il cielo tempestoso. Le barche ondeggiano nella nebbia, le lanterne scricchiolano e la folla silenziosa procede verso la banchina dove la sfortunata nave del Capitano Van der Decken è pronta a salpare. Pochi istanti dopo, il mare si ritira con un rumore soffocato, la nave sprofonda nell’oscurità e una prima onda squarcia la notte come un tuono…”

Inaugurata nel 2007, “de Vliegende Hollander” è un’attrazione ibrida che combina una fila d’attesa paragonabile a un’esperienza walkthrough altamente tematizzata, una lunga sezione dark ride e un ottovolante acquatico, che la rendono una delle esperienze più complete di Efteling. Aperta al pubblico dopo un lungo periodo di costruzione segnato da diversi ritardi, si trova nell’area del parco denominata Ruigrijk, casa di molte delle attrazioni più thrill di Efteling. Con il suo tema profondamente radicato nel folklore olandese e la sua complessità anche narrativa, l’attrazione simboleggia l’impegno di Efteling nel migliorare la sua offerta di emozioni forti, pur rimanendo fedele alla sua identità di parco legato ai mondi delle fiabe e delle leggende.

De Vliegende Hollander - Architettura

La particolarissima architettura che riveste lo show building dell’attrazione.

La genesi dell’idea: dalla piscina alla leggenda

All’inizio degli anni ’50, il sito che oggi ospita “de Vliegende Hollander” vantava una grande piscina all’aperto, considerata una delle più moderne dei Paesi Bassi grazie al suo sistema di filtraggio all’avanguardia. Inaugurata l’8 agosto 1953, questa piscina divenne rapidamente una vetrina per il parco nascente, insieme al Café-Restaurant nei paraggi e alle altre prime strutture ricreative del parco comunale.

Col passare del tempo, la popolarità di queste strutture diminuì, la concorrenza di altre forme di svago nella zona si intensificò e i costi di gestione di una piscina all’aperto di questo tipo divennero dunque meno giustificabili per Efteling. La stagione 1988 fu l’ultima in cui la piscina fu aperta al pubblico.

Invece di riempire immediatamente la piscina, il parco riconvertì l’ex area natatoria in un palcoscenico all’aperto. Fino al 2001, la piscina servì da fondale per vari spettacoli del parco, con tribune e strutture sceniche temporanee erette all’interno dell’area dedicata alla vecchia struttura. Una volta cessato questo utilizzo temporaneo, il terreno fu liberato e trasformato periodicamente in un’area eventi dotata di un ampio prato dedicato al relax, creando una riserva ideale per una futura grande attrazione acquatica… quella che sarebbe diventata, pochi anni dopo, “de Vliegende Hollander”.

Tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000, la direzione di Efteling cercò di integrare l’offerta di attrazioni “bagnate” del parco, dominata fin dagli anni ’80 da Piraña, con un’attrazione acquatica più spettacolare, fortemente narrativa e innovativa. Seguendo il piano denominato “Nieuwe Efteling” (Nuovo Efteling), l’idea era quella di creare un’attrazione iconica e di sicuro grande impatto, in grado di accontentare il pubblico in estate diversificando l’offerta di attrazioni emozionanti, rendendo Efteling competitivo rispetto ai parchi europei che già tendevano negli stessi anni a concentrare gli investimenti su attrazioni acquatiche di grandi dimensioni.

Storia breve di una Cattedrale Sommersa

Il designer Olaf Vugts svolse nel progetto un ruolo fondamentale, traendo ispirazione per i suoi primi concept da “Splash Mountain” della Disney e dal suo mix di narrazione avvincente, lunghe sezioni più tranquille e un grande splash finale. Sulla base di questo riferimento, il team creativo ha costruito le prime specifiche della futura attrazione: essa doveva sì essere incentrata su uno splash visivamente spettacolare, ma sin dalla prima fase di design si optò per un’esperienza che andasse oltre il tradizionale flume ride, aggiungendo ad esso un percorso a piedi e una sezione coaster di livello per creare un’esperienza unica e distintiva nel panorama europeo.

Olaf Vugts

In foto il designer dell’attrazione Olaf Vugts.

Inizialmente, ci si basò su un’idea antica e originale di Ton van de Ven, storica figura tra le varie figure artistiche legate al parco: una “Cattedrale Sommersa”, dove i visitatori navigavano in una chiesa allagata a bordo di confessionali galleggianti rovesciati. Il concept iniziale evocava una narrazione cupa e astratta, incentrata su un luogo di culto che lentamente scompare sott’acqua, in linea con le atmosfere mistiche già presenti nel parco (“Fata Morgana” in primis, che prevedeva sul finale una scena non dissimile).

Olaf Vugts riteneva che questa storia fosse difficile da “vendere” e comunicare in modo chiaro al grande pubblico, il che ha portato alla ricerca di un tema più immediatamente riconoscibile, come quello leggendario dell’Olandese Volante. Sebbene la storia fosse in tempi passati relativamente sconosciuta al grande pubblico, la storia risultava chiaramente legata alla storia dei Paesi Bassi, e il nome del fantasma al centro delle vicende era celebre in tutto il mondo…

Tra dèi e battaglie sul mare

Già nel 2000, Michel den Dulk (designer olandese oggi vice presidente della Walt Disney Imagineering, responsabile a Efteling di opere come “La piccola fiammiferaia” e della piazza dedicata ad Anton Pieck) stava lavorando alla progettazione di un’attrazione per questo stesso sito, basata su un’idea precedente concepita sempre da Ton van de Ven insieme al collega Lex Lemmens con il titolo “L’ira degli dèi”. Den Dulk immaginò anche un altro concept: quello di un dive coaster il cui tema ruotava attorno a una centrale elettrica dismessa…

Nelle fasi iniziali di brainstorming, il team creativo ha esplorato l’idea di un’attrazione acquatica in stile splash battle, con imbarcazioni dotate di cannoni ad acqua che permettessero ai passeggeri di interagire tra loro e con lo scenario esterno. Questo concept rifletteva il desiderio di offrire un’esperienza divertente e adatta alle famiglie, in linea con le attrazioni interattive che si stavano sviluppando in Europa, sfruttando al contempo il tema marittimo scelto per l’Olandese Volante.

De Vliegende Hollander - Concept art

Un concept art dedicato allo stile architettonico di “de Vliegende Hollander”.

L’annuncio di questa nuova attrazione fu lanciato nell’aprile del 2004, e nel novembre dello stesso anno Efteling confermò che la sua apertura era prevista per la primavera del 2006.

Progettazione artistica e tecnica

Inizialmente, i piani relativi all’attrazioni erano incredibilmente ancora più ambiziosi della versione finale poi inaugurata al pubblico nel 2007, e includevano un ristorante all’interno dello show building dell’attrazione e un negozio dedicato.

Il roller coaster avrebbero avuto ben due lift verticali e avrebbe attraversato undici scenari immersivi – tra cui un paesaggio di polder (terreni bassi sottratti al mare, ai laghi o alle paludi, protetti da dighe e drenati artificialmente) e un grande porto, oltre a una discesa mozzafiato lungo una cascata. Questa opzione, il cui costo fu stimato attorno ai 38 milioni di euro, sarebbe costata circa il doppio del budget con cui furono infine avviati i lavori.

Karel Willemen, progettista senior di Efteling dal 2005, fu il capoprogettista di “de Vliegende Hollander”, responsabile del design generale dell’attrazione, inclusi i temi, gli esterni e la disposizione delle scene. Egli ha progettato l’intero layout: l’area del porto olandese del XVII secolo, la casa di Willem van der Decken, la galleria dei “Kades” (le “Banchine”), l’iconica Torre alta ben 22,5 metri, il paesaggio dunale esterno prima della drop sul lago e l’integrazione del “De Kombuys” (la “Cambusa”, il chiosco caffetteria nei pressi dell’attrazione) e del “‘t Boeghbeeld” (la “Polena”, il piccolo negozio all’uscita dalla stessa).

De Vliegende Hollander

Lo stile dell’attrazione è altamente riconoscibile in ognuno dei dettagli architettonici che costellano l’area.

Willemen collaborò in particolare con l’artista Dennis Bots alla complessa narrativa e all’animazione 3D della scena dell’incontro con la nave fantasma, e con il musicista René Merkelbach per sincronizzare perfettamente luci, musica ed effetti all’attraversamento delle scene.

L’importanza di una reference storica

Il team al lavoro sul progetto ha saputo conferire all’area che ospita il coaster un feel autentico traendo ispirazione dal Bataviawerf di Lelystad, importante Cantiere navale nella regione olandese del Flevoland, incorporando elementi reali come ornamenti d’epoca e persino l’odore del grasso per corde scelto per rivestire alcune delle scenografie.

“Abbiamo deciso che la nuova attrazione avrebbe dovuto combinare tre elementi: montagne russe, uno splash in acqua e un dark ride.  L’Olandese Volante è ambientato durante il Secolo d’Oro olandese: abbiamo puntato a fondere storia e fantasia, sia nella trama che nell’architettura. È proprio questa combinazione a renderlo una vera attrazione di Efteling. I momenti chiave della storia, come la maledizione e la travagliata doppia vita del Capitano, ci hanno permesso di incanalare vera energia nell’attrazione. Questo vale per l’atmosfera, la scenografia e persino le forze G e le intense accelerazioni. Poiché l’attrazione doveva essere a prova di inverno, una gran parte di essa è al coperto, il che ci ha permesso anche di creare degli effetti speciali magnifici. Un altro aspetto importante è la musica e i paesaggi sonori che amplificano l’emozione. Nell’Olandese Volante, tutti i sensi sono coinvolti. Questo contribuisce all’esperienza di alta qualità cui aspiravamo. Il visitatore ne è pervaso dall’inizio alla fine, dal momento in cui entra nella casa bruciata di Van der Decken, che diventa il fulcro dell’attenzione. L’esperienza è quasi cinematografica, ricca di dinamismo e bruschi cambiamenti di atmosfera”.

Un mondo immersivo e dettagliato

Nove cottage in legno ispirati all’architettura navale della Compagnia Olandese delle Indie Orientali, con decorazioni intagliate, cordame e motivi marittimi qua e là; queste le facciate che rappresentano una città portuale, di cui gli abitanti hanno utilizzato persino le loro navi non più adatte alla navigazione come elemento architettonico distintivo per far spiccare i tetti delle loro case. Il più imponente è ovviamente quello del Capitano Willem van der Decken, il temuto e violento uomo della Compagnia VOC…

De Vliegende Hollander - Facciata

L’impressionante e ricchissima facciata dell’attrazione.

Una torre fortificata alta 22,5 metri domina il porto, nascondendo un ascensore a catena dell’inclinazione di 45°, coronata da effetti di luci e nebbia che cela uno tra i momenti topici dell’attrazione.

de Vliegende Hollander - Torre

La torre che domina sul tranquillo porto di Ruigrijk…

Il grande lago centrale (l’ex Kanovijver, “stagno per canoe”) funge da sfondo marino, con barche che ammarano e una splendida vista sui roller coaster “Python” e “Joris en de Draak”, il cui design ben si sposa a quello delle storie raccontate dalle attrazioni circostanti; onde artificiali ed effetti di nebbia accentuano l’illusione di un porto aperto sull’oceano!

de Vliegende Hollander - Lago

Il placido lago e vari dettagli che impreziosiscono l’area tematica dedicata all’attrazione.

La piazza centrale, la Vliegende Hollanderplein” , con un iconico “Holle Bolle Gijs” a tema, barili, casse e chioschi, funge da punto di ingresso e uscita dall’attrazione, collegandola al negozio “‘t Boeghbeeld”.

de Vliegende Hollander - Piazza

Altri dettagli della piazza antistante l’attrazione e della coda di attesa.

Corona il tutto il punto ristoro “De Kombuys”, tematizzato come magazzino portuale con barili di lapzalf, tipico grasso per corde di un profumo avvolgente, e un’atmosfera marinaresca. Lo sapevi? Nove pagine del diario di bordo di Willem van der Decken sono inchiodate una a una sul retro del chiosco…

                “Partirò domani mattina, con o senza tempesta, con o senza Pasqua, con o senza Dio…”

Vuoi saperne di più?

Continua a seguirci per leggere la seconda parte dello speciale qui sul nostro blog, con il quale analizzeremo la complessa e travagliata realizzazione tecnica e messa in operazione dell’attrazione!

Si ringrazia per molte delle foto utilizzate nell’articolo il portale olandese Eftepedia.nl, una vera e propria enciclopedia per quanto riguarda la storia del parco che vi consigliamo di visitare!

La realizzazione di Fata Morgana è un progetto ambizioso che mira a creare un’attrazione immersiva ispirata alle storie delle Mille e una notte.

Il percorso offre ai visitatori la possibilità  di scoprire le meraviglie e i misteri del Medio Oriente, attraverso scene animate, effetti speciali e una colonna sonora completamente originale.

Il nome dell’attrazione si riferisce al fenomeno ottico che crea miraggi nel deserto (eccone la spiegazione data da Wikipedia). Il concetto narrativo alla base di Fata Morgana è stato immaginato da Tom Van de Ven, il direttore artistico di Efteling, che voleva rendere omaggio alla cultura e all’immaginazione orientale. La costruzione dell’attrazione è durata tre anni, dal 1983 al 1986, ed è costata circa 7 milioni di euro (prezzo dell’epoca convertito dal fiorino olandese). Fata Morgana fu inaugurata il 16 giugno 1986 alla presenza del principe Bernhard dei Paesi Bassi. Fin dalla sua apertura, Fata Morgana ha accolto milioni di visitatori e ha ricevuto numerosi premi, tra cui il premio The Award for Outstanding Achievement  per risultati eccezionali nel 2005. Fata Morgana è considerata una delle attrazioni di maggior successo di Efteling e come un capolavoro di design e narrazione. Scopriamo insieme la sua storia!

Fata Morgana

Il miraggio della Città Proibita

Quasi quarant’anni dopo la sua apertura, Fata Morgana resta una delle attrazioni più evocative in Europa, ed è molto apprezzata da schiere di fan e considerata oggi come uno dei punti di forza di Efteling.

Fata Morgana, situato nell’area tematica Anderrijk (Regno Alternativo) sulla Vonderplas (Il Meraviglioso Stagno in italiano) a sud-ovest del parco, è un’attrazione dark ride con un sistema di trasporto Tow Boat Ride (attrazione acquatica tipo fiume lento con barche a fondo piatto, sistema di trasporto elaborato dal produttore svizzero Intamin AG), che attraverso un canale artificiale percorre scene sul tema delle fiabe orientali, portando i passeggeri a sfidare il divieto di ingresso nella “Città Proibita”…

L’attrazione, chiamata anche “The Forbidden City”, offre ai visitatori un viaggio all’interno di un palazzo orientale. Il nome originale del progetto era Fata Medina, nome cambiato per evitare confusione con la città di Medina, cuore della cultura dell’Arabia Saudita.

Efteling Map

La mappa dell’area in cui sorge Fata Morgana

 

Fata Morgana era all’epoca il più grande dark ride in Europa; si trattava dell’ultimo progetto di un ambizioso piano pluriennale iniziato nel 1978. Gli investimenti nel totale prevedevano l’importo astronomico per il tempo di 80 milioni di fìorini olandesi (36,3 milioni di euro attuali).

I progetti creativi sono stati realizzati principalmente da Ton van de Ven, direttore artistico di Efteling, con l’aiuto dell’architetto Jan Verhoeven.

L’apertura, prevista per il 1984, fu rinviata di ben due anni data la complessità degli animatronici, e alla burocrazia legata al deposito di un brevetto presentato da Efteling nel 1985 durante la loro progettazione interna, riferito alla tecnica utilizzata per muovere gli animatronici.

L’attrazione è stata inaugurata in soft opening il 27 marzo 1986 e ufficialmente il 18 giugno dello stesso anno in occasione del 35° anniversario di Efteling, dopo più di cinque anni di lavoro, diventando cosi il primo dark ride del parco.

Fata Morgana Efteling notte

Il Palazzo di Fata Morgana nelle tenebre notturne

 

Ton van de Ven e Anton Pieck

Il designer Ton van de Ven aveva inizialmente programmato Fata Morgana come un’estensione dell’attrazione Gondoletta (anch’essa progettata dalla Intamin e aperta nel 1981, in parte test dichiarato del sistema di trasporto di Fata Morgana, ai tempi già concepita nelle basi dal suo creatore).

Ma quando il progetto è cresciuto in ambizione, non poteva più adattarsi al luogo previsto nel cuore del parco e venne spostato in un’altra parte del parco.

Tom Van de Ven & Anton Pieck, entrambi deceduti (Eftepedia – De Vijf Zintuigen)

 

Ton van de Ven è stato in gran parte ispirato nel suo concept dai disegni dell’illustratore Anton Pieck, primo designer nella storia del parco. Egli fece un viaggio di sei settimane attraverso il Marocco nel 1937 che gli lasciò impressioni indelebili, che hanno contribuito al suo gigantesco lavoro di illustrazione per l’edizione olandese delle fiabe delle 1000 e una notte.

Già nel 1952, l’artista disegnò molti elementi di decorazione, disposizione e architettura per il parco come scene per il “Bosco delle Fiabe” di Efteling.

Nel 1995, a titolo postumo, Anton Pieck è stato onorato dalla Hall of Fame della IAAPA.

 

L’edificio che ospita l’attrazione è costruito come un palazzo orientale, ornato di dieci cupole, due torri, merli e un minareto sovrastante l’ingresso. Le guglie sono tutte ricoperte di vera foglia d’oro.

Dal 2012, il palazzo serve come spettacolare sfondo allo spettacolo acquatico Aquanura, presentato durante l’alta stagione in due versioni contenenti diverse colonne sonore del parco.

Il tema dell’attrazione

L’idea di un’attrazione con i temi delle 1000 e una notte era già ben presente nei futuri progetti di sviluppo e questo a causa della grande quantità di illustrazioni che Anton Pieck aveva progettato per anni negli uffici del parco sull’argomento.

Le 1000 e una notte è una collezione anonima di racconti popolari di origine persiana, indiana e araba. Ripresi dalla popolare tradizione orale, le novelle sono state costantemente riprese e trasformati, arricchite con nuove storie nel corso dei secoli: Scheherazade, Aladdin, Alì Babà e i quaranta ladri, e Sindbad il marinaio, altro personaggio chiave nell’immaginario delle attrazioni di Efteling. A causa della conoscenza limitata delle storie di Scheherazade da parte del grande pubblico olandese ed europeo, si suggerisce l’idea di costruire le scenografie offrendo ai visitatori più riferimenti a diverse fiabe e ambienti, così da formare la propria interpretazione del tema, nonostante la presenza di diversi personaggi che si ripete durante l’attrazione come filo conduttore.

Dopo una visita dei designer di Efteling Ton Van de Ven e dell’architetto Jan Verhoeven a Disneyland negli Stati Uniti, si decise di basare una nuova attrazione sul dark ride Pirates of the Caribbean, ma con un tema ai tempi non ancora così comune nei parchi di divertimento. Si lavorò dunque su elementi diversi: un porto, luoghi di mercato, un Palazzo contenente un harem e delle carceri, collegate da un canale artificiale in cui è possibile riconoscere una sequenza logica di scene. Intanto, i tecnici erano al lavoro dietro le quinte sullo sviluppo della loro versione dell’audio-animatronica, coronata da un enorme Djinn che diverrà simbolo dell’intera attrazione, di cui parleremo nella seconda parte di questo speciale.

“Quando ho visto e sperimentato ”Pirati dei Caraibi”, sono rimasto colpito dalla possibilità di collegare diverse stanze tra loro in cui cose diverse potevano essere mostrate su larga scala. Dovevo essere in grado di usarlo in un modo o nell’altro. Quindi, naturalmente, non pensai nemmeno per un attimo ai pirati, perché erano affare della Disney. Ho trovato fantastico fare qualcosa con le fiabe delle 1000 e una notte. Non è una semplice fiaba, ma una raccolta intera di fiabe di cui la maggior parte delle persone non sa molto, neanche io ne sapevo molto. Certo, sapevo che quei racconti erano già stati illuminati dai disegni di Anton Pieck, ma non sapevo molto delle fiabe stesse. Volevo fare qualcosa con quelle storie, comunque. Uso semplicemente le atmosfere da favola; le metterò insieme. Poi ho detto agli uomini con cui ho lavorato: “Ragazzi, venite, ne parleremo. Racconteremo storie, il che sarebbe divertente e capiremo ciò che potrebbe essere molto bello. Ma una cosa deve essere certa: deve essere diversa da tutto ciò che abbiamo visto altrove nel mondo. Deve rimanere originale.”
Tom Van de Ven

 

Una bozza di trama (denominata “Arabische Show”) fu così scritta e dettagliata dal team di Tom Van de Ven (gli autori Peter van Ostade, Henny Knoet, Mari van Heumen & Henk Smulders), descrivendo nel dettaglio l’attrazione.

Arabische Show: la storia originale dell’attrazione

 

Il primo progetto fu situato sulla nuova piccola isola di Siervijver, più o meno dove si trova oggi Baron 1898. Si trattava di una gita in barca che, partendo da una stazione all’aperto, entra in un palazzo arabo. La posizione pianificata sarebbe stata nuovamente troppo limitata per realizzare un dark ride di alta qualità, e associato a una serie di difficoltà tecniche (sistema di evacuazione, basi da scavare, intervento in uno stagno pre-esistente in caso di riparazione o manutenzioni…). Si optò dunque per un’altra posizione, che fu trovata rapidamente accanto alla Vonderplas.

 

Schizzo di una prima versione dell’isola Siervijver (1980) – (Eftepedia – De Vijf Zintuigen)

 

I primi disegni di costruzione furono sottoposti al comune di Kaatsheuvel nel 1981. Si trattava di un edificio simile nello stile a quello che conosciamo oggi, ma concepito per ergersi da rocce.

Artworks – primi concezioni – (Eftepedia)

 

Molte idee e progetti sono giunte ad essere effettivamente realizzate nella versione finale dell’attrazione, ma alcune cose non ce l’hanno fatta.

Inizialmente, ad esempio, era previsto che le barche che trasportavano i visitatori venissero inseguite dalle guardie del palazzo durante tutto il viaggio, così che le sagome di queste guardie venivano regolarmente viste in varie scene. I piani relativamente a ciò si rivelarono presto troppo ambiziosi per il tempo.

L’intenzione originale era quella di aprire “la Città Proibita” già nel 1984, ma durante lo sviluppo, come già anticipato, il progetto divenne man mano sempre più ambizioso e fu appunto soprattutto a causa degli animatronics che l’inaugurazione slittò di ben due anni.

Dopo aver contattato varie società, in particolare britanniche, di fronte agli alti preventivi Efteling decide di realizzare tutti i set internamente grazie a un dipartimento di ricerca e sviluppo interno.

La leggenda di Fata Morgana

Molto, molto lontano c’è una città orientale chiamata Fata Morgana.
Il sultano, sovrano della città, ha nel suo Palazzo tutto ciò che ha sempre desiderato. Insegue i soldi con voracità e organizza grandi feste dedicate ai soli ricchi, che tuttavia possono partecipare solo se portano soldi.

Non volendo abbandonare il Palazzo, egli lascia semplicemente che la vita nella città faccia il suo corso. Il mercato è contaminato da persone bisognose che cercheranno di venderti qualsiasi cosa, mentre ladri e mendicanti vagano liberamente per le strade. La città non è assolutamente sicura per i ricchi e per i turisti…

In prigione è anche peggio. Grazie al loro lavoro, i prigionieri tengono acceso il fuoco nel Palazzo, lavoro duro e pesante. I supervisori frustano i detenuti che non lavorano abbastanza duramente, e ogni volta che qualcuno crolla viene gettato nelle celle della prigione, dove l’acqua continua a filtrare. Molti prigionieri stanno deperendo, e non c’è giustizia da nessuna parte.

Un giorno il Sultano volle qualcosa di nuovo: voleva vedere il futuro!
Mandò il suo servitore a trovargli un indovino. Dopo alcune settimane il servitore tornò con un indovino di nome Futura. Il sultano, molto impaziente, chiede all’indovino cosa gli avrebbe riservato il futuro, e Futura disse: “vivrai nella ricchezza per altri quaranta mesi, e poi tutto sarà finito. Puoi cambiare il tuo destino ed evitare questa maledizione suonando tutti i canti degli uccelli con un flauto magico”.
“Oh, vattene!” – disse il Sultano indignato – “Bugiardo, fuori dalla mia vista!”

L’indovino se ne andò e passarono quaranta mesi. Il primo giorno del quarantunesimo mese, il Sultano uscì a prendere una boccata d’aria sul suo balcone: nuvole scure veleggiavano intorno alla città.
“Oh”, pensò il Sultano, “probabilmente è un altro monsone, sarà meglio che rientri!”.
Aveva appena chiuso le porte dietro di sé quando scoppiò la tempesta.

Piovve a lungo; le strade erano vuote e l’acqua continuava a salire finchè tutta la città non fu completamente allagata. Gli edifici crollarono sotto la pressione e tutti annegarono. Quasi tutti, a dire il vero: due servi del Sultano rubarono il flauto magico al Sultano dopo che l’indovino se ne andò. Si erano esercitati per mesi nel canto degli uccelli, e quando scoppiò il temporale, suonando, convocarono uno stormo di uccelli che portò via i due servi. Fu proprio così che i due riuscirono a sfuggire alla morte!

 

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