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2023: La Casa dei Fantasmi è tornata

The Haunted Mansion 2023

Uno dei suggestivi poster del film Disney del 2023, ispirato alla scena dell’Endless Hallway dell’attrazione originale

Ebbene sì, La Casa dei Fantasmi è tornata al cinema, e proprio nel ventesimo anniversario del primo film a lei dedicato. La domanda dunque è una sola: il film vale i soldi del biglietto (o dell’abbonamento a Disney+, dove potete già visionarlo)? La domanda, a mio parere, è piuttosto complessa e la risposta cambia a seconda di chi me lo stia chiedendo. Ma andiamo con ordine.

Giorno d’oggi, New Orleans. Lakeith Stanfield – straordinario attore già nel cast di filmoni come “Diamanti Grezzi” dei fratelli Safdie, di “Get Out” di Jordan Peele e di “Sorry to Bother You” di Boots Riley – interpreta Ben, un uomo di scienza in lutto dopo la prematura scomparsa della moglie, guida turistica cittadina specializzata in Ghost Tours (ovvero quei tour della città che tanto piacciono a noi amanti dell’horror e del viaggio, e che tutti abbiamo provato almeno una volta nella vita). E già qui, solo per questa scelta, bisogna dare all’opera di Justin Simien un punto per aver scelto di affrontare con maturità i temi della morte e del dolore che tale evento inevitabilmente causa; ammettiamolo, non è né semplice né scontato scrivere e dirigere un film per famiglie che abbia per protagonista un vedovo. Contattato da Padre Kent – un bravissimo Owen Wilson, protagonista di una pazzesca citazione al cult horror “L’Esorcista” che è tra i momenti più riusciti del film -, Ben decide di aiutare la madre single Gabbie (Rosario Dawson) e il figlioletto di nove anni Travis (Chase W. Dillon) a sgombrare un’affascinante villa dalla presenza di numerosi fantasmi grazie a una particolare macchina fotografica da lui costruita, capace di renderli in qualche misura visibili all’occhio umano.

Ed è questa la parte più riuscita del film di Justin Simien, la cui regia è peraltro classica ma piuttosto buona; la costruzione di personaggi tridimensionali e interessanti, con un paio di assi nella manica e segreti nel cassetto da rivelare al momento giusto. Il cast conta persino la presenza di Jamie Lee Curtis, icona del Cinema horror e scream queen per eccellenza sin dal lontano 1978 di “Halloween” di John Carpenter, nei panni di niente meno che Madame Leota. Riusciranno i nostri eroi a rompere la maledizione che non infesta solamente la dimora gotica al centro del racconto, ma anche la loro vita quotidiana al di fuori delle sue mura?

Ah, a proposito di maledizioni: una scena particolarmente sadica vi ripianterà nel cervello per almeno qualche ora la celebre marcetta di “It’s A Small World”. Siete stati avvisati!

The Haunted Mansion 2023

Il cast de “La Casa dei Fantasmi” di Justin Simien si prepara ad affrontare gli spettri

Aiutati dal divertente Professor Bruce Davis di Danny DeVito, i nostri indagano sulla maledizione che aleggia sulla Casa dei Fantasmi fino a doversela vedere con la sua diretta origine (segue spoiler solo per chiunque non avesse visto manco per sbaglio il trailer del film), ovvero l’Hatbox Ghost interpretato da – ouch – Jared Leto. Peccato che il film, che per carità non è che sulla carta avrebbe dovuto terrorizzarci ma sarebbe teoricamente un film horror, non faccia mai minimamente paura, e che gli unici due momenti di minima tensione fossero appunto presenti nel trailer del film. Detto ciò, i problemi del film sono purtroppo numerosi e diversi, ma tutti molto evidenti.

Facciamo un passo indietro. Ricordate la macchina fotografica citata nella sinossi del film fatta poc’anzi? Ecco. Pur venendo presentata come fulcro del film sin dai poster, viene poi presto dimenticata completamente, senza avere praticamente alcun ruolo attivo nella vicenda, e questo solo perché i fantasmi, a una certa, vanno fatti vedere. Giusto, se non fosse che da quel momento in poi il vago senso di minaccia finora presente nella sceneggiatura non venisse completamente meno; i fantasmi che infestano la casa, particolarmente poco ispirati dal punto di vista visivo e animati da una CGI che proprio di altissimo livello non è, sono piuttosto innocui, scemi, e persino poco numerosi (aspettatevene molti meno di 999!).

Insomma, il film paga la facile scelta di uno stile troppo cartoonesco, e di non osare assolutamente mai di virare su un horror che non sia di pura facciata e blando, cosa piuttosto strana viste le premesse piuttosto adulte e intelligentemente commoventi alla base dei personaggi al centro delle vicende narrate. Ma non preoccupatevi, a farvi paura ci sarà lo spettro del product placement, presente a livelli talmente folli da intervenire persino durante la scena di pianto del protagonista che, con voce spezzata, racconta la morte della moglie. Vedere per credere.

2003: La Casa dei Fantasmi esordisce nei cinema

The Haunted Mansion 2003

L’idolo degli anni ’80/’90, Eddie Murphy, per l’occasione pronto a cantare in compagnia dei marmorei Singing Busts

Sarebbe bellissimo a questo punto tornare indietro nel tempo con la mente e gloriarsi, come spesso accade nel mondo del Cinema americano recente qualora venga prodotto un ennesimo remake/reboot, dei ricordi del film del 2003 diretto da Rob Minkoff – che stimeremo comunque per sempre come regista de “Il Re Leone”, capolavoro della rinascita Disney anni ’90. Diciamolo subito, invece: “La Casa dei Fantasmi” non è un film particolarmente riuscito. Ma parliamone, perché sotto sotto…

L’opera di Minkoff si apre con un momento piena di vita, animata da una festa in maschera di altri tempi, scandita dal battere di una pendola e dalle nefaste carte dei tarocchi che piovono sui bellissimi titoli di testa, fino a mostrarci la morte di Elizabeth Henshaw e il conseguente suicidio del suo innamoratissimo Edward Gracey, che getta nella rovina e nel dolore la splendida dimora di Gracey Manor. Coraggioso sin dalle immagini di apertura – questa volta mostrate, e dunque non solo raccontate –  il film comincia immediatamente a preoccupare un pochino i genitori che hanno accompagnato i teneri figliuoli, non ancora terrorizzati, in sala. Da questo momento in poi, il delirio.

Il film, assolutamente sorretto da un Eddie Murphy incredibile nel ruolo dell’agente immobiliare Jim Evers e dalla bellissima moglie Sarah interpretata da Marsha Thomason, utilizza le gag comiche e il faccione divertente dell’idolo degli anni ’80 Murphy per far respirare un minimo il suo target principale (i bambini e ragazzini, incredibilmente) passando il resto del run time del film a terrorizzarli a morte grazie a un’atmosfera cupa e tetra che nemmeno la bellezza di Gracey Manor può alleviare, e a dei jumpscares davvero ben congeniati – merito anche della perfetta interpretazione di Terence Stamp, ovvero il più grande punto di forza del film.

La Casa dei Fantasmi 2003 GIF

Ve lo ricordate ancora questo, vero? E gli zombie, quelli ve li ricordate?

Se per qualche misterioso motivo i pargoli dovessero non essere ancora in lacrime entro i tre quarti del film, lasciate fare agli zombie del leggendario make-up artist Rick Baker (“L’Esorcista”, “Un lupo mannaro americano a Londra”, “Videodrome” e il videoclip di Michael Jackson “Thriller” contengono tutti le sue folli creazioni). Come sempre, gli effetti speciali pratici, quali appunto i non-morti al centro della scena cult del mausoleo, fanno impallidire la CGI, specie quando non è delle migliori.

Altro fun fact: questo film non esplicita mai che ben 999 anime infestino la Casa, eppure tutta la magione e il suo adiacente cimitero sembrano davvero attivi e brulicanti di vita, e rendono bene a schermo l’idea di folle e divertente festa presente nell’attrazione Disney. Non un traguardo di poco conto!

Insomma, non un film perfetto dicevamo, impreziosito da una sceneggiatura sì imperfetta ma comunque molto divertente, e da un ritmo invidiabile rispetto alla versione 2023 della storia. In entrambi i casi siamo davanti a due interessanti film che hanno tentato la via del blockbuster tramite la scelta del black cinema, anche complice l’affascinante location di New Orleans, e in entrambi i casi siamo davanti a un flop alla prova del botteghino. Dunque cosa è andato storto?

1969: The Haunted Mansion apre i battenti

The Haunted Mansion - Disneyland

The Haunted Mansion, la dark ride Disney più celebre di tutti i tempi (astenersi pirati, Yo-Ho, Yo-Ho)

Disneyland nasce, tra le altre cose, dall’idea di Walt Disney di portare nel reame del mondo fisico le proprie storie, opere e personaggi; ironico dunque che proprio le due attrazioni realizzate dai Disney Imagineers ad Anaheim che per eccellenza non provengano da un film siano diventate in un secondo momento Cinema. Se il destino dei Pirati dei Caraibi e di Johnny Depp è stato molto diverso da quello della Casa dei Fantasmi e dei suoi ospiti, però, di chi è la colpa?
Se persino un film come Jungle Cruise, basato su un’attrazione Disney comunque meno celebre – almeno a livello internazionale – incassa più di questo nuovo film, quale può essere la causa?

Partiamo dai numeri e da quest’ultimo confronto. “Jungle Cruise” è costato a Disney 200 milioni di dollari, più ben 362 milioni per il marketing del film, incassandone globalmente 221, ergo costando alla casa di produzione Walt Disney Pictures circa 341 milioni di dollari ma recuperando per lo meno per intero il costo di produzione dell’opera stessa.

“La Casa dei Fantasmi” conta nel 2023 su un budget di quasi 158 milioni di dollari e – si dice – circa altri 150 per il solo marketing, ma ne incassa globalmente solo 117, ripagando dunque di 0,7 volte il budget di produzione della pellicola. Qualche altro dato: “Oppenheimer” di Christopher Nolan si stima sia costato quest’anno 100 milioni di dollari, e “Barbie”, altro campione di incassi di quest’annata cinematografica, 145 milioni di dollari.

Ben sapendo che queste cifre non tengono ancora conto di quanto margine deriverà dalla piattaforma streaming di Disney+ e dalla futura vendita dei diritti di messa in onda dell’opera, restano comunque indicative di un modo di fare Cinema che non si può non definire piuttosto miope e altamente rischioso.

Guillermo Del Toro

Questo simpatico signore messicano qui sopra avrebbe forse fatto meglio?

Parlando da un punto di vista più legato alla creatività e all’arte, non si può negare che entrambi i film funzionino piuttosto bene dal punto di vista delle scenografie e del ritmo, pur peccando uno nella sceneggiatura e nella CGI e l’altro probabilmente nell’essere stato distribuito in un periodo piuttosto infelice (Disney palesemente si aspettava di replicare il successo dei Pirati, ma perché diavolo distribuire un film di Halloween il giorno del Ringraziamento?).

Bene lavorano entrambi anche relativamente al citazionismo nerd, geek e ParksPlanettaro che permette ai fan sfegatati dell’attrazione e dei parchi di additare a schermo MIRIADI di riferimenti ad elementi visivi, sonori e quant’altro provenienti dall’attrazione originale, ma diciamocela tutta: il Cinema è un mezzo di comunicazione, lo storytelling del parco a tema un altro, e se tra le due arti non si costruisce un equilibrio che vada oltre al citazionismo duro e puro, vedasi appunto il lavoro fatto su Pirati dei Caraibi, il risultato non può che deludere una o l’altra parte dello schieramento. Bello citare Rolly Crump e gli spettri dei Duellanti, bellissimo vedere finalmente la Haunted Mansion di Orlando sul grande schermo, e pure l’Endless Hallway e la Grand Staircase (circa), ancora meglio vedere prendere vita lo spettro di Captain Gore – primo proprietario di casa immaginato per la Haunted Mansion di Disneyland e motivo del caratteristico segnavento a forma di nave pirata sul suo tetto – ma il fan resterà di fatto deluso poiché anche in questo caso gli avvenimenti del film non possono certo essere definiti canon rispettivamente all’attrazione originale, e gli appassionati del buon Cinema resteranno un pochino delusi dall’occasione persa di vedere un buon film di genere ad ampio target nonostante il budget più che ottimo.

Tornando per un attimo al concetto di “miopia”: e se il film lo avesse diretto Guillermo Del Toro, che da anni ha scritto e attivamente rifinisce uno script con al centro quella che è la sua attrazione preferita di sempre? Pur avvicinandosi al core concept di questa nuova versione del film avendo come antagonista l’Hatbox Ghost e più di una Casa dei Fantasmi al centro delle vicende, una sceneggiatura firmata e diretta da una mano più calcatamente horror e creativa come quella del regista messicano avrebbe potuto fare molto, per la stessa logica secondo cui un film Marvel diretto da un artista come James Gunn (“I Guardiani della Galassia”) meriterà sempre più incasso rispetto a quanto girato, per carità con gusto, da chi nel cuore ha sì affetto e passione, ma non forse ossessione, per il materiale di partenza. A riprova di ciò, moltissimo della Haunted Mansion era già presente nello splendido film di Del Toro “Crimson Peak”, che vi invitiamo nel caso a recuperare.

The Haunted Mansion - Entrance

When hinges creak in doorless chambers…

Con questo articolo si apre su ParksPlanet una nuova rubrica concepita in collaborazione con Shifted Media Productions dedicata al Cinema ispirato ai mondi e alle narrazioni dei parchi a tema, in cui cercheremo di analizzare non solo i film in sé ma di correlare i mondi della Settima Arte, del budgeting e della produzione con quelli dello storytelling immersivo e delle scenografie che da sempre amiamo ritrovare nei parchi a tema. Al prossimo appuntamento! E, dimenticavamo… buon Halloween!

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Nel 2022 Disneyland Paris ha compiuto 30 anni e, con un piano di investimenti biennale, gli addetti ai lavori hanno messo a nuovo gran parte del parco. Dalle scenografie alle attrazioni, passando dalla nuova parata e dall’ingente restauro del castello, durato ben 12 mesi e che ha richiesto, tra le altre cose, 50.000 ore di lavoro e più di 1.200 litri di vernice rosa.

La ciliegina sulla torta a completamento del programma per i festeggiamenti, l’ha messa il reparto spettacoli del parco, capitanato da Ben Spalding (nel ruolo di produttore) che, dimostrando ancora una volta l’attenzione alla sperimentazione delle nuove tecnologie per l’intrattenimento, ha realizzato Disney D-Light: un pre-show in cui 150 droni danzano sopra al castello formando diverse figure nel cielo.

Disney D-Light, il primo spettacolo all’interno di un parco Disney che fa uso dell’innovativa tecnologia dei droni, è stato premiato come “Best Live Entertainment 2022” durante il Park World Excellence Awards a Londra.

 

Lo spettacolo

Durante l’anno si sono susseguite due versioni di questo drone show: la prima vedeva l’entrata in scena dei droni prima e dopo Disney Illuminations, mentre la seconda versione è tutta concentrata prima dello spettacolo principale. La limitata autonomia delle batterie dei droni e lo spreco di energia causato da due decolli e due atterraggi, con il conseguente tempo perso per andare dall’area di decollo al castello e viceversa, hanno determinato il cambio di rotta.

Disney D-Light, della durata totale di circa sei minuti, inizia con la proiezione architetturale di fantasie colorate che si susseguono sulla facciata del castello.

I colori dominanti sono quelli dell’anniversario: sfumature di fucsia, viola e blu. Il crescendo della colonna sonora viene accompagnato dall’accensione delle fontane, dei laser verdi frontali e, infine, dagli space cannon a testa mobile, posizionati sul retro del castello, che vanno a proiettare imponenti raggi luminosi nel cielo.

I droni fanno il proprio ingresso a circa metà show: poco prima della loro accensione la luce sul castello si affievolisce e la musica si abbassa. Quasi come per magia, le sfere led dei droni si illuminano creando in cielo un grande “30”, che oltre ad essere il logo dell’anniversario, richiama anche il topo padrone di casa.

disney d-light drone show

L’iconico logo del 30° anniversario di Disneyland Paris realizzato con 150 droni

Da qui si susseguono un gran numero di emozionanti coreografie aeree fino ad arrivare al gran finale, in cui l’ultima figura si scompone in centinaia di puntini che luccicano nel cielo sullo sfondo del castello, mentre lentamente si dirigono verso la zona di atterraggio (il tetto dell’edificio che ospita le attrazioni Blanche-Neige et les Sept Nains® e Les Voyages de Pinocchio).

Quando si assiste a questo spettacolo dal vivo è impossibile non notare le esclamazioni di stupore che si levano dalla piazza principale e dalla Main Street: questo perchè, oltre alla bellezza di quello che si sta guardando, quasi tutti gli spettatori vengono a contatto per la prima volta con una tecnologia per l’intrattenimento mai vista prima, proprio come il pubblico che ha potuto assistere alla prima proiezione dei fratelli Lumière nel 1895.

Tutto ciò è incredibile, vero? Ancor più incredibile è pensare che questo show sia nato dalla sinergia di menti brillanti, idee innovative e tanta passione per un mondo nel quale l’immaginazione e la meraviglia sono le protagoniste assolute.

Ricordate: lo spettacolo è stato confermato fino alla fine della stagione estiva 2023.

Il partner

Il partner selezionato dal parco è un’azienda francese di nome Dronisos: abbiamo utilizzato volutamente la parola “partner” e non “fornitore” perchè a tutti gli effetti le due aziende hanno affrontato un lungo e complicato percorso per arrivare insieme al risultato finale.

Dronisos nasce nel 2016 come startup specializzata nella creazione di spettacoli di droni indoor e outdoor, attualmente conta sei finanziatori, circa 40 dipendenti, diversi brevetti depositati riguardanti gli algoritmi di posizionamento e di volo con flotte di droni, oltre a tre sedi di rappresentanza al di fuori dell’Europa: Orlando (USA), Bangalore (India) e Dubai (UAE).

Ad oggi sono più di 40.000 gli spettacoli in tutto il mondo realizzati dall’azienda. Alcuni dei progetti in portfolio sono stati realizzati per Disney, Peugeot, Expo 2020 Dubai, Puy du Fou, DollyWood e The Tonight Show Starring Jimmy Fallon.

Uno dei loro spettacoli è arrivato anche a Torino dove, nel giugno 2020 in occasione della festa di San Giovanni, è stato addirittura battuto il record mondiale di volo con droni all’interno di un edificio (ne hanno utilizzati ben 200!).

 

La realizzazione

Bene, abbiamo conosciuto lo show e il partner tecnologico.  Volete sapere come si realizza uno spettacolo del genere? Scopriamolo insieme!

Storyboard

Tutto ha inizio da un foglio di carta, anzi, da tanti fogli di carta. Il cliente effettua una o più riunioni in cui espone all’azienda (in questo caso Dronisos) le proprie idee sulle coreografie che i droni dovranno creare nel cielo e, indicativamente, la loro durata.

I visual artist si mettono subito al lavoro con carta e penna (e con la tavoletta grafica) per creare uno storyboard in cui rappresentano la sequenza di figure che saranno formate nel cielo e descrivono a parole i movimenti che dovranno compiere i droni per passare da una figura all’altra.

Show editing e scelta dei droni

Quando lo storyboard riceve l’approvazione del cliente, il team di artisti crea la coreografia digitale a PC tramite un software che consente di simulare e visualizzare in 3D i movimenti dei droni in un dato spazio; questo passaggio è fondamentale nel processo di creazione dello show.

Proprio durante questa fase viene concordato con il cliente il numero di droni che prenderanno parte allo spettacolo: più le immagini disegnate nel cielo sono complesse, più sarà alto il numero di droni da utilizzare. Teniamo presente che per disegnare una figura in 2D di 30×10 metri servono tra i 100 e i 300 droni, mentre per la stessa figura in 3D che ruota su sé stessa occorrono tra i 500 e i 1500 droni in base alla definizione che si vuole ottenere.

Oltre al numero di droni da impiegare, viene scelto anche il modello: esistono droni di piccole dimensioni con batteria limitata e poca resistenza al vento, che di norma vengono usati per spettacoli della durata sotto i 10 minuti in zone non ventose.
Se il numero di coreografie è elevato e i droni devono sincronizzarsi a una colonna sonora della durata di diversi minuti, vengono utilizzati droni di taglia media con batterie più capienti che hanno una durata tra i 10 e i 12 minuti (aggiungendo poi il tempo di decollo e atterraggio si arriva a circa 15 minuti).

Nel caso di Disney D-Light sono stati utilizzati dei droni commerciali di taglia media (Parrot Bebop 2) pesantemente modificati sia nell’hardware, per ospitare un gruppo di LED che crea la luce colorata e alleggerire il resto della struttura, che nel software, per eseguire lo spettacolo e comunicare con la stazione di controllo a terra.

 

A sinistra il Parrot Bebop 2 in versione commerciale, a destra lo stesso drone modificato per lo spettacolo (Tutti i diritti a Dronisos)

 

Dopo aver disegnato le coreografie con il software 3D, viene avviata la compilazione dello spettacolo: questa fase è estremamente critica perché, istante per istante, il software calcola le posizioni di ciascun drone nello spazio (dal decollo all’atterraggio, passando per le coreografie) e crea tutte le traiettorie affinché non avvengano collisioni in volo.

Immaginate che ogni drone sia circondato da una sfera di qualche metro di diametro, nessuna di esse dovrà entrare in contatto con le altre.

Spettacoli di test: in virtuale e nella realtà

A questo punto ci troviamo in una fase avanzata della realizzazione dello show in quanto gli artisti e il cliente potranno visionare lo spettacolo, tramite visualizzatore 3D, da diverse angolazioni e apportare le opportune modifiche e correzioni. Molto spesso vengono utilizzati anche dei visori VR per aumentare l’immersività della simulazione.

Terminata la programmazione e la simulazione 3D dello spettacolo si incomincia a fare sul serio: vengono concordate le sessioni di test dal vivo, assieme al cliente, in uno spazio privato lontano da occhi indiscreti. Per lo spettacolo Disney D-Light, ad esempio, è stato utilizzato un campo nei pressi di Bordeaux di proprietà di Dronisos.

 

Test notturni nel campo privato di Dronisos presso Bordeaux

Test notturni nel campo privato di Dronisos presso Bordeaux. (Tutti i diritti a Dronisos)

 

Installazione spettacolo presso il cliente finale

Effettuate le ultime correzioni, i tecnici si spostano sul luogo dove verrà effettivamente eseguito lo spettacolo; in questo caso, essendo uno show permanente, sono state adottate soluzioni tecniche diverse da quelle che solitamente si utilizzano per performance “one-shot”.

La control room dei droni è stata posizionata in pianta stabile presso la regia dello spettacolo Illuminations (la casetta nell’aiuola che troviamo a sinistra, se guardiamo verso il castello dalla piazza centrale) e le operazioni di disposizione e ritiro droni a terra sono state ottimizzate per impiegare meno tempo e personale possibile. 

Dronisos ha formato il personale del parco in modo che possa mettere in scena lo spettacolo di droni in maniera autonoma e intervenire per gestire eventuali anomalie, oltre ad aver fornito al parco i pezzi di ricambio (tipicamente droni interi, batterie ed eliche); inoltre sono state formate due squadre di piloti per consentire una turnazione tra le varie serate e quindi la loro presenza ad ogni show.

Safety First! I sistemi di sicurezza

In questo tipo di spettacoli il fattore sicurezza è un elemento critico, in quanto sono presenti centinaia di droni a poche decine di metri dagli spettatori: non deve accadere che un drone perda il controllo e vada a finire sul pubblico.

Per questo motivo vengono implementati diversi sistemi atti a ridurre al minimo i rischi:

  • previsioni meteo: in caso di condizioni meteo non favorevoli al volo in sicurezza dei droni (vento forte, pioggia o neve), lo spettacolo può essere annullato anche a pochi secondi dall’inizio;
  • geofencing: creazione di un recinto virtuale attorno all’area in cui si svolge lo spettacolo, da cui i droni non possono uscire anche in caso di comandi errati;
  • telemetria: il drone trasmette alla stazione di terra diversi parametri vitali tra cui la carica della batteria e lo stato dei sensori segnalando le anomalie in tempo reale;
  • comunicazioni terra-drone criptate: la trasmissione della telemetria e dei comandi avviene tramite un canale sicuro e criptato;
  • ispezione pre-volo: un gruppo di piloti certificati ispeziona i droni e lo spazio di decollo e atterraggio pochi minuti prima dello spettacolo, per dare il via libera allo spettacolo.

 

A sinistra la centrale meteo in regia che raccoglie forza e direzione del vento in vari punti, a destra la programmazione del sistema di geofencing (Tutti i diritti a Disneyland Paris e Dronisos)

 

Posizionamento di precisione

Elemento essenziale per la riuscita dello spettacolo è il sistema di posizionamento: per ottenere e mantenere delle posizioni così accurate, anche in presenza di vento, il segreto risiede proprio nel cuore di ciascun drone.

All’interno di ogni drone infatti, è presente una scheda (chiamata “flight controller”) a cui sono collegati diversi sensori:

  • accelerometro e giroscopio per misurare i movimenti e le inclinazioni;
  • magnetometro per misurare l’orientamento del drone con i punti cardinali (importante per mantenere la luce colorata sempre rivolta verso il pubblico);
  • barometro per ricavare la quota di volo tramite la misurazione della pressione atmosferica;
  • GPS che serve per ricavare la posizione geografica tramite la triangolazione del segnale degli omonimi satelliti.

La precisione di posizionamento fornita dal GPS in alcuni casi potrebbe non bastare (questa tecnologia ha un errore di alcuni metri nella stima della posizione), per questo nel caso in cui fossero richieste coreografie con i droni a una distanza particolarmente ridotta o edifici nei paraggi che disturbano il segnale GPS, si può ricorrere al sistema RTK. Questo sistema è composto da un insieme di antenne a terra: i droni triangolano la loro posizione sempre con il GPS, ma utilizzando anche il segnale “corretto” che arriva dalle antenne sottostanti riducendo così l’errore di posizionamento a pochi centimetri.

Il costo

Il costo di uno spettacolo di droni è generalmente complesso da calcolare. Molteplici fattori concorrono alla formazione del prezzo finale, come ad esempio la durata dello spettacolo, la quantità e il tipo dei droni impiegati, la complessità delle coreografie (statiche 2D oppure 3D in movimento) oltre all’impiego di tecnici e artisti per due o  tre mesi (nel caso di Disney D-Light arriviamo quasi a un anno di lavoro).

Oltre a questo si deve considerare l’infrastruttura da allestire sul posto dello spettacolo (spazio di decollo/atterraggio, antenne e stazione di controllo): temporanea in caso di spettacoli “one-shot” oppure fissa in caso di spettacoli permanenti proprio come Disney D-Light.

Lo spettacolo che abbiamo preso in considerazione presenta un’ulteriore difficoltà tecnica, ossia l’integrazione e la sincronizzazione con i sistemi di illuminotecnica preesistenti (proiettori per il video mapping, luci, fontane, fuochi, eccetera…) .

Nel caso desideraste uno spettacolo di droni tutto vostro, è possibile stimare che il costo di 10 minuti di spettacolo con 200 droni sia a partire da €60.000, con 500 droni a partire da €125.000 oppure con 1000 droni a partire da €225.000. Economico, vero?

 

Noi di ParksPlanet ci siamo divertiti ad utilizzare l’editor impiegato nella realizzazione Disney D-Light per farvi i nostri migliori auguri di buone feste… In maniera originale!

 

Aggiornamento del 10/01/2023: è stato annunciato il nuovo spettacolo “Avengers: Power The Night” in cui verranno impiegati ben 500 droni! Lo show si terrà negli Studios e vedrà la Tower of Terror come protagonista principale tra video mapping, fuochi d’artificio e incredibili effetti luminosi.

 

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Le comunicazioni di marketing (anche indicate con il termine “MarCom”) sono la combinazione dei mezzi adottati da un’azienda per veicolare messaggi relativi al prodotto in vendita fini al persuadere i consumatori all’acquisto. Tra i differenti strumenti, gli spot televisivi giocano un ruolo cruciale nell’aumentare il fattore brand awareness. Quest’ultima è definita dagli autori Rossiter e Percy [1987, 1994] come l’abilità di chi compra di identificare un brand in dettaglio sufficiente ad effettuare un acquisto. Nei seguenti paragrafi analizzeremo diversi spot TV di Disneyland Paris trasmessi tra il 1992 e il 2020 per comprendere quale messaggio la compagnia voglia trasmettere al suo audience di riferimento.

Disneyland Paris: gli spot anni Novanta

Sin dalla sua nascita, gli spot TV di Disneyland Paris hanno sempre cercato di trasmettere messaggi colmi di forti e magiche emozioni per spingere gli ospiti a sognare e, conseguentemente, acquistare l’esperienza. Nel 1993 Disneyland Paris presenta uno spot pubblicitario avente come protagonisti Donald Duck, Mickey Mouse e Pluto. I tre celebri personaggi Disney entrano nel castello della Bella Addormentata, l’emblema del parco. Si tratta infatti di un simbolo riconosciuto in tutto il mondo, grazie agli spettacoli e ai fuochi d’artificio che ogni giorno contribuiscono a creare un’atmosfera unica e magica.
Una volta entrati nel castello, i tre si trovano all’interno del parco tematico con i suoi show, parate, attrazioni e hotel. L’intera scena viene arricchita dal voice-over che descrive Disneyland con frasi come “Mondo Magico”, “Un carnevale di colori e musica” e “Il luogo dove le fiabe prendono vita”, tutte volte a sottolineare l’unicità del luogo.

Sempre nello stesso anno, viene trasmesso un altro spot. In questo caso il protagonista è un bambino che, sdraiato sul letto, sta leggendo un libro intitolato “EuroDisney”. Nello sfogliare le pagine, queste prendono vita mostrando i personaggi e le attrazioni più celebri del parco. Anche in questo caso si può quindi notare come Disneyland voglia associare il brand all’idea di un luogo magico, in cui le favole prendono vita.

Andando avanti di qualche anno, si può notare come le comunicazioni del parco siano sempre volte a trasmettere emozioni positive, principalmente legate al concetto di “Famiglia”.
Per fare qualche esempio, nel 1997 vengono realizzati due spot che ruotano attorno a questa tipologia di messaggio. Il primo vede come protagonisti due bambini con gli occhi pieni di gioia mentre si divertono a Disneyland. La felicità raggiunge il suo picco alla fine dello spot quando i due bambini incontrano e abbracciano i loro personaggi preferiti del mondo Disney.

Il secondo spot realizzato nello stesso anno riprende una famiglia mentre ricorda la giornata vissuta al parco. Tutta la scena è caratterizzata da un’atmosfera di gioia e felicità che può essere chiaramente percepita dai sorrisi dei membri della famiglia.

 

Gli spot anni Duemila

Negli anni 2000 Disneyland celebra il suo 15esimo e 25esimo anniversario; rilascia quindi campagne pubblicitarie volte a promuovere gli eventi organizzati in occasione di queste importanti date. Consideriamo ad esempio lo spot del 2007; questo è caratterizzato dalla presenza di un magico tappeto rosso che fuoriesce dal castello della Bella Addormentata e arriva fino alla città, bussando alle porte dei potenziali ospiti del parco. A fine spot appaiono i più celebri personaggi Disney insieme alla frase “Siete invitati ai festeggiamenti”.

Nel 2018 Disneyland Paris lancia un altro spot di grande successo intitolato “Il piccolo anatroccolo”. Questa clip di circa 1 minuto e 15 secondi racconta la storia di un piccolo papero che, durante una giornata di pioggia, trova una rivista su Donald Duck. Da questo momento, il personaggio Disney diventa l’idolo e l’eroe che l’anatroccolo sogna di incontrare. A fine spot, il suo sogno si realizza: mentre cammina su una vasta prateria verde, l’anatroccolo incontra e abbraccia Donald Duck. Possiamo notare, quindi, come ancora una volta Disneyland si raffigura come il luogo magico in cui tutto può divenire realtà.

Per concludere l’analisi, un altro recente spot è stato lanciato da Disneyland nel 2020. In questo caso la protagonista è una giovane adolescente ripresa mentre cammina; nel frattempo la scena dietro la ragazza continua a cambiare mostrando i mondi Disney e Marvel. La clip si conclude con la frase “Cosa sarebbe il mondo senza magia?”, sottolineando l’essenza e la missione del parco strettamente legate alla creazione di un’esperienza unica all’interno di un mondo magico.

In conclusione, possiamo notare come negli anni Disneyland abbia sempre cercato di trasmettere messaggi forti e chiari, in grado far percepire agli ospiti l’unicità dell’esperienza attraverso 30 secondi di video. In particolare, il parco tematico ha sempre cercato di associare il proprio brand ad un luogo unico e magico, colmo di forti emozioni; è un luogo dove i sogni diventano realtà, le favole prendono vita e gli ospiti possono vivere momenti irripetibili ed indimenticabili con le persone a loro più care.

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